Com’è fatto l’amore romantico?

in Diario

Lungi me dal poter sembrare uno dei tanti Buddah che incontri per strada e che vuole a tutti i costi insegnarti la sua lezione di vita. Sono passati i tempi in cui credevo che bastasse leggere le opere di chi mi pareva “realizzato” per credere di giungere allo stesso risultato applicando alla lettera i buoni consigli che potevo ricavarne: tra l’altro non sono calvo e vesto casual per finire assimilato alla fortunata schiera di chi scrive opuscoli di luoghi comuni e diventa ricco.

Oggi, leggendo le bacheche dei social e parlando con la gente, apprendo con tristezza quanto sia raro imbattersi in qualcuno che non abbia concentrato le proprie fedi su di un testo astrologico, su aforismi del Dalai Lama, le psico-magie di pseudo-sciamani o sulle opere (seppur grandissime) di scrittori illuminati. Un tempo c’era la Bibbia a fare tutto il lavoro e ad omologare le coscienze sotto un’unica fede, oggi il mondo consumistico e globalizzato ci ha scaricato addosso altri innumerevoli “manuali del buon vivere” più o meno validi che vorrebbero consolarci dalla realtà di una vita che, evidentemente, ai più appare insopportabile da vivere affidandosi alle sole proprie forze.

Ciò non significa che non bisogna prendere spunto dal pensiero altrui per arricchirsi di contenuti, in fondo la cultura (e non la semplice erudizione) sta in questo: interiorizzare i pensieri che più si adattano ai nostri ed elaborarli in senso personale e con spirito critico. Tuttavia il rischio che si corre a prendere per oro colato le parole di tutti i novelli guru che incrociamo per strada (oggi anche perfetti anonimi che hanno la fortuna di essere condivisi viralmente sui social in maniera capillare) è che si arriva a giustificare le proprie scelte senza più riconoscere, con umiltà, che talvolta si fanno degli errori e basta, o che l’unica scelta possibile non è esente da conseguenze: l'”arido vero” (cit. da Leopardi) è un confronto che bisogna sostenere e delle volte bisogna solo farsi accompagnare dalla sofferenza (cit. n.l. da una dolce amica) prima di abituarsi a ciò che abbiamo dovuto o voluto perdere.

E allora… se incontri un Buddah per la strada, uccidilo!

Al solito mi trovo a fare un discorso generale su qualcosa che mi preme in senso particolare.

Chi conosce il mio lavoro su questo blog sa bene che uno degli argomenti che mi sta più a cuore è quello delle reazioni che ragione e sentimento scatenano nell’animo umano. Nella mia vita ho sempre creduto che conoscere ciò che si prova è il miglior modo per assicurare coerenza alle nostre emozioni ed al contempo protezione dalle delusioni. Purtroppo da qualche tempo a questa parte mi trovo a demolire schemi e pensieri faticosamente costruiti in anni di “seghe mentali”, uno di questi riguarda proprio l’aver creduto che ragione e sentimento siano due entità che possano dialogare fra di loro, che si possa sempre trovare un compromesso che permetta all’una di convivere pacificamente con l’altra. In realtà l'”arido vero” sta nel fatto che quando una di queste parti vince, l’altra inesorabilmente perde.

Da sempre ho pensato all’amore romantico come una semplice combinazione chimica di eventi controllata da “affinità elettive” (cit. Goethe), ed è stata questa svilente immagine che mi ha portato negli anni a trovare giustificazioni razionali, da applicare poi al comportamento, che potessero meglio identificare o controllare ciò che per sua natura è incontrollabile. Quando si cerca di controllare qualcosa, nove volte su dieci lo si fa per paura…  non dico che aver paura sia sbagliato, al contrario, spesso ci permette di non fare troppe cazzate nella vita, però bisogna capire quando la paura di soffrire sta cambiando il modo in cui siamo fatti (cit. n.l.  Cloud Atlas).

Oggi provo rabbia a leggere nella bacheca di una persona che mi è molto cara, l’aforisma di uno dei tanti Buddah… – che nello specifico dovrebbe esser mandato a miglior vita nel modo più cruento possibile così da scoraggiare proseliti ed emulatori – …  che scrive che devi scappare da chi ti ama perchè ne ha bisogno, di chi dipende da te, e devi scappare anche se ti accorgi che stai amando qualcuno perchè dipendi da lui, o perchè ne hai bisogno… e ancora che amare qualcuno significa farlo senza averne bisogno, insomma che questo amore è come una cosa che ti  capita mentre sei al cesso e hai solo bisogno di evacuare, e allora arriva, e te lo prendi perchè in realtà hai già fatto la cacca e quindi non hai più bisogno di niente… e non è finita, se poi chi ami ha degli amici che non ti piacciono, beh… se non riesci a farteli piacere per forza allora fanculo la coppia, e se è l’altro invece a non sopportare i tuoi amici, allora sbaglia perchè non fa niente per accogliere il tuo mondo, e quindi è un bene mandarlo a calci nel culo fuori dalla tua vita… Ma di che stiamo parlando? C’è una parola per tutto questo e si chiama amicizia.

Apro una parentesi, fate finta che un vostro amore perduto pubblichi una cosa del genere sulla sua bacheca, e per di più con la privacy a zero così la vedete… non vi viene voglia di uccidere il Buddah? Nessuno dovrebbe giudicare il sentimento di una persona per un’altra, è giusto che sia una cosa riservata agli interessati. E poi la critica alla dipendenza, al bisogno… posso capire se la tua lei s’innamora di un altro e ti fa capire chiaramente che non ti ama, va avanti nella sua vita e tu sei ancora lì a sbavargli dietro… dopo qualche anno si, può anche essere qualcosa di patologico, ma non è dipendenza… la parola ancora una volta è un’altra, si chiama ossessione. Per quanto mi riguarda è bello avere bisogno di una persona, aver bisogno di amarla, o fors’anche aver bisogno di amare e basta… anche nutrirsi è una dipendenza, eppure grazie a questo evitiamo di morire prematuramente.

E allora… lo facciamo fuori ‘sto Buddah?

Polemiche a parte per le quali spero un giorno di poter essere perdonato, non sono mai stato bravo a capire i miei sentimenti per qualcuno, e questo a causa dell’ossessione compulsiva di trovare per forza un motivo a quel qualcosa d’immateriale ed irrazionale che come tempesta è in grado di strapparti la libertà di scelta e la coerenza intellettuale, che come niente può distruggere le famiglie e traumatizzare i bambini perchè la loro mamma non vuole più bene a papà o viceversa.

Oggi più che mai torno ancora sul vecchio e collaudato metodo che dovremmo mettere in atto sempre quando ci rendiamo conto che le risposte portano sempre ad altre domande: semplificare accedendo all’esperienza!!

Probabilmente eravamo immaturi per renderci conto della grandezza di alcune cose, sicuramente non avevamo la forza per riconoscere i nostri errori, ma eravamo giovani, e quando ci innamoravamo lo sentivamo nel cuore e non ci chiedevamo altro. Poteva trattarsi della più grande bagascia della città, come di una bigotta che ce l’avrebbe data solo dopo il matrimonio, poteva trattarsi di una stupida o della persona più intelligente che avessimo mai incontrato, un alieno in forma femminile, il demonio in persona… in realtà non avevamo bisogno di chiederci perchè amavamo, sapevamo solo che potevamo annegare in quegli occhi e scioglierci come burro ad un suo sorriso, eravamo sicuri che ogni giorno era bello solo perché potevamo vederla o anche sentire la sua voce per telefono. E poi il sesso che diventava una parola brutta (perchè quella giusta è fare l’amore), e ancora quel senso di appartenenza all’universo quando dentro una macchina, dietro un albero o nel bagno di una discoteca riuscivamo a sentire d’essere una cosa sola, un’unica potente entità soprannaturale capace di spostare le montagne; e poi vedere le stelle del firmamento nei suoi occhi innamorati di una forma che conosci solo tu, due finestre sul paradiso che mentre fate l’amore si accendono di quella luce che non riuscirai mai a dimenticare e che ti sembra brutale ed insensato aver perso per sempre.

Che ne è stato di tutto questo, perchè oggi ci illudiamo che essere adulti e maturi significa diventare più selettivi, perchè pretendere di poter amare una persona solo se la stimi, solo se ha i tuoi stessi gusti e se ti piacciono i suoi amici o i suoi genitori.

L’amore romantico non è mai stato questo! Quello che ti fa venire le farfalle allo stomaco non è sapere di avere davanti la persona con cui parlare dell’Ulisse di Joyce, al contrario è guardarla accanto a te mentre dorme e non riuscire in nessun modo a capire perchè sei inondato da quelle potenti e complete sensazioni di tenerezza che ti fanno tremare al solo pensiero di perderla.

Ci siamo smarriti “donna delle arti”, abbiamo perso la capacità di sentire mia “dolce amica”, siamo diventati coriacei e fasulli come quei vecchiacci che agitano il dito contro i giovani accusandoli di essere degli smidollati.

E che il fato non mi si rivolti contro se dico a Hnos di lottare fin quando avrà un amore da difendere, perchè essere romantici significa credere che quella chimica, quell’ingiusto meccanismo biologico, quella contraddizione che sta sempre sul filo del rasoio e che può distruggerti fino in fondo all’anima, è l’esperienza più bella che la nostra umanità è in grado di darci, e bisogna smettere di cercarla nei libri, nelle agenzie per cuori solitari, sui social o nei locali per single, bisogna solo aspettare di sentire le farfalle ed osare d’essere felici.

Ecco! L’ho fatto… ho distrutto secoli di speculazioni e sono tornato ai miei 15 anni. Spero solo che adesso sia in grado di spegnere il cervello quando mi accorgo che si è acceso il cuore… sempre che non sia innamorato di una serial killer che potrebbe farmi a pezzi la vigilia del matrimonio e collezionare pezzi del mio corpo in formaldeide come trofeo.