Estratto da Trame (numero 7): recensione Together We Stand, divided we fall.

9 Marzo 2024
4 minuti di lettura

Pubblico con grande orgoglio la recensione sul mio libro “Together We stand, divided we fall: analisi critica al film Pink Floyd The Wall” sul numero 7 della pubblicazione “Trame di letteratura comparata” realizzata dal Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della salute dell’Università di Cassino.

NICOLA RANDONE, Together We Stand, Divided We Fall. Analisi critica del film “Pink Floyd. The Wall”, Roma, Arcana, 2023, pp. 230.

Nel suo ultimo volume intitolato Together We Stand, Divided We Fall – frutto di un lavoro di analisi, durato più di dieci anni – Nicola Randone ci offre una lettura avvolgente e immersiva di uno dei testi culturali più affascinanti e complessi della (post)modernità, ossia The Wall dei Pink Floyd; opera, album, film, concerto, evento, testo infinitamente riproducibile e traducibile in senso intersemiotico, attraverso un plurilinguismo di linguaggi da cui è nutrito e che egli stesso nutre, in un potente rapporto di comprensione rispondente. Siamo infatti dinanzi a un libro che si pone innanzitutto come analisi del film culto del 1982, diretto da Alan Parker e scritto da Roger Waters, ma che nel fare ciò non può che porsi anche come analisi dell’album seminale del 1979, nonché della scrittura e dell’arte stessa dei Floyd.
Cinema e musica sono del resto un connubio perfetto, si pensi a film culto con (e su) Beatles, Bowie, U2, e ai recentissimi docu-film su Queen e Elton John. Il rapporto tra i Pink Floyd e il cinema d’altro canto, come sottolinea lo stesso autore, «ha radici lontanissime. Nel 1967 [i Pink Floyd] incidono Interstellar Overdrive per la colonna sonora di un documentario sulla swinging London intitolato Tonite Let’s All Make Love in London. Tra il 1969 e il 1972 compongono le musiche per due film [tra cui] Zabriskie Point di Antonioni uscito nel 1970».

Come leggiamo in quarta di copertina per molti The Wall «è rimasto sempre un mistero troppo complesso da approfondire: perché una rockstar drogata dovrebbe diventare un dittatore e che c’entra tutto questo con un padre morto in guerra, una madre iperprotettiva, un maestro di scuola troppo zelante nel voler formare le giovani menti e poi un matrimonio fallito? Cosa c’è dietro la ‘visione fugace’ di Comfortably Numb e perché il maestro ripete sempre ai suoi alunni che non possono avere il dolce se non mangiano la carne?». Ebbene, a questa e a tante altre domande prova a dare una spiegazione Randone, servendosi del film e non solo di esso, ma dell’infinità di voci in esso contenute e che su di esso hanno scritto o detto, ricostruite e ricomposte con straordinaria attenzione filologica (si pensi alla ricchissima Appendice che raccoglie un considerevole numero di recensioni dell’epoca). Di qui la necessaria polifonia di un dire, di uno scrivere in cui il testo di Randone si fa con-certo. È questo, del resto, il modo migliore per dire la musica – e per dirsi in musica – dando spazio all’unicità e irrepetibilità di singoli particolari aldilà dell’apparente dimensione magniloquente e imponente dell’opera dei Floyd.
Al centro del testo e dell’oggetto di indagine c’è ovviamente l’idea di muro, ossia per dirla con Parker «le barriere che la gente innalza rendendo difficile la comunicazione interpersonale». Ma il muro è anche il principio organizzatore del volume, ed ecco che le canzoni presentate in sequenza nel film diventano i mattoni di questo straordinario edificio critico. In questo modo, l’autore presenta una struttura solo apparentemente rigida, in quanto ciascun lettore può scrivere il suo The Wall negli interstizi tra i singoli mattoni, creando percorsi imprevisti e imprevedibili. C’è poi la possibilità attraverso i QR code di varcare gli affascinanti muri di carta fatti di parole e immagini stampate, che compongono ogni capitolo per accedere a contenuti online quali songs e video sottotitolati, che fa della lettura una coinvolgente esperienza intermediale.

Molteplici si è detto sono i temi che tengono insieme questo complesso edificio artistico, tra cui la guerra, a cui sono dedicati diversi segmenti del film e in particolare l’incipit del mattone 1 e il mattone 3. Il testo di When the Tigers broke free Part 1 è ispirato «a uno specifico evento biografico» che riguarda il padre di Roger Waters morto a 30 anni «durante la battaglia di Anzio quando Waters aveva solo 5 mesi». In questo lungo capitolo iniziale Randone mette in scena una ricchissima indagine storica, includendo nel testo una scansione del Diario di Guerra ritrovato da Harry Shindler, un veterano britannico dello sbarco di Anzio, noto per le sue ricerche sui caduti inglesi in Italia durante la Seconda guerra mondiale
La guerra e la logica del conflitto sono al centro anche del Mattone 3 – intitolato The Thin Ice – dove Parker ricostruisce letteralmente in alcune sequenze il teatro di battaglia. La perdita del padre a causa del conflitto mondiale avrà un impatto enorme su Waters e sul suo alter-ego della finzione musicocinematografica, ossia Pink.
Anche al sistema educativo sono dedicati varie sezioni del volume – del resto il termine education ricorre in uno dei più noti versi del canone floydiano – tra cui il mattone 4 e il mattone 8 ossia “Another Brick in the Wall Part 1” e “Another Brick in the Wall Part 2”, brano quest’ultimo che «ottenne un successo senza precedenti in tutto il mondo» ma che, come precisa l’autore «suscitò diverse polemiche»; in merito a queste Waters «non perse tempo a chiarire che la denuncia non era nei confronti della scuola in genere ma di quel tipo di educazione che opprime e massifica le menti».

Alcuni capitoli/mattoni sono poi dei veri e propri saggi all’interno del più ampio saggio che è il volume nel suo complesso; si pensi in particolare al mattone 9 “Mother” (dedicato al complesso rapporto del protagonista con sua madre) e il mattone 21 “Comfortably Numb” (dedicato a uno dei pezzi più noti e amati del Floyd). C’è poi il bellissimo capitolo/mattone dedicato a “The Trial” noto per la celebre animazione di Gerald Scarfe e in cui l’autore indaga gli aspetti più polifonici e carnevaleschi della scrittura di Waters/Parker.
Come afferma lo stesso Randone : «Questo lavoro mi ha portato a interrogarmi su me stesso e sul mondo che mi circonda in un modo che mi è sempre sfuggito e alla fine della lettura sono sicuro che anche voi inizierete a domandarvi, come ho fatto io, cosa state facendo del vostro muro e quale versione di voi state portando avanti, se quella del dittatore o al contrario quella dell’uomo capace di mantenere il contatto col prossimo, per scoprire che gran parte della rabbia, della solitudine, del senso di frustrazione che possiamo avvertire ogni giorno può essere spazzata via solo cambiando prospettiva; e non si tratta di seguire un guru o rigide regole di respirazione, è sufficiente ritornare ad ascoltare la propria umanità».
La musica e le immagini che questo libro racconta, dicono dunque una logica dell’ascolto che è necessariamente una dia-logica, che si pone proprio come elogio dell’umano, aldilà di ogni chiusura, di ogni muro e di ogni ossessione identitaria nella consapevolezza che siamo – e saremo sempre, e comunque – abitati dall’altro.

Pierpaolo Martino

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Tutti i diritti della presente analisi critica sono riservati all'autore: Nicola Randone. Ogni uso non autorizzato dei testi sarà perseguito nei termini di legge.
Articolo precedente

Ciao gioia!

Le ultime da Arti dell'uomo

Frutto acerbo (two)

Uno tra i brani più belli ed intimi di una delle più grandi band del rock progressivo italiano Qualche tempo fa ho

Cuori in Atlantide

Sono pochi i film che al giorno d’oggi riescono a toccarti il cuore arricchendoti. Credo che, come per la musica, anche il

The wall: Run like Hell

Pink, nel suo terribile alter-ego, vive l'ennesima allucinazione dove le vittime delle sue visioni non sono i suoi persecutori, come in Another
TornaSu