The Dark Side of the Moon Redux

7 Ottobre 2023
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8 minuti di lettura

Rieccomi qui, nella categoria “Arti dell’uomo” del mio blog su cui non scrivevo ormai da una decina d’anni, a parlare di un’artista che ha avuto una certa rilevante importanza nella mia vita, condizionando non solo il mio approccio alla musica (come artista intendo) ma anche l’aspetto puramente letterario di quest’ultima e cioè quella poesia delle parole che per molti autori, ahimè, si traduce solo nell’azzeccare la giusta metrica o l’argomento di moda che piaccia a quante più persone possibile.

Chi mi conosce sa che ho già scritto un bel tomo di oltre 400 pagine spiegando, fotogramma per fotogramma, musica ed immagini del film Pink Floyd The Wall di Alan Parker, un’impresa che mi sono sobbarcato perché avevo davvero voglia di andare oltre le semplici interpretazioni superficiali che talvolta noi ascoltatori facciamo dei testi: troppo facile prendere Mother come un brano in cui ogni adolescente si riconosce perché in molti abbiamo avuto mamme un po’ apprensive, così come Another Brick In the Wall part 2 ci ha fatto sentire giustificati nel marinare la scuola perché i professori non ci capivano, mentre Comfortably Numb diventava anche quella una giustificazione a lasciarsi andare al potere confortante delle droghe per liberarsi da un mondo troppo opprimente. Quando ho deciso di scrivere un libro su The Wall, l’ho fatto pensando a come io stesso avessi interpretato malamente il significato di quei testi, e questo solo per pigrizia o egocentrismo, e di come abbia continuato a farlo fino a quando non mi sono reso conto che nell’insieme alcune cose non quadravano: che c’entrava infatti il dittatore dopo la parte delle droghe? E perché il maestro ripeteva ai suoi allievi che non potevano avere il dolce se non mangiavano la carne: il dolce sarebbe stata la promozione e la carne il duro lavoro sui libri…. uhm… un po’ troppo speculativo! E ancora… quella visione fugace da bambino che viene citata in Comfortably Numb dove c’è la parte di quel topo morto che fa tanto dispiacere il giovane Pink; la colomba della pace che come Alien viene fuori dal corpo di quello che prima era stato un terribile predatore nella sequenze del film di Goodbye Blue Sky; …e perchè Pink dopo aver costruito ogni sorta di figura con tutti i detriti degli oggetti rotti della sua stanza d’albergo, alla fine si rade a sangue!! Insomma, in special modo dopo aver visto il film, c’erano troppe cose che non quadravano all’interpretazione che avevo dato con i brani che più mi avevano colpito, lasciando magari da parte quelli dal significato più criptico perché, come si evidenzia in tanta musica mainstream (tra la quale anche quella del sopravvalutatissimo Battisti di cui si fa un gran parlare in questo periodo), spesso i testi fanno solo da contorno alla musica e molte volte (come tutte le parole che Mogol ha scritto per Lucio) non vogliono significare proprio nulla ed ognuno li interpreta come vuole, esattamente come facevo io con gli artisti che ascoltavo da adolescente, quando utilizzavo le loro parole per dar voce alle mie esperienze e sensazioni.

Ebbene, questo lungo preambolo per spiegare il motivo per il quale, dopo aver ascoltato il nuovo album di Roger Waters, voglio dire la mia sulle sensazioni che mi ha dato, nella consapevolezza che potrei avere qualche “referenza” in più per giudicare questo lavoro visto che per diverso tempo ho avuto modo di studiare a fondo la poetica del suo autore. Riallacciandomi a quanto detto prima, vorrei anzitutto aggiungere che seppure per molti non sia un concetto ben comprensibile, la musica non è solo intrattenimento o almeno, in ambito musicale non ci sono solo artisti che lavorano solo per intrattenere il loro pubblico ma vi è anche chi ha qualcosa da dire e desidera condividerla per arricchire la conoscenza umana, esattamente come fanno i filosofi, gli scrittori, i pittori ed ogni autore che non miri al solo far soldi o raggiungere la notorietà. Per coloro che non capiscono questa importante ed evidente differenza, sottolineata già dallo scrittore romantico-decadente Edgar Allan Poe nelle sue lettere a Mr T, è comprensibile non riuscire ad arrivare alle motivazioni che hanno spinto Roger Waters a rivedere uno dei capolavori della band con la quale ha lavorato in gioventù, ovverosia i Pink Floyd. Chi si è approcciato ai testi di Roger Waters (che ha scritto la quasi totalità delle liriche dei Pink Floyd post Barrett) senza la giusta attenzione, e cioè sforzandosi di comprendere il forte simbolismo dietro alcune metafore, la sua ossessione per l’influenza che il potere di pochi esercitava sulla mente del popolo per egoistico tornaconto, la difficoltà di stabilire relazioni autentiche col prossimo e allo stesso tempo il disprezzo per coloro che andavano a seguire i suoi concerti solo per sballarsi e fare casino; ecco… se non si comprende l’autore e ci si limita a considerarlo solo uno della band che faceva il suo lavoro, è facile pensare che questo “Redux” sia solo un’operazione commerciale o ancora più ingenuamente che sia un dispetto ai vecchi compagni di band per aver deciso di continuare senza di lui.

Adesso, voglio sin da subito mettere le cose in chiaro… c’è tanta piacioneria al giorno d’oggi, lo vediamo anche in certi “grandi” personaggi del giornalismo musicale che si vendono alle case discografiche (o forse al loro stesso pubblico piacione) per promuovere artisti attuali, per farci credere che la musica delle etichette discografiche abbia ancora qualcosa da dire e che non sia solo un bene di consumo come la carta igienica che dopo aver utilizzato butti nel cesso. Ebbene, io non sono mai stato un piacione, non mi è mai piaciuto prendermi per il di dietro e se qualche volta l’ho fatto, sono rinsavito dopo 24 ore :=) Quando ho ascoltato la nuova Money ho detto “mamma mia, ma che hai fatto Roger? perchè sta roba?” … mi aveva già fatto storcere il naso la Comfortably Numb senza assoli del periodo Covid… mi sembravano quelle cose che fai quando devi ancora dimostrare di esserci, benché la tua voce non sia più quella di una volta (e per questo canti tutto in basso) e soprattutto che puoi fare a meno dei tuoi compagni di gruppo (e per questo mancavano i soli). Insomma, stavo vedendo le cose secondo la mia ottica (limitata) da ascoltatore senza considerare neanche per un momento che avrei dovuto mettermi nei panni dell’autore per capire la sua folle idea di riscrivere quello che consideravo un oggetto sacro della musica. Guarda un po’, proprio io che avevo scritto un libro su The Wall spiegando ai miei lettori che le parole di Roger andavano centellinate, così come i fotogrammi del film di Parker, sennò sarebbero sfuggiti importanti dettagli sul loro significato, mi stavo comportando alla stregua di chi non sapeva neanche che “The Wall” non è la canzone dell”educazione” ma un album intero e cioè, limitarmi ad una velocissima e superficiale occhiata e convenendo che … naaaaa, ma perchè? che palle!!! che noia questa litania etc etc etc.

Poi e’ arrivata Time e… beh… ci ho sentito qualcosa di diverso. Non so dire esattamente perché con Money non sia successo ma.. quando è arrivato l’inciso, quei toni bassi e sommessi, quell’arrangiamento minimale, certi contrappunti appena accennati… insomma, quella azzardata rivisitazione con l’enigmatico intro parlato che accennava ad una misteriosa voce “nascosta in bella vista” mi ha emozionato, in qualche modo ha penetrato la barriera della superficialità trovandovi probabilmente un punto debole. A quel punto mi sono chiesto se tutte quelle rivisitazioni delle “lockdown session” non fossero alla fine solo prove generali, o magari un modo di Roger di passare il tempo dopo il periodo del covid che però lo ha portato a capire che poteva raccontare ancora le sue idee, in una forma diversa, più in linea coi nostri tempi.

Bene, dopo aver raggiunto questa importante consapevolezza, dovevo correre ai ripari. L’uscita del disco non era lontana e avrei avuto modo di ascoltarlo per intero con un sentimento diverso da quello che avevo avuto sino a quel momento, un’occasione che non potevo sprecare visto che di roba nuova che mi emoziona ne sento davvero poca se non quasi nulla. Allora ho preso le mie buds da studio e ho fatto partire di nuovo Time. Ho chiuso gli occhi, attivato l’isolamento dall’esterno e ci sono entrato dentro come non mi succedeva da tempo. Quando la canzone è finita, mi sono sentito come rapito! Aprendo gli occhi, era come se fossi tornato bruscamente sulla terra dopo essere stato portato in chissà quale galassia lontana. Avevo dimenticato me stesso, ero in un flusso dove passato, presente e futuro se ne stavano a guardare da fuori, mentre io ondeggiavo come una foglia al vento, accarezzato da quei suoni così leggeri che insieme allo stesso vento andavano ora in una direzione, ora in un’altra. Ho sentito qualcosa di davvero importante in quella composizione, niente a che vedere con l’originale certo ma semplicemente una cosa diversa… si è trattato di una nuova forma (per la mia sensibilità, ben riuscita) in cui l’autore è riuscito a trasmettere lo stesso messaggio di allora, con un valore aggiunto che era una maggiore aderenza ai nostri tempi ed anche credo alla sensibilità di oggi dello stesso autore. Eccola quindi la chiave di lettura per Redux, non bisognava ascoltarlo pensando all’originale, ma cercare di approcciarsi a questa nuova lettura come se fosse lo stesso album composto oggi e quindi, qualcosa di diverso perché un uomo di 80 anni ha sicuramente un sentire e dei pensieri diversi da uno di 30. A quel punto ho ripreso Money, che per quanto mi riguarda era stato un pessimo inizio, probabilmente perché non è uno dei brani che ho amato particolarmente dei Pink Floyd e poi perché tutta quella parte centrale recitata… non avevo neanche voglia di capire cosa volesse dire.

Quando ho ascoltato e riascoltato più volte il brano, questa volta non facendomi scappare una sola sillaba di tutta la storia dell’incontro di boxe che Roger racconta al centro della canzone, si è rafforzata quell’idea che si.. non era un’operazione commerciale, né un dispetto a Gilmour. Roger ha rivisitato TDSOTM semplicemente perché aveva qualcosa da aggiungere. Perché si è reso conto che dopo 50 anni, i soldi vincono ancora, spazzando via tutti coloro che osano sfidare il potere di chi li detiene, con grande soddisfazione del diavolo che con la sua valigetta con dentro il patto faustiano, gode della vittoria del suo campione che mettendo al tappeto quel giovane desideroso di cambiare le cose (forse lo stesso Roger del passato), dimostra come il male sia più forte del bene e come basandosi su qualcosa che è “radice di tutti i mali”, questa nostra società sia manovrata dal male e continui inesorabilmente a schiacciare tutti i “conigli” che decidono di smettere di scavare le loro buche cavalcando l’onda più alta di quella marea che dovrebbe essere il cambiamento ma che, ahimè, finisce per diventare l’anticamera della follia.

Una cosa che mi fa disperare è che Roger ha detto chiaramente che la volontà di rivisitare TDSOTM era stata dettata dal fatto che il messaggio che aveva dato a suo tempo, evidentemente non aveva sortito effetti visto che il mondo era rimasto lo stesso, se non peggiorato. Ebbene, assistere adesso a quelli che dicono che non c’era bisogno di riscriverlo diventa la prova più evidente che il messaggio dell’album non li abbia nemmeno sfiorati e che ancora oggi continui a sfuggirgli, visto che discutono ancora dei soli di Gilmour, delle tastiere di Wright, e degli effetti di Parsons che sono insostituibili. Il problema è sempre quello, anziché limitarsi a sentire bisognerebbe anche sforzarsi di ascoltare, specie se si tratta del buon caro vecchio zio Roger che dal canto suo ha più volte esternato il significato di questo suo ultimo lavoro. Anche il tono sempre sommesso, gli arrangiamenti minimali, uno scenario musicale senza le esplosioni tipiche del prog e del rock di quegli anni… tutto è estremamente coerente con la visione rassegnata e malinconica di un’ottantenne che a distanza di 50 anni ha visto consumarsi il suo tempo senza che il mondo cambiasse di una virgola.

Ad ogni modo, questa rilettura di The Dark Side (che solo negli scorsi giorni ho avuto il piacere di ascoltare per intero, dalla prima all’ultima canzone) mi ha coinvolto ad un punto tale da farmi innamorare ancora di quest’album e di volerlo scandagliare a fondo come ho fatto con “The Wall” quindi, nel congedarmi da voi, vi anticipo che ho già iniziato a scrivere un libro su TDSOTM ed immagino già il titolo “Nessun lato oscuro”!!!… qualcuno penserà, complimenti, giusto in tempo per l’anniversario :=) ma… sono sempre stato pessimo su queste cose.

Spero di aver meritato il tempo che mi avete concesso per la lettura, grazie.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

9 Comments

    • Ciao Pas
      SI… ancora non sono ben sicuro se sia solo una questione di gusti o di approcciarsi al lavoro senza pregiudizi, ma io lo trovo fantastico e ad ogni ascolto migliora sempre di più

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