Arríri

9 Febbraio 2024
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Apro gli occhi, di getto.
Non è un dolce risveglio, qualcosa mi angoscia.
Staziono ancora in quel meraviglioso oblio, quella frazione di secondo che dal sonno porta alla veglia, ma lo sento, arriva da dentro.
Fa male.
Lo conosco, è qualcosa di vecchio che tenta di riaffiorare, ma stavolta c’è qualcosa di diverso perché nel momento in cui ho aperto gli occhi avevo una bellissima immagine davanti, forse uno zaffiro, o forse il cielo o il mare.
Mi sa il mare, mi piace il mare.
Quel tranquillo ripetersi di un suono all’infinito mette tranquillità, come il rosario.
I miei occhi guardano ancora il soffitto, ma chissà perché pensare al rosario mi ha accelerato il cuore di un battito e una lacrima mi riga il volto fino alla bocca, la assaporo.
Sì, è proprio il mare penso con un mezzo sorriso.
Ma quel quieto navigare diventa tumulto, diventa realtà.
Non era l’azzurro del mare quello che vedevo, era l’azzurro dei tuoi occhi, nonna.
Mi manca già non poterti più chiamare, nonna.
Cammino un po’ nel placido buio della sera accompagnata solo dal silenzio e dalle ombre che danzano attorno a me, come un viandante che ha smarrito la via, ma tu me l’hai insegnato come si fa a ritrovarla perché tu lo sapevi cosa significa soffrire, ma sceglievi di sorridere; in un contesto di invidia e di rancore tu sceglievi l’amore.
No, non è il mare.
Sono i tuoi occhi.
Quello sguardo che mi rassicurava sempre anche quando sceglievo di essere la versione peggiore di me stessa, “nenti ci fa”.
Si chiude con te l’epoca dei nonni.
L’epoca del prendersi cura come privilegio.
Si chiude la porta della tua cucina, della pasta con le lenticchie, dei parigini, del pane con l’olio, della marmellata di mele cotogne, dei furrìa/furrìa.
Si chiude la porta di quel soggiorno dove ci sedevamo pomeriggi interi e ti raccontavo stralci di una vita comune, ma che tu ascoltavi strabiliata.
Si chiudono per sempre i tuoi splendidi occhi azzurri e svanisce, per danzare con il vento, il tuo inconfondibile profumo.
Si chiude per sempre la porta di una casa che percorro ad occhi chiusi, dove lontani dai genitori assaporavamo la libertà di bambini.
Si chiude la porta incantata dei ricordi che custodisco con te e se ci poggio l’orecchio sento ancora il suono della tua voce “chi si bedda gioia mia”.
No, non è il mare.
Adesso lo so, sono le mie lacrime che scorrono libere e mi bagnano le labbra.
“Cianci gioia mia, però puoi ti vuogghiu virriri c’arrìri, picchì si cciù bedda quannu arrìri”
Adesso però ho bisogno di piangere, nonna.
Adesso il dolore porta il vuoto del tuo nome, del tuo amore.
Adesso ho bisogno di piangere nonna, ma tornerò a sorridere per te, sempre.
Addio nonna mia.

Martina

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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