Perchè non dobbiamo credere a quello che leggiamo su Internet

21 Settembre 2022
3 minuti di lettura

Ecco la versione rivista, con le espressioni originali rimesse ma il testo lavorato più a fondo su periodi, punteggiatura e chiarezza dei concetti:


Internet non è più quella di una volta

Quando avevo circa 22 anni ho avuto la fortuna di essere tra i primissimi a collegarmi a Internet. Per farlo dovevamo fare una telefonata in Sardegna per collegarci con VOL (Video On Line), diventato poi Tiscali. Quel mondo mi affascinava: poter navigare con Netscape Navigator tra i già numerosi siti web del tempo, anche solo un’ora al giorno — starci di più avrebbe avuto un costo proibitivo — sembrava qualcosa di incredibilmente futuristico. Potevi avventurarti tra i quartieri di Geocities alla ricerca di persone che condividevano i tuoi stessi interessi, cercare su Altavista qualsiasi argomento ti interessasse, intervenire nei newsgroup dove trovavi spazi tematici per tutti i gusti. Insomma, potevi accedere a molto più di quanto potesse offrirti una biblioteca o una semplice chat line: in rete c’erano persone di ogni tipo, colore, cultura e religione, e bastava masticare un po’ d’inglese per dialogare con chiunque. Tutti quelli che c’erano a quei tempi sembravano persone in gamba, poco inclini alla polemica o all’odio — certo, su newsgroup e forum si accendevano spesso veri e propri “flame”, però c’erano spazi di conversazione decisamente più stimolanti e, soprattutto, si vedeva che i troll e gli arrabbiati erano sempre in minoranza.

Internet oggi è cambiata molto. A distruggere quell’essenza di libero spazio di pensiero ed espressione che era un tempo è stato anzitutto il notevole afflusso di utenti: oltre ad aumentare il numero di troll e flame, questo afflusso ha anche segnato la fine di uno strumento in cui eri tu a decidere dove andare, a favore di piattaforme pensate per aggregare il maggior numero di persone possibile. Così Geocities divenne Yahoo, ma la folla aveva bisogno di strumenti più semplici per comunicare, e fu affondata da Myspace, che a sua volta perì sotto il super facile Facebook. Insomma, una volta eravamo tutti sparsi qua e là, ed era bello andarsi a cercare quello che interessava; oggi invece è un algoritmo a scegliere le cose che dobbiamo leggere e le persone con cui stringere amicizia, il tutto in nome del denaro. Perché un tempo ti dovevi impegnare per trovare quello che ti serviva, dovevi studiare un po’ di codice per farti un sito e comunicare con altri; oggi invece è un’inezia alla portata di tutti, anche di chi non sa neppure accendere un PC.

Capite bene, quindi, che la rete di oggi non è di certo quella comunità genuina e incontaminata che è stata un tempo. Adesso ognuno di noi è un ID che viene analizzato in tutti i suoi comportamenti, in modo da proporgli sempre il prodotto giusto da comprare. Ed è proprio questo sistema ad aver contaminato l’informazione su Internet.

Tutti conoscete, con buone probabilità, gli stratagemmi utilizzati dai politici per influenzare il giudizio della gente. Probabilmente il primo a sfruttare pienamente le potenzialità manipolative della rete fu Obama, mentre colui che vinse le elezioni a forza di fake news e analisi comportamentale fu l’ex presidente USA Donald Trump. Ebbene, questo inganno è ormai sotto gli occhi di tutti, ma ce ne sono tanti altri di cui non ci accorgiamo affatto.

Che dire delle recensioni! E già: quel giornalismo dove un tizio compra un prodotto e poi dice cosa ne pensa. Nella Internet che conoscevo io, se un prodotto faceva schifo, il popolo della rete lo affondava impietosamente, esattamente come le fanzine musicali, che ti dicevano con onestà (sempre secondo i gusti del critico) cosa ne pensavano dell’ultimo CD del tuo artista preferito. Oggi le cose sono radicalmente cambiate: gli uffici stampa sono pagati dagli stessi artisti o dalle case discografiche, e i pareri davvero obiettivi sono piuttosto rari. Insomma, a leggere le recensioni di oggi sembra che ogni maledetto CD che esca, anche il più schifosamente amatoriale e suonato a katz, sia un capolavoro. Per non parlare dei prodotti di consumo: con l’affiliate marketing — cioè quel sistema remunerativo basato sui clic che si concretizzano in acquisti — le top 10 delle cuffie migliori del mondo finiscono per rispecchiare semplicemente il modello che offre la percentuale di guadagno più alta.

Vi chiederete perché oggi mi sia venuta voglia di scrivere di questo. Be’, anzitutto perché non avevo altro da fare, ma soprattutto per via di una cosa che mi fa pensare a quanto sia facile manipolare l’informazione, anche quella che non ha particolari implicazioni sulla vita di noi tutti. In questi giorni ho visto le prime quattro puntate de “Gli Anelli del Potere”, il nuovo colossal Amazon che ripercorre le vicende della Seconda Era. Ebbene, dalle recensioni che avevo letto sembrava dovesse essere una gran kazzata, e invece… finalmente un’opera che merita più di un applauso, per la capacità di dare ordine e omogeneità a quel gran casino che è il Silmarillion.

Guardate la foto qui sopra: 39.340 utenti IMDB hanno dato 1 stella, quindi… praticamente merda — e questo nel giorno d’uscita della serie, che col tempo ha decisamente recuperato grazie a recensioni più legittime. Lo stesso accade al contrario quando escono i colossal Marvel o Disney (Pixar esclusa): migliaia di 5 stelle il primo giorno, e poi la mediocrità viene a galla nel giro di qualche settimana.

Da entusiasta utente della Internet di prima generazione, vi dico che questa roba popolana livella-coscienze è una degenerazione così rapida da aver anestetizzato molti di coloro che l’avevano vissuta in maniera completamente diversa. Ed è un peccato che mio figlio non possa godersi quella realtà autentica e genuina che è stata Internet negli anni ’90: il sogno di un cyberanarchico.

art

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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