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Vorrei capire..

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Le crisi, anche quelle più dolorose, non significano necessariamente rottura, ma spesso implicano una crescita, un superamento delle difficoltà grazie ad una maggiore consapevolezza. Dunque, se davvero c’era fra voi l’amor/passione che scrivi, l’aver affrontato una bufera non dovrebbe giocare un ruolo a favore?

7 Commenti

  1. Non ho bisogno ora di trovare risposte o conferme, perchè quelle le ho cercate e poi analizzate con la precisione di un orologio svizzero.
    Ciò che posso dirti è che è vero, il tempo passa. Mai inutilmente però.
    Ora devo andare a sentire una band in sala prove.

    Baci e saluti e spero a presto

  2. Cara Goccia… mia cara e dolce Emanuela… visto che, a quanto sembra, la causa della vostra piccola discussione sia la mancanza di una risposta al dubbio che tu stessa Goccia hai sollevato, cerco di dare il mio contributo (e scusatemi per il ritardo).
    Credo che l’intervento sul diario possa essere riferito ad una situazione simile che tu stessa stai vivendo ed alla quale cerchi risposta.
    Da parte mia posso dirti quello che a suo tempo ho creduto opportuno fare e che ad oggi non mi cagiona alcun rimorso o ripensamento.
    Ogni crisi non comporta necessariamente una rottura… anzi, è mia convinzione che molto spesso le crisi portano ad un miglioramento del rapporto interpersonale tra due amanti. Le diversità caratteriali ci costringono a scontrarci giorno per giorno con la persona che abbiamo accanto e spesso succede che, in determinati momenti o stati d’animo, alcune differenze possano sembrare inaccettabili… la crisi che ne segue porta entrambi a riflettere maggiormente ed a porsi in maniera seria il problema del: continuamo a stare insieme o meno? Una risposta positiva alla domanda porta ad un inevitabile compromesso: si accetta la diversità o almeno si prova a farlo. La risposta negativa invece implica il necessario allontamento.
    A questo punto è palese che un allontamento di qualche giorno è fisiologico, sia che si voglia dare una risposta positiva che l’opposto… bisogna che il tempo aiuti a maturare certe scelte.
    Un allontamento più lungo è sicuramente indice di molte differenze (magari pregresse) non risolte… tuttavia ancora una volta l’amore può entrare in gioco costringendo l’amante (o gli amanti) ad accettare irrazionalmente di continuare, ignorando la palesi ed inaccettabili diversità. Mi sono adagiato in questo secondo atteggiamento per molto tempo, fin quando, dopo l’ennesima crisi, ho capito che l’amore a volte non basta. L’esperienza mi ha insegnato che è sufficiente una consapevolezza del genere per spegnere qualsiasi fiamma e portarci ad un lento ed ineluttabile disinammoramento.
    In sostanza: ben vengano le bufere fin quando c’è ancora la voglia di continuare: sono di sicuro un’occasione di crescita.
    C’è tuttavia un limite al quale ci costringe la nostra ragione, superato il quale non c’è sentimento che tenga… la mente vince, il cuore perde… e così, senza che te ne accorga, ti ritrovi disincantato.. magari fai qualche tentativo di recuperare perchè alcuni ricordi sono pur sempre belli… eppure ti accorgi che sono sforzi vani, che non vedi più un futuro… ed è lì che è davvero finita.
    Non è una sega mentale, è semplicemente uno dei tanti modi in cui muore un amore.
    Pace :)))

  3. Le parole sono pietre diceva Carlo Levi.Ho capito perfettamente Emanuela e chiedo scusa se sono stata in quel brevissimo post “invasiva” .Ritengo che l’argomento sia decisamente profondo e la persona che lo ha buttato fuori confusa, per questo mi meraviglia il silenzio suscitato da un post così sofferente. Tutto qui.

    Baci e saluti

  4. L’incipit è corretto…non sai cosa intendo dire….
    Si comprende dal commento che, ti sembrerà strano, condivido in pieno.
    Con le tue parole esprimi al meglio il concetto che, in precedenza, avevo fatto mio.
    Lo spazio cybernetico di un blog – come dici tu – o la vita in generale – come io preferisco pensare – è qualcosa di assolutamente libero, dove ognuno agisce e pensa secondo proprie ed autonome determinazioni.
    Per questo è giusto che “ci sentiamo liberi di esprimere pareri ed instillare soluzioni o semplici consigli anche a chi non ce li chiede” (permettimi la citazione)….; diversamente non credo sia corretta la pretesa di ricevere risposte a dei quesiti posti: smentirebbe il concetto di libertà che, per sua natura, non può e non deve essere unilaterale.
    Posso dare un consiglio a chi non me lo chiede, ma non posso pretendere una risposta da chi, magari in quello specifico momento, non si sente di darmela.
    Parli di empatia….condivido ancora una volta: è la capacità che abbiamo di identificarci con altre persone, di certo non è l’obbligo degli altri di identificarsi con noi.
    Pertanto, ho ragione di ritenere che nessuna delle cose che ho scritto l’altro giorno risulti smentita dal commento da te inserito….
    Ad onor del vero, poi, il fatto che nessuno finora abbia risposto mi sembra solo un’ulteriore conferma.
    Nonostante ciò, ci tengo a specificare che il mio parere non era rivoltao al post – che personalmente ritengo interessante e potenzialmente capace di suscitare un confronto degno di nota-, bensì a quel primo commento in cui sembrava, appunto, celarsi la curiosità di cui ti dicevo (n.d.r. “perché in questo diario nessuno risponde?”)
    Anche il mio, in fondo, è un libero pensiero come tale degno di essere espresso…salvo a volere ancora una volta costringere il concetto di libertà nelle maglie delle riflessioni che ci piacerebbe ascoltare.
    A me personalmente, piacerebbe molto leggere una risposta a quella suggestione iniziale…
    Chissà che col tempo tu non venga accontentata/o…per adesso, il mio consiglio non richiesto è di avere un po’ più di pazienza.
    Buona giornata.

  5. Io non so Emanuela cosa intendi esattamente dire nel tuo post. Sicuramente la mia non è morbosa curiosità anzi affermo esattamente il contrario. Lo affermo a ragion veduta, d’altra parte noi navigatori cybernetici ci sentiamo liberi di esprimere pareri e instillare soluzioni o semplici consigli anche a chi non ce li chiede..Empatia?Questo diario lo seguo da tempo perchè lo trovo decisamente libero e voglio che continui ad esserlo anche se quello che si scrive non sempre si condivide.
    Baci e saluti

  6. Credo che il concetto di condivisione che sta alla base di una scelta quale quella di aprire al prossimo il proprio universo di emozioni si basi essenzialmente sulla volontà di far conoscere sensazioni in cui altri possono ritrovarsi e, viceversa, accogliere le esperienze altrui come confronto e a volte – perché no? – come conforto.
    Se, e quanto, valga la pena lottare per rapporto presente o passato resta una scelta personale rispetto alla quale non è per nulla obbligatorio offrire chiarimenti a chi li sta chiedendo.
    Non necessariamente, quindi, ad ogni domanda segue una specifica risposta, salvo a volere ineluttabilmente trasmodare dalla condivisione alla morbosa curiosità.
    Probabilmente, a volte, l’unica strada è quella di saper cogliere tra le righe la soluzione ai propri dubbi.

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