tutte le mie nevrosi

Tante volte mi sono ripromesso di scrivere più spesso sul blog, anzitutto perché mettere nero su bianco le emozioni fa bene e aiuta a non cronicizzare gli stati d’animo negativi, e poi perché l’idea di abbandonare le cronache della mia vita che porto avanti da quando scrivevo ancora nelle agende che portava mio padre, beh… mi mette un po’ di tristezza. Così, ogni volta che vedevo la data dell’ultimo post allontanarsi inesorabilmente e sempre più dal presente, mi giustificavo (e continuo ancora a farlo) con parole come: “non ho più tempo per fare nulla” o, quando mi prende la mania del vittimismo, “sono un coglione e non servo più a niente”, ritrovandomi più spesso incredulo su come sia riuscito a fare tutti quei dischi e scrivere tutta questa roba, quando adesso il massimo a cui posso aspirare è un applauso per aver raggiunto i 330 clic giornalieri sul sito di ARD Discount!

Comunque, visto che questa cosa sta diventando patetica ho deciso di porvi un freno. Non scordo la promessa fatta tantissimo tempo fa e cioè che non avrei mai trascurato il mio blog per più di una settimana e avrei continuato a scrivere canzoni e fare dischi per tutta la vita, ma non ho colpe per il fatto d’aver capito tardi che se c’è una cosa di cui si può essere sicuri è che nulla è certo, specie alla luce del fatto che il modo in cui ognuno di noi cambia nel corso del tempo, è così imprevedibile che solo uno sciocco può pensare che esista un solo sé: le esperienze che facciamo ci portano a cambiare, ed anche se ad un giovane può sembrare di poter controllare il proprio destino perchè a quell’età gli ormoni ti fanno credere tante cose, in realtà non è mai stato così per nessuno. Quindi si fottano le promesse stupide!

Volete un esempio? Ecco, una cosa di cui non potevo immaginare le conseguenze sul mio equilibrio psico-fisico è stato quell’accidenti di TIA che mi ha preso 2 anni fa; anche se è passato del tempo, dentro di me so bene quanto quel giorno sia impresso a fuoco nella mia mente e nell’anima, e se devo essere sincero non sono neppure sicuro se riuscirò a dimenticarlo mai: ci sono volte in cui, passeggiando per la strada, se mi prende un leggero giramento di testa non riesco più a far finta di nulla, piuttosto mi metto in allarme ed inizio a sentirmi addosso altre 100 stronzate: bruciore al petto, una leggera aritmia e poi… se mi concentro ancora un po’ sento che inizia a formicolarmi anche il cranio, proprio come quella volta. L’ansia, che brutta bestia! Anche se fossi la persona più intelligente e razionale del pianeta, sono quasi sicuro che non riuscirei comunque a fermare questo meccanismo perverso che si scatena nella mia testa. E non parlo della paura di morire che di per sé può anche essere normale, ma piuttosto la preoccupazione di poter tirare le cuoia ad ogni piè sospinto: certe volte penso di non poter fare più il cammino di Santiago perché sarei costantemente in ansia per ogni banale sintomo di stanchezza e poi c’è questa cosa che devo ancora affrontare a risolvere sul fatto di aver messo al mondo un bellissimo bambino e di poter mettere a rischio il suo futuro nel caso crepassi oggi, e questo perché il mio cervello ha deciso così, seppure sappia benissimo che c’è gente che ha vissuto cose molto peggiori e nonostante questo vive felice e col sorriso sulle labbra.

Quando rileggo quello che scrivo non posso fare a meno di sentirmi patetico. Sono come in quel film con Sordi che faceva il malato immaginario lamentandosi di qualsiasi cosa, mentre il mondo là fuori continuava ad andare avanti fregandosene altamente di chi si ferma, che sia determinato da un problema reale o da uno scherzo del proprio cervello incasinato.

Eppure, la consapevolezza della causa primaria di questi malesseri (che poi creano quelli immaginari) la so benissimo ed è il fatto d’essere diventato (o esserlo sempre stato, non so) un nevrotico della peggior specie, di quelli che se anche dopo cena gli si chiudono gli occhi per il sonno, devono per forza sedersi sul divano, accendere la tv e seguirsi un film od una serie di cui non gli frega neanche più di tanto. Di quelli che quando sono davanti al PC sono sopraffatti da quell’ansia da tastiera di dover scrivere tutto e subito, e nel frattempo controllare ogni email o messaggio che arriva anche a dispetto della concentrazione. Di quelli che tengono Amazon in una finestra nel bisogno compulsivo di vedere le offerte del giorno e quando il desiderio prevale, assecondare il becero impulso al consumo: ecco, mi servirebbe una nuova fontanella per Zoe, oppure perché non prendere a Corrado la maglietta dei Rolling Stone.. ma aspetta, questa estate a mare gli serviranno un paio di sandali da scoglio però… katz… che sono belli questi, la taglia è 26 ma magari il piede gli crescerà… compriamoli! Oh no, ci sono due centimetri di spazio vuoto, bisogna rimandarli indietro, vediamo gli altri. Katz, mentre scrivo sento sopraggiungere un leggero stato di ansia, e questo leggero batticuore sembra ricordarmi l’FA (un altro regalo del mio TIA); strizzo gli occhi come se non ci vedessi bene ma in realtà è solo per combattere un improvviso bisogno di dormire… e si, perché questo è quello che mi fa credere il cervello quando vuole che mi stacchi dalla tastiera, che devo andare a dormire, e probabilmente è uno dei pochi buoni consigli che mi da perché davanti al computer mi sto stressando da morire, e sono mattoni di pietra viva che porto sopra la testa da una vita: credo che se potessi arrampicarmici sopra, riuscirei a raggiungere la luna.

Credetemi, un sacco di volte provo a fare finta di niente: cerco di ignorare il fatto che riempio la mia testa di tantissime cose inutili mentre mi lamento di non trovare il tempo di metterci qualcosa di bello come una nuova canzone. Quando guardo mio figlio penso a quanta bellezza con Giuliana siamo riusciti a mettere al mondo, provo a non pensare a quanto mi senta inadeguato perché sarebbe perfetto fargli ascoltare un po’ di musica direttamente dalla mia chitarra e non da YouTube, oppure trovare la voglia per sedermi con lui ogni sera e raccontargli una storia inventata, anziché lasciarlo davanti a quegli schizzati Sunny Bunnies della TV… che il diavolo li porti.

Sono tempi duri per me, ed anche se voi pensate che in realtà non lo sono perché non ho nulla di davvero grave, perché mio figlio sta crescendo benissimo ed è felice, devo essere sincero con me stesso e riconoscere che a volte mi sento come davanti ad una strada senza uscita, come se non ci fosse più modo di tornare ad essere davvero sereno per dedicarmi, senza nevrosi, alle cose che più amavo: la mia musica, i viaggi, la lettura, la scrittura. La mia fortuna è che posso abbracciare ogni giorno mio figlio, e mentre bado a lui, osservare i suoi entusiasmi, la curiosità, la gioia di vivere che non mette mai in discussione anche quando non gli facciamo mangiare le barrette kinder perchè ha la diarrea.

Forse dovrei iniziare seriamente a dimenticare ciò che ero, e ricostruirmi! Probabilmente andrebbe meglio.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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