Fanculo le fate

4 Novembre 2025
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11 minuti di lettura

Qualche tempo fa, anzi… molto tempo fa, da giovane, scrivevo di aver osservato il mondo come fanno le fate e di averne creato uno tutto mio, proprio come avevano fatto le fate.

Ebbene, grazie al cinismo che ha assediato i percorsi neurali della mia terza età, non credo più nel fatto che basta crearsi un mondo di poesia ed incanto per proteggersi dalle insidie dell’esterno, per quanto questo possa essere romantico e bellissimo. Insomma, oltre agli acciacchi, le persone grandi subiscono anche il problema di dover affrontare le bugie che hanno costruito da giovani, o almeno.. quei giovani con la pancia piena e la pappa pronta vissuti nella nostra pseudo civiltà occidentale oramai in evidente declino.

Tornando all’argomento del post, sembra passato solo qualche anno da quando consigliavo ad una mia ex compagna di svegliarsi al mattino pensando solo alle meraviglie del mondo: gli uccelli che cantano alla finestra, il sole che ci riscalda etc etc etc… perchè basta sforzarsi di volgere lo sguardo altrove, e la vita poteva essere del tutto diversa. Sembrava ieri che percorrevo le vie di Santiago convinto che ci fosse una forza invisibile che mi spingeva quando dovevo affrontare le salite in bicicletta, perchè se lo scopo è nobile, arriva sempre un aiuto ed una voce di conforto che si confonde col suono del vento.

Insomma, a conti fatti ho sempre vissuto in un mondo magico grazie ad una qualche misteriosa concessione da parte di qualcuno o qualcosa che, per qualche egocentrico motivo, credevo stesse privilegiando me rispetto a tanti altri.

Poi ho iniziato a subire le prime amare constatazioni che poter controllare gli accadimenti della vita è solo una mera illusione: la relazione con la donna a cui parlavo degli uccellini è finita, ed anche i miei successivi tentativi di salvare quella povera anima persa nel suo vuoto sono andati decisamente in malora. In tutta risposta sono solo rimasto vittima di una manipolazione inconsapevole cui non ho voluto credere per molti anni: ma vi risparmio i dettagli perchè il solo ricordare mi fa girare i nervi.

La parte significativa della fine di quella relazione e di quello che ne seguì è stata l’aver dovuto affrontare per la prima volta una delusione, e non parlo di quelle banali che ciascuno di noi vive periodicamente… ci mancherebbe… parlo di quando credi così tanto in qualcosa da pensare di averne il pieno controllo, per scoprire poi che non è affatto così. Ebbene, quella delusione aveva scalfito la lucente corazza che mamma Enza, con pazienza, si era adoperata a costruire intorno alla mia anima sin da bambino, a forza di narrazioni eroiche con avventurieri alle prese con maghe e ciclopi. Per fortuna, si trattava solo appunto di una scalfitura, la mia armatura era ben più di uno strato sottile di chincaglierie perchè mamma non si era limitata all’Iliade ed all’Odissea, ci aveva buttato dentro anche il mondo di Tolkien e tante piccole attività colorate orchestrate da pupazzi dietro un teatrino di carta, il tutto condito da una quantità stratosferica di amore e presenza.

Insomma, anche lasciandola lì avrei potuto continuare a vivere magicamente senza troppe difficoltà se non fosse che, per qualcuno che ama avere certe cose sempre a posto (non ci crederete, ma in realtà sono un maniaco del controllo selettivo), non mi piacevano qui brutti pensieri che di tanto in tanto affioravano da quella scalfitura e quindi dovevo metterla a posto, così come le poche manciate di polvere che la moglie deve togliere dall’angolo più remoto della casa in piena notte, quando si è alzata solo per prendere un bicchiere d’acqua.

Così ho ricordato l’esperienza raccontatami da Padre Agnello, e ho fatto il cammino di Santiago…. non una, ma 6 volte, fin quando l’armatura non è tornata bella lucente.

Poi è arrivato l’amore e subito dopo Corrado Santiago. Ed è successo proprio quando la mia armatura stava nuovamente incrinandosi, provata dal peso di tanti pezzi dell’anima che stavo perdendo per strada come ad esempio l’abbandono della mia più grande passione, la musica, causata probabilmente dal fatto che farsi il mazzo non serve se non vai nei talent e non scrivi canzoni cretine. Come se non bastasse, anche quella fede che credevo di aver conquistato iniziava seriamente a vacillare, specie dopo il Cammino con una mia ex compagna seguito da quello portoghese che mi ha regalato una tappa di commercio religioso che ha interrotto buona parte della magia.

Pian piano ho dovuto accettare che non basta credere fortemente in qualcosa di superiore per non avere problemi lungo la strada. Le persone a me care non risolvevano i loro problemi solo perché appendevo feticci alla base della crux de hierro. Insomma, proprio quando stavo iniziando a pensare: e adesso?! Che katz faccio!!

Proprio in quel periodo storico è arrivata qualcosa che non avevo messo affatto in conto, una donna di cui innamorarmi pazzamente ed altrettanto inaspettatamente un figlio a pochissimi mesi dall’inizio di quella relazione. Il tutto magicamente inaugurato da La Via de la Plata che aveva riaccesso tutta la magia del cammino che il portoghese mi aveva portato via. Insomma… l’armatura iniziava a tornare più solida che mai e dovevo dedicare al Cammino la nuova fase della mia vita. Così ho organizzato il battesimonio a Caceres, la tappa dove Giuliana mi aveva comunicato la lieta notizia. Lì ci avrebbe sposato Agnello: l’incarnazione vivente di quella magia con la quale avevo fatto nuovamente pace.

Sembrava tutto fantastico… unico… ma non stavo guardando fuori da me. Non guardavo Giuliana e la sua depressione post partum, il fatto che si sentisse sola come non mai, oppressa da un senso di colpa che ritenevo esagerato: ma cosa vuoi che sia, è solo stanchezza, ricordati che viviamo magicamente! Volevo continuare a crederci a tutti i costi, anche se la vita vera stava dandomi i primi indizi che col katz che basta una favola per fare andare sempre tutto liscio.

Quando è arrivato il matrimonio in Spagna, un viaggio super magico dentro un’atmosfera alla Trono di Spade (perchè Caceres in effetti è stato il set della serie), i miei occhi erano tutti per le passeggiate lungo le strade di Approdo del Re, la cena con i cari alla Torre ed il gran finale in piazza con Agnello che cantava a squarciagola il meglio della tradizione partenopea. Tutto stupendo…. anche la settimana successiva insieme agli amici in una grande casa a Cordoba… fantastico, stupendo, memorabile. Peccato che erano i miei occhi a vederla così, e quegli stessi occhi non mi avevano permesso di vedereil dramma di mia moglie, il suo non essersi sentita adeguata perché non le piaceva il vestito da sposa che in tutta fretta le avevo costretto a prendersi, perché avrebbe voluto perdere un po’ del peso preso durante la gravidanza e non sembrare, come da lei detto scherzosamente, una meringa. Insomma… la magia c’è stata si, ma è stata quasi tutta nella mia mente e forse in quella delle persone che hanno partecipato, ma non in colei con cui credevo di condividerla.

Naturalmente non ero ancora pronto a capire, il quotidiano di Giuliana era un territorio troppo tenebroso per i miei gusti, preferivo fare finta di niente, fin quando un bel giorno è arrivato il TIA. Ecco… quella roba lì credo abbia fatto crollare metà della mia corazza tutta in una volta. Avevo preso da poco il posto in Ergon, e passavo da un contratto a tempo determinato super precario, ad un super contratto con un’azienda che non sarebbe mai fallita (o almeno così credevo al tempo) e con la quale avrei potuto far fruttare davvero le mie skills… il contratto era arrivato poco dopo la nascita di Corrado, sembrava fatto apposta, sembrava il solito regalo che mi faceva la vita (quando con buone probabilità era semplicemente un regalo di Groucho).. ma qualche mese dopo… il TIA. Tutto ad un tratto ho capito che potevo schiattare da un momento all’altro, che non c’era nessuna forza soprannaturale a proteggermi e comunque, anche ci fosse stata, il mio corpo era comunque fatto di carne e sangue come quello degli altri, e per di più con fumo, alcool e manguare di merda, non posso certo dire di averlo trattato bene quindi… potevo schiattare anche io in qualsiasi momento.

E’ stata dura! Per la prima volta ho avuto davvero paura di morire, e che non avrei mai potuto crescere quella splendida creatura che avevamo messo al mondo con Giuliana, che di me non avrebbe avuto alcun ricordo. E quella paura me la porto dietro ancora adesso, nonostante il percorso di terapia che mi ha portato ad eliminare i sintomi dello stress post traumatico.

Poi Giuliana ha preso il posto a scuola, ed è stata una grande notizia, perchè sarebbe stata davvero dura col mio solo stipendio anche se non era quella la mia preoccupazione ma piuttosto il desiderio che la mia donna lavorasse, perché doveva essere fiera di se stessa ed anche mio figlio avrebbe dovuto sentirsi fiero di sua madre come io lo sono stato con la mia. Ma c’era sempre quella paura… se non ci fosse stato il TIA, probabilmente avrei visto quell’evento come l’ennesimo regalo dell’universo alla nostra magica famiglia. Ma il punto è che non si era trattato di un regalo, Giuliana si era fatto il mazzo per avere quel posto, la fortuna è stata solo che eravamo in tempo di Covid e sarebbe stato impossibile spostarsi tutti i giorni a 250km di distanza per frequentare le lezioni per l’abilitazione. Ma quello che era stato una fortuna per lei, per le altre persone era stata frustrazione, problemi economici e morte. Ma le abitudini sono dure a morire, anche se una parte di me mi diceva che la magia non c’entrava una mazza, io volevo comunque continuare a crederlo… e così è stato.

Qualcuno avrebbe dato di matto se a cinquantanni gli avessero detto che doveva lasciare la Sicilia per trasferirsi ad Imola, ma per me era una bella notizia. In effetti la mia città di origine non mi aveva mai dato nulla, a parte la famiglia ed una manciata di buoni amici, al contrario mi annebbiava la mente e la volontà quindi il trasferimento ad Imola poteva aprire nuove strade… e viste le circostanze, ovverosia il nuovo lavoro di Giuliana ed il fatto che l’azienda mi aveva permesso di continuare a lavorare a distanza, poteva essere l’ennesimo regalo dell’universo: la magia aiuta gli audaci. Ho pensato che avrei potuto riprendere in mano la mia musica, farmi un gruppo serio e ricominciare a produrre dischi. Il primo anno è stato fenomenale, eravamo sempre in giro a vedere cose nuove. Poi, come tutte le novità, è arrivata anche la routine. Abbiamo conosciuto Rosa e Gabriele quando siamo arrivati, ma non si è aggiunto nessun altro nei quasi 5 anni successivi… insomma, patiamo un po’ la solitudine, e questo sentimento è aumentato con l’arrivo di Edoardo: la più grande delle magie trasformata in una bella gatta da pelare – e ora cosa facciamo, siamo soli come cani, senza aiuto -. Giuliana ha passato delle brutte giornate e questa volta io non ero rincoglionito nel mio mondo, vedevo e capivo tutto… ho anche pensato di mollare tutto e tornare a Ragusa… ma avevamo preso una casa, eravamo poveri in canna… insomma, un casino che non si può capire.

Ci sono stati momenti sublimi, ma ce ne sono stati anche altri dove stavo per scoppiare a piangere in preda alla disperazione, una roba che non avevo mai provato prima. Credo d’essermi sentito il padre e marito più inadeguato della storia… so che c’è di peggio, so che non è così, ma mi ci sono sentito e mi ci sento ancora… perchè nel magico mondo di Art, il padre che immaginavo era di tutt’altra pasta, altrochè uno col mal di schiena che non ha neanche la voglia di insegnare a strimpellare a suo figlio.

Ma la vita vera doveva darmi ancora un altro colpo, e non so se questo è quello di grazia.. ma non credo… al peggio non c’è mai fine si dice. Quell’ascia che cade di netto sul condannato, è stato il colloquio con xxxxx di ieri, quello mi ha definitivamente portato a dire a gran voce, fanculo le fate, la vita è sempre stata questa, una lotta, poteva essere facile quando stavo a casa dalla mamma senza essere impegnato in nulla, ma adesso la stavo vivendo così come la vivono tutti, sicuramente meglio di tanti che non hanno un lavoro fisso ed una famiglia grande o peggio che sono in territori di guerra.

Ecco, volevo scriverlo tutto in una volta e lasciarlo privato, perchè è una cosa mia e non c’è bisogno che lo sappiano tutti (anche perchè non voglio deprimere nessuno).

Facile credere d’essere nelle grazie delle fate quando non ti è ancora successo nulla di brutto, il difficile è continuare a pensare il bicchiere mezzo pieno quando ti guardi intorno e vedi le cose belle della tua vita immerse nella stessa precarietà di quelle degli altri, che non c’è nulla di speciale in te se non il fatto che hai avuto più fortuna di altri perchè sei nato in una famiglia sana ed in un tempo di abbondanza.

Non mi è mai piaciuto pensare che nella vita devi lottare, così come fa qualsiasi belva selvatica che non ha altro pensiero se non quello di dover sopravvivere. Ho voluto credere che bastava seguire il cuore, comportarsi bene, essere gentili con gli altri, e le cose belle sarebbero venute da sole, ma ahimè non è così… non lo è mai stato. Semplicemente ho fatto lo struzzo davanti alle difficoltà, cercando di dimenticarle in modo che non facessero statistica, per così credere di avere il pieno controllo sulle mie illusioni.

Ma quella del controllo è la più grande balla che ci raccontiamo, perchè presto o tardi perchè basta che ti esploda l’aorta e la vita precipita nella morte, e la tua assenza peserà sui tuoi figli insieme ai casini che hanno già, nonostante tutte le menate che puoi fare sugli uccellini che ti svegliano al mattino.

Ebbene, oggi sono un po’ nero, dentro di me so che passerà, perchè le abitudini sono dure a morire, e perchè l’arido vero per me non dev’essere troppo arido sennò tutto perde significato. Vorrei solo poter contare su un essere superiore, ma ormai mi riesce difficile, il mondo è in mano al male e la società è solo finto benessere studiato a puntino per non farci sconfinare nella completa anarchia.

Quando penso che potrebbe non esserci nessuno, mi chiedo se questo dubbio non sia determinato solo dalla stima che provo per il buon caro vecchio Padre Agnello, perchè mi basta solo avere contezza della sua enorme fede in Dio, per non sprofondare nel nichilismo ateista più becero.

E allora grido al cielo, perchè voglio credere che la vita non sia solo questo, che l’amore che provo per Corrado ed Edoardo non sia solo il meccanismo naturale alla base dell’evoluzione e conseguente prosecuzione della specie, nè un insieme di percorsi neurali ben assortiti, ma al contrario l’eredità della nostra provenienza divina.

Appunto a posteriori del 6 Maggio

Oggi mi sono accorto di aver erronamente reso pubblico questo post. Ma non me ne dispiaccio più di tanto, in fondo quando l’ho aperto non mi preoccupavo mai di pubblicare i miei pensieri e quindi non dovrei farlo neanche adesso.

Ad ogni modo, vorrei ribadire che nonostante quanto ho scritto, tutto sacrosanto dove non posso rinnegare nulla, la mia vecchia abitudine da bicchiere mezzo pieno è rimasta sempre lì… ogni tanto mi ritrovo a lottare e non mi piace katz… ma cerco di non tirarmi indietro come facevo un tempo, quando tenevo il drago a distanza.

Adesso so che ci sono tante cose brutte che si devono affrontare, che il controllo è un’assurdità, ma se dovessi dirvi se ho interiorizzato davvero tutto questo… beh.. non ci riuscirei… perchè continuo a non voler vedere che ci sono anche persone bastarde, perchè mi appendo a qualsiasi frammento di magia mi svolazzi davanti… perchè l’incanto che provo quando guardo i miei figli, beh… quella meraviglia mista a tenerezza mista ad amore mista a tutto quello che non riesco a descrivere… non è solo una cosa darwiniana, è qualcosa di più… un giorno ci credo tantissimo, l’altro no.. ma è così che va la mia vita ormai e se devo essere sincero, forse è un bene che abbia capito come funziona davvero.

art

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

2 Comments Lascia un commento

  1. Grande Nicola, mi mancano le lunghissime chiacchierate su Dio, la vita, la filosofia con sottofondo musicale di altissimo livello che facevamo al termine dell’adolescenza. Quella fase della vita è stata fondamentale per me e molto di chi sono oggi dipende dalle ore passate con te e da tante esperienze vissute insieme. Sei stato e sei un anima inquieta, non ti accontenti della banalità ed hai sete di cose grandi. Spero di riabbracciarti presto e di colmare un vuoto che l’allontanamento da te per alcuni anni mi ha lasciato. Ti sono vicino e comprendo perfettamente quello che hai scritto in questa ennesima bellissima riflessione.

    • Ei gio.. è sempre bello leggerti e sentire la tua stima, che sai è reciproca. Voglio anch’io rivederti al più presto, rendiamolo reale ed organizziamoci per giugno… una bella passeggiata dalle tue parti nei posti che più ti ammaliano.. e facciamo incontrare anche i reciproci cari… ti abbraccio forte, a presto

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