Sono invecchiato improvvisamente

27 Gennaio 2026
1
7 minuti di lettura

Sono invecchiato improvvisamente.

Non so dire quando sia successo davvero. Forse qualche avvisaglia c’è stata negli ultimi dieci anni, ma non le ho mai lette come segnali di anzianità, anche perché l’idea di vecchiaia che mi portavo dietro era quella dell’infanzia. Alle elementari, quando mi imbattevo in una persona anziana, la prima cosa che mi veniva in mente era: come sarà stato questo tizio da giovane. Gli adulti mi ripetevano che anche loro erano stati bambini, ma io non riuscivo a figurarmi un vecchio in versione giovane, nemmeno guardandone le fotografie. L’immagine che mi evocava era solo quella di un’anima esiliata sulla terra al solo scopo d’essere d’aiuto ai figli coi nipoti, vittima di un lento ma inesorabile decadimento cognitivo. In definitiva, una persona che cercava di sentirsi ancora utile, ma di cui il mondo poteva fare tranquillamente a meno.

Vi chiederete perché e come, all’improvviso, io sia invecchiato.

Beh, anzitutto per alcune tipicità a livello fisico. Le cosiddette macchie della vecchiaia ad esempio, che somigliano allo stampo lasciato da una tazzina di caffè su di un foglio sgualcito, di cui ho un magnifico esemplare ben stampato in faccia. Poi, mettendo da parte i vari acciacchi — già presenti nell’elenco delle avvisaglie —, i limiti ahimè più evidenti sono quelli cognitivi. Tra i primi segnali evidenti nella mia esperienza? Muovere per esempio il puntatore del mouse sullo schermo dimenticando su quale applicazione dovevo cliccare; non riuscire più a fare le 2 di notte, anche le 6 del mattino in effetti, per tirar fuori canzoni, progetti grafici compiuti, idee fiche in generale, attirato come sono nel buco nero della lobotomia televisiva con contorno di lievi ansiette domate a forza di goccine.

A questo cambiamento radicale, certo, non sono arrivato dall’oggi al domani. Fino ai quarant’anni, credo, biasimavo fortemente le persone che soggiornavano periodicamente davanti alla televisione o ad un videogioco, mi sembrava che sprecassero il loro tempo; ed il tempo è una delle poche cose nella vita che non puoi mai recuperare. C’era troppo da fare, avevo la testa piena di idee a cui dare forma e soprattutto da portare a termine perchè, dopo la mia vita, volevo lasciare qualcosa di me ai posteri. Per qualche motivo però, dopo i 40, ho iniziato a rifugiarmi lentamente nell’oblio serale dello schermo televisivo, prima la serie TV 24 (che ficata), poi Lost (che finale di merda) e via discorrendo.

Ad ogni modo, per quanto sia seccante, questi sono stati cambiamenti di cui mi sono accorto. Mi dicevo sempre che era sbagliato perder tempo così, ma allo stesso tempo mi ripetevo che non c’era niente di male a spegnere il cervello di tanto in tanto, che poteva anche farmi bene. Anche la storia del computer, beh… il fatto che non riuscissi più a mantenere la concentrazione come facevo una volta… in qualche modo l’ho metabolizzato ed accettato, comunque in confronto a tanti altri restavo sempre molte spanne sopra. Non avevo però fatto i conti con quello che è cambiato e di cui non mi sono accorto. Ad esempio il giorno in cui ho scoperto d’essermi rallentato nella loquela. Per caso, mi sono ritrovato a riascoltare un mio messaggio vocale su Whatsapp a velocità normale (di default, la tengo sempre a 1.5). All’inizio non ci credevo, pensavo fosse un errore, o forse l’abitudine ad ascoltarmi veloce, fatto sta che a velocità normale, dal modo in cui parlavo sembrava che il cervello non riuscisse più a trasmettere le informazioni all’apparato vocale con la giusta rapidità. Questa della parlata da “abbummiato” è stata una di quelle che mi ha scioccato parecchio: la dura verità sbattuta in faccia da un’applicazione che mi fa pure antipatia.

Poi sono arrivati i figli… molti dicono che sia questo il motivo per il quale quando diventiamo genitori, cessiamo d’essere individui, e la funzione primaria della nostra esistenza diventa prendersi cura di loro, pensare al loro benessere, costruire il loro futuro. E’ una cosa bellissima, intendiamoci, quando guardo Corrado Santiago negli occhi non posso che sentirmi fiero di contribuire al modo in cui affronterà il mondo, e lo stesso con Edoardo… anche se al momento credo che lui apprezzi maggiormente le volte in cui gli tolgo la cacca dal pannolino che quelle in cui gli racconto qualcosa della vita. Ecco… superando la divagazione sulla cacca… è bellissimo pensare di poter essere determinanti alla formazione di due nuove coscienze, a volte mi sembra persino troppo grande per me, ma per fortuna vedo gli altri e penso che siamo tutti nella stessa barca e katz… facciamo il meglio che possiamo. Ciò non toglie che se metto per un attimo da parte la grande missione del papà, beh… non credo di avere più un sogno per me stesso. Il desiderio di fare musica e trasmetterla al mondo, non esiste più… anche quando mi metto al piano ed inizio a suonare una canzone, butto giù due parole, penso: ma sai, potrei anche tirarne fuori qualcosa per un nuovo album… passa un anno e la trovo ancora lì, su un foglio scarabocchiato, incompleta. 20 anni fa non sarei andato a letto se non fossi riuscito a completarla. Non riesco neanche più a cambiare lavoro, quando prima non riuscivo a starmene sulla stessa sedia per più di 2 anni.

Insomma, è come se un capitolo della mia vita si fosse chiuso per non riaprirsi mai più; un periodo straordinariamente eccitante di cui adesso non raccolgo che le briciole. Forse, a voi che leggete è venuta la tristezza e state già pensando di abbandonarmi al mio malumore, ma in realtà non sono depresso, o almeno ogni giorno lotto per non diventarlo: perchè quando inizi a non stare bene dentro al tuo corpo, allora ti ammali, e quella è una strada senza ritorno purtroppo. Al contrario, mi sforzo di affrontare la realtà per quella che è, anche se fa schifo, ed in questo processo devo dire di essere sufficientemente preparato, grazie alla grande ammirazione che da ragazzo provavo per Giacomo Leopardi: diciamo che in tempi non sospetti ero già più che preparato ad affrontare l'”arido vero”.

Che fare allora con questa storia d’essere invecchiato?!

Non sono sicuro di saperlo ancora, o meglio, preferisco non affrontare la questione con troppa fretta visto che in questo momento ho davvero tante cose da fare come ad esempio, sostenere la paternità a 53 anni suonati, una roba che chi non ci passa non può capire. Sicuramente il passo più importante sarà di sognare ancora da individuo, perchè è sempre bellissimo che i miei figli siano al centro di ogni scopo e ragione di ciò che faccio, ma ogni tanto devo poter credere di avere ancora dei desideri che riguardano solo me stesso, anzitutto perchè non voglio autorealizzare su di me il clichè che avevo da bambino, e poi perchè temo davvero quel mostro che ti assale quando non ti piace più stare dentro quel corpo.

Visto però che in questo momento sono papà di due bimbi piccoli, approfitto ancora una volta per lasciare una piccola eredità di consapevolezza.

Oggi sono qui a parlare di vecchiaia, di spinta individuale al successo, di sogni personali perchè per quelli della mia generazione, è stato scontato avere davanti un futuro nel quale sperare e per il quale darsi da fare. Insomma, quando ero giovane io, i computer erano ancora agli inizi, la musica si faceva ancora nei garage, Internet era uno sconosciuto… ti veniva voglia di studiare (anche se io non l’ho fatto a scuola) per diventare un mago dei PC che tutti avrebbero richiesto, e poi un fiero compositore di prog rock visto che per un po’ di tempo abbiamo vissuto l’illusione che il genere stesse ritornando di moda. A prescindere da come poi sia andata, ho vissuto un momento storico di grande benessere, dove la guerra era lontana e le persone erano mediamente soddisfatte del proprio tenore di vita.

A guardare il mondo di oggi, non riesco davvero ad immaginare come potrà essere difficile per voi, come possa essere difficile per i giovani di adesso, riuscire ad intravedere un orizzonte decente davanti agli occhi, con i nazionalismi che prendono sempre più piede, con lo stato di diritto che viene calpestato dal più forte, con l’umanità che sembra alienarsi sempre di più nella peggiore delle fantasie distopiche. Dev’essere difficile per un giovane, oggi più che in qualsiasi altra epoca, trovare un significato con il quale condurre la propria esistenza: la mano dritta al timone, mi diceva sempre un vecchio amico, gli occhi alle stelle; ma oggi vedo un cielo sempre velato ed il mare costantemente in tempesta.

Potrei consigliarvi di rifugiarvi nella natura, perchè quella roba lì funziona sempre, ma non si può vivere come la famiglia nel bosco, e non perchè non sia bellissimo, ma perchè la nostra natura ci impone di vivere nel mondo e di creare un contatto sano con il prossimo.

Poi c’è questa tecnologia che è diventata tutto quello che non avrei voluto. Sono sempre stato un’entusiasta, uno di quelli che provava un sentimento di gioia puro quando usciva una versione aggiornata di Windows o del pacchetto Adobe. Poi però sono arrivati i social, è arrivato WhatsApp, la tecnologia ha preso potere su cose dalle quali doveva restare fuori. Mi sembra che oggi possa decidere se avrai degli amici e chi saranno (visto che se non hai il telefono, c’è il rischio di restare isolato) e chi sposerete. Non so se in futuro le persone riusciranno ad utilizzarla in maniera tale da non far decidere ad un algoritmo come andrà la loro vita.

Non voglio fare il profeta di ciò che accadrà perchè è naturale che io veda il mondo andare a rotoli visto che la mia prospettiva sul futuro è limitata dal tempo che ho a disposizione. Un vecchio non dovrebbe mai dire ad un giovane che non c’è un futuro per lui, e questo perchè il suo cervello ha un modo diverso di percepire il futuro.

Ricordo bene quand’ero giovane, sentivo la morte talmente lontana da credere di poter essere immortale. Quando pensavo a cosa ne sarebbe stato di me, se ci sarebbe stato un paradiso o se sarei semplicemente scomparso nella terra, pensavo che nel corso della vita mi sarebbe di sicuro arrivata qualche illuminazione, che avevo ancora tempo. Oggi non riesco neppure lontamente ad avvicinarmi a quella sensazione, e questo perchè sono invecchiato, ed invecchiando ho iniziato a sentire l’odore della fine. Nessun vecchio avrà mai la capacità di vedere chiaramente nel futuro, perchè la sua visione non andrà mai oltre l’odore di morte che lo avvolge.

Per voi che siete giovani, il futuro deve essere luminoso e spero davvero che troviate la forza ed il coraggio di cambiare questa merda che vi stiamo lasciando. Per quanto mi riguarda cercherò sempre di evitare di fare il solito vecchiaccio di merda che critica i giovani e che ripete sempre “ai miei tempi”. Ecco, questa è un’altra cosa che un vecchio non dovrebbe dire ad un giovane, perchè il nostro passato è solo sabbia del deserto, ed il vento l’ha spazzata via da un po’.

art

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

1 Comment Lascia un commento

  1. Nicola sei un grande!!! Scrivi sempre benissimo e sei incredibilmente profondo. La vecchiaia porta in dote tante cose fastidiose, ma anche tanta saggezza che non è da disprezzare.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Commenti recenti

Articolo precedente

Se John Lennon non fosse stato ucciso

Prossimo articolo

Predatori vigliacchi

Le ultime da Diario

26 Novembre 1988 ore 22:57

Alt! Frena la tua curiosità, prima di cominciare a parlarti di come è andato questo sabato, ho intenzione di farti un premessa. Ieri i

Continuando sulle paure

Ha ragione nico quando scrive sulle paure di noi uomini. Voglio lasciare a questo blog la mia storia: 5 anni quasi di fidanzamento, io

3000 euro di tasse

Forse è arrivato per me il tempo di diventare un fuorilegge… cambio indirizzo all’anagrafe e mi dò al vagabondaggio per sfuggire alle catene del
TornaSu