L’odore del fuoco è arrivato in città

Stamattina, quando la moglie mi ha detto di uscire nel balcone, ho pensato che fosse per farmi notare come alle 7 del mattino il caldo fosse già insopportabile, ed invece ho visto il cielo rosso e sentito nell’aria l’odore di bruciato: non quello delle erbacce, piuttosto quello della buona legna che brucia nel camino di casa, con una decisa contaminazione di barbecue post-“arrustuta” (perdonate il cinismo).

Chi vive spesso in città, vive le notizie degli incendi con tristezza, di questi tempi non ci si sconvolge neppure troppo visto che succede ogni anno e nessuno sembra poterci fare nulla. Poi però arriva l’odore, e con l’odore anche il fumo, e così immagini cosa può essere accaduto: guardi il cielo e pensi al sangue, alle vite finite con la massima sofferenza possibile e quando da lontano ti arrivano i lamenti di chi ha perso alberi di ulivo ed animali, ti viene un po’ di rabbia perché pensi: ecco l’uomo, sta pensando che non potrà più vendere il suo olio o la sua carne di mucca per colpa degli incendi, ma subito ti rendi conto che è il solito pensiero disfattista, perché magari è stato solo un modo un po’ infelice di esporre la propria rabbia, perché in fondo a quell’albero che aveva piantato 20 anni prima ci teneva davvero, che facesse del buon olio o meno (oggi provo ad essere un po’ meno misantropo).

Adesso, nonostante disprezzi la rabbia forcaiola del popolo che conferma da sempre come l’uomo non riuscirà mai a liberarsi del male che gli alberga dentro (quella del “timorato di Dio” è solo la maschera che i bravi cristiani indossano per la messa della domenica), è comprensibile che gli animi delle persone si lascino trascinare dal desiderio di vendetta, nell’illusione che trovare il colpevole e mandarlo alla forca possa rimediare in qualche modo a quello che tutti noi abbiamo perduto. Purtroppo, la triste realtà è che niente e nessuno potrà far tornare gli alberi e gli animali dalla morte… o magari no… forse Dio potrebbe… ma Dio non si immischia mai quando ci sono di mezzo le fiamme, Dio preferisce sempre che ognuno possa fare quel che gli pare sulla terra perché guai a violare la terza direttiva… oops, scusate, il libero arbitrio.

Comunque, è un fatto che ogni anno la nostra isola bruci e questo succede per colpa di qualcuno che probabilmente è un sociopatico disturbato mentalmente, perché non posso credere che la coscienza di una persona sana di mente possa appiccare un fuoco per un incarico a tempo nella forestale, insomma, non c’è alcun rapporto costo/beneficio, anche un perfetto idiota capirebbe che le vite spezzate (potenzialmente anche umane), la perdita del verde, e soprattutto (per loro) il rischio di essere scoperti, non valgono quei 90 giorni di stipendio (anche se poi c’è sempre la disoccupazione). Questo è quello che penso, ma può anche essere che io sia un’ottimista e che nel mondo ci sia anche feccia simile, un po’ come quelli che 20 anni fa ti rompevano il finestrino dell’auto per rubarti una radio senza neanche il frontalino, o che magari non sappiamo un bel niente perché oltre a quelli appiccati con dolo (che sicuramente ci sono), ce ne sono anche altri partiti per colpa di una sigaretta accesa buttata dal finestrino di un auto, piuttosto che una lanterna cinese lanciata da qualche gruppo di fricchettoni, o ancora per la sfiga che un fondo di bottiglia si sia trovato nella posizione e nel posto sbagliato, una serie di sfortunati eventi comunque coadiuvati dal caldo eccessivo dovuto al riscaldamento globale e… sim salabim…. magicamente la responsabilità diverrebbe anche nostra che giriamo con le automobili, accendiamo i condizionatori e facciamo una vita borghese con tutte le comodità, con alcuni che si permettono persino di prendere in giro chi discute di carbon footprint, green economy e via discorrendo.

Ad ogni modo, una cosa è certa: stiamo perdendo tutti gli angoli di paradiso della nostra isola, e non posso fare a meno di pensare a me 16 enne con l’enduro mentre me ne andavo in giro per San Giacomo, perdendo la targa della moto nella salita che dalla Fiumara porta a cava Misericordia, o le giornate passate a schitarrare alla diga; ricordo come fosse ieri un campeggio a Calaforno in mezzo al bosco (quando ancora si potevano fare): il cielo era fantastico e sembrava di dormire in piena Terrà di Mezzo, giusto a due leghe dalla Contea; che dire poi delle passeggiate alla pineta di Chiaramonte, dove l’odore degli alberi era così intenso che ti sembrava d’essere circondato da tanti “ent” femmine vestite a festa; insomma, evoco i miei bei ricordi bucolici e subito mi viene da pensare: dove porterò mio figlio quando sarà più grande? E soprattutto, dove potrà andare lui quando vorrà evadere dal piattume borghese della città.

Guardo la nostra società ragusana e scopro che i ragazzi sono tutti al centro commerciale (anche quando “salano” la scuola) mentre alla diga ormai ci vanno solo “mmunizzari” (gente che abbandona l’immondizia dove gli pare). L’altra volta scendevo verso la “fiumara” ed i sentieri del CAI erano tutti invasi dalla vegetazione, per fortuna quando vedo su Instagram le foto di alcuni trekker con i loro gruppi in giro per la Sicilia penso: che bello… c’è ancora qualcuno che ama la natura, perché quando esco per la città sembra che a nessuno freghi niente di passare un po’ di tempo a sentire uccellini, respirare aria pulita, mettere i piedi ammollo in un fiume, così come a pochi importa davvero che ogni estate ci siano roghi come quello dell’ultima notte a Calaforno, sennò non sarebbe così facile dimenticare. Anche questo meccanismo però è comprensibile, da sempre le priorità istintive del singolo uomo sono sempre l’orticello di casa: il lavoro, la famiglia, arrivare a fine mese, il nuovo modello di macchina o di moto, una casa nuova, un viaggio; per noi Siciliani (e probabilmente non solo) il bene comune è sempre all’ultimo posto, ed è per questo motivo che probabilmente dirò a mio figlio di lasciare la Sicilia, perché cosa resterà di questa terra quando tutto sarà bruciato? Non è difficile immaginarlo: mafia, disoccupazione, disperazione e … strade malconce, caldo afoso, città sempre più brutte, centri commerciali affollati e chiese piene di gente con la “maschera da timorati di Dio”.

Stanno incendiando il futuro di questa terra, e nessuno può o vuole farci niente. In compenso ci lamentiamo per la violazione della nostra privacy e appena qualcuno mette una telecamera, ecco che ci controllano e ci tracciano! Ci lamentiamo sempre per le cose meno importanti, ed i cospirazionisti del katz non si rendono conto che è proprio questo il complotto più grande, fare in modo che il popolo abbia sempre da lamentarsi di qualcosa che non può cambiare (o perché non esiste, o perché è così e basta), così quando arriva il momento in cui si potrebbe davvero fare qualcosa, quello spirito arrendevole permanga. Non me ne vogliate se vi sentite tra quelli che ho appena descritto, anche io sono tra voi e neanche questa consapevolezza può assolvermi.

Fermi tutti… ho appena letto su Facebook che le soluzioni ci sono. Basta mettere qualcuno in più sulle torrette delle zone critiche e telecamere auto-alimentate con backup su cloud: nel buio della notte un piccolo fuoco si noterebbe subito e potrebbe essere spento all’istante; oltre al fatto che la semplice presenza di un forestale servirebbe anche da deterrente per i sociopatici malati di mente! E già… basterebbe solo questo ed il verde sarebbe salvo. Ma vogliamo davvero credere che una soluzione così semplice alla quale può arrivare chiunque, non sia già nella mente degli addetti ai lavori e di chi comanda? Mi rifiuto di pensarlo! Piuttosto credo che si dovrebbe cambiare l’attuale classe dirigente affinché tutto cambi davvero! Ma c’è sempre quel mantra che risuona nella testa ogni siciliano, e quella voce ripete la stessa frase cambiando solo un aggettivo: “tutto” diventa semplicemente “nulla”. Il siciliano neppure se ne accorge, perché ce l’ha nel DNA di votare ogni anno per una persona sbagliata, credendo ogni volta che cambiare la faccia del politico di turno avrebbe significato cambiare il resto.

D’altra parte anche io non faccio altro che lamentarmi, nello stile di un vecchio blogger annoiato che spera di poter mettere in moto qualche altro cervello. Nel frattempo, là fuori mi incendiano il futuro e anche quello di Corrado Santiago, e tanti saluti alla Sicilia, terra di suli, di mari, d’amuri e di biddizzi rari.

Foto di Federico Guida (da RagusAttiva)

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Decisioni

Le ultime da Diario

Just Married: prologo

Giuliana è arrivata come un raggio di sole primaverile che filtra dalle persiane, asciugandomi dal cuore