Notte prima dell’operazione

18 Settembre 2023
7 minuti di lettura

Caro Corrado, in questi giorni io e la mamma abbiamo deciso di seguire i consigli dei dottori e farti chiudere quel piccolo canaletto sul quale la tua pallina fa su e giù come un ascensore; abbiamo rimandato a lungo ma, come ogni cosa che si rimanda, presto o tardi la si deve affrontare. Non che questo intervento sia qualcosa di difficile e complicato, sia chiaro che tutti quanti (medici e non) ci hanno detto di stare tranquilli, che è un’operazione di routine che altri figli di vari conoscenti l’hanno già fatto e bla bla bla, ma il problema del tuo vecchio non è solo di natura medica in quanto, come tutti, non posso fare altro che fidarmi della pediatra, ma di qualcosa di più complesso che provo a spiegarti.

Tutto è iniziato in quella sala parto dell’ospedale Maria Paternò Arezzo. Era il 15 maggio del 2018 e dalla finestra che la mamma aveva di fronte, si vedeva Ragusa Ibla. Quel giorno ho provato una grande emozione, quella d’essere diventato il tuo papà e credevo che quello specifico sentimento mi avrebbe accompagnato per sempre, che non avrei avuto alcuna difficoltà a prendermi cura del mio piccolo figlio (bellissimo e tenerissimo) ed accompagnarlo nel mondo per un tratto della sua vita. Ma una cosa era intuire ciò che sarebbe seguito, un’altra è stato viverlo! Sapevo che avere un figlio avrebbe comportato responsabilità importanti ed ero assolutamente pronto a farmene carico, ma non potevo immaginare come e quanto sarebbe cambiata la mia testa, e con questo intendo la mia visione del mondo e la mia capacità di agire su esso. Insomma, a conti fatti questa roba del diventare genitori la si capisce solo quando lo diventi davvero: i libri possono aiutarti a seguire un percorso educativo e di cura adeguato, ma su come ti sentirai… nessuno può dirtelo e tocca a te scoprirlo!

Per quel che ha riguardato me stesso, sappi che l’attaccamento affettivo che ho maturato nei tuoi confronti è stato talmente intenso da portarmi a considerare piatta e senza significato la mia vita precedente. All’inizio, e cioè quando sei venuto al mondo, ti ho vissuto come una novità che mi ha fatto sentire importante ed anche un po’ supereroe; poi, man mano che passavano gli anni, quella sognante magia dove ogni pianto notturno era poesia, si è trasformata nella concreta esperienza di un paio di persone che si trovano a dover conciliare le mille cazzate a cui ti obbliga la società con la responsabilità di un figlio, e quando è arrivato il COVID per noi è stata quasi una benedizione visto che non siamo dovuti andare al lavoro per lasciarti con la baby sitter. In un tempo molto più breve di quanto immaginassi, il film di fantascienza si è trasformato in una pellicola di neo realismo degna del miglior Pasolini dove mi riscoprivo sempre meno super-eroe e sempre più inadeguato. Ho dovuto mettere in discussione tanti di quei “punti fermi” da sentirmi in molti momenti come un naufrago nel mare in tempesta che era diventata la mia vita. Ed in quel mare sono venute a galla tutte le fragilità, l’insicurezza, la paura dell’insuccesso che mi porto nel cuore da sempre.

Ti chiederai che c’entra tutto questo con la questione medica. Beh… dovevo prendere ancora una volta una decisione al posto tuo e dovevo fare i conti col fatto che non ero più il super-papà a cui va tutto bene, ma quel mix di insicurezze e paure che ero diventato a seguito degli eventi che erano seguito alla tua nascita. Non che la cosa fosse una novità, ma questa volta non era un raffreddore. Domani qualcuno ti metterà a nanna per fermare, una volta per tutte, quella maledetta pallina che fa su e giù, ed è dura lottare contro questa incontrollabile paranoia di perderti. Sicuramente stai pensando: ma che diavolo papà, è stata l’operazione più facile del mondo, sarebbe stato molto peggio se mi avessi fatto marcire la pallina, lì si che mi sarei incazzato alla grande con te. Ecco, non è facile da spiegare perchè non è una cosa del tutto razionale: la ragione ti fa guardare le statistiche, ti fa fidare dei medici (sui quali ci siamo ampiamente documentati), insomma… razionalmente sappiamo che non c’è nulla di cui preoccuparsi; lo stesso però non si può dire dai pensieri che provengono da una parte molto più profonda, quella che guarda lo 0,0001% di possibilità che finisca male e ti fa visualizzare una vita dove manca la tua voce, le risate, le incazzature ed insieme le tue espressioni uniche ed insostituibili che hanno fatto di te la cosa più importante che abbiamo. Una volta mi hai chiesto perché avevamo così paura di perderti, era una domanda in risposta a qualcosa che ti avevo detto del tipo “non fare questa cosa perché sennò come facciamo noi senza di te” , e a quella domanda ti ho risposto “perché sei nostro figlio”, e tu “ma potete farne un altro”… ecco, in quella considerazione c’è quell’ineffabile verità che nessuna letteratura potrà mai chiarirti, né adesso né quando avrai 70 anni, a meno che non sceglierai anche tu, un giorno, d’essere un papà. Perché solo allora potrai comprendere che non è solo un pezzetto di carne che deambula e deve ancora imparare tutto sul mondo e le emozioni quello a cui ti leghi, ma un individuo che ha un nome, una faccia e che non puoi scambiare con niente e nessuno perché è solo ed unico.

Ultimamente il tuo papà ha mandato a quel paese la sua proverbiale leggerezza, e magari quando leggerai queste righe penserai che sono una sfigatone che si bagna prima che piova (se non dovesse essere più in uso questa metafora, sappi che riguarda quei soggetti che si preoccupano di un disastro ancor prima accada) ma questa è purtroppo la conseguenza dell’aver vissuto troppi anni nella bambagia, d’aver pensato che le cose difficili della vita fossero andare regolarmente di corpo, fare sesso quanto bastava, fare almeno un disco l’anno, tenere insieme la band o alla peggio fare tutto col computer e tutto il resto si poteva tranquillamente ignorare perché non vale la pena impegnarsi con ciò o chi è fuori da te. Adesso però non posso permettermi di ignorare che la tua vita dipende dalle mie scelte, e che devo trovare una forza che non sono mai stato interessato ad avere. Una cosa non riguarda solo le decisioni che dobbiamo prendere al posto tuo ma anche il modo in cui possiamo e dobbiamo proteggerti.

La mamma non mi spaventa, lei è una che non teme di affrontare il mondo. Io invece sono fatto di tutt’altra pasta, mi sono sempre preoccupato di non fare soffrire gli altri (anche dei perfetti estranei), mettendo spesso i miei bisogni in secondo piano, ed è questa mia “generosità da fessacchiotto” che mi preoccupa, perchè una cosa è mettere in secondo piano i miei bisogni, un’altra è lasciare che mettano in secondo piano anche i tuoi.

Oggi ad esempio, mentre ti accompagnavo all’asilo, ti è venuto incontro un moccioso che ti ripeteva ossessivamente “Corrado cattivo, corrado cattivo” e tu non facevi nulla, cercavi solo di andare oltre e levartelo di torno il prima possibile. Io, come te, non ho fatto nulla, solo quando il bambino e la sua mamma se ne sono andati mi sono avvicinato e ti ho detto: “è solo uno stupido bambino piccolo, lo sai no?” E tu mi hai detto… “si si, lo so papà”. Tu sei entrato a scuola (ed io capisco se non ci vuoi andare per questi motivi) mentre io sono tornato a casa e mi sono sentito piccolo e debole, perché avrei dovuto fare qualcosa e non voglio neanche pensare a quale sia il motivo per il quale non ho agito… e forse questa è una cosa da poco e non bisogna prenderla troppo seriamente, ma chi ha detto che un papà non debba difendere il suo bambino anche nelle cose da poco.

Quando mi ritrovo in queste situazioni che si scontrano con il mio carattere mite e poco incline al conflitto, cerco di andare oltre e faccio finta che vada tutto bene, che faccia parte del gioco e che non si possa essere perfetti, illudendomi così di avere il controllo. Ma tu sei la cosa più importante della mia vita e dovrei essere pronto a proteggerti a tutti i livelli. Perché farti sentire difeso da tuo padre quando qualcuno ti fa un sopruso, è tanto importante quanto insegnarti ad andare in bici o darti un tetto sulla testa. Perché se qualcuno ti dice che non vai bene, che sei monello e via discorrendo, io dovrei prenderlo a calci in culo.

Domani io e la mamma ti portiamo in ospedale per farti fare questa operazione, ed io ti sto mettendo nella mani di altre persone, affidandogli la tua intera vita. Ho deciso per te, ma non ho fatto altro.

Oggi quando sei entrato all’asilo, ti ho lasciato alle parole di quel moccioso, affidando solo a te il compito di gestirlo. Anche lì mi sono limitato ad assistere, non facendo altro.

Quanto sarò capace in futuro di proteggerti davvero se il mio modo d’essere interferisce sulle mie decisioni, che sia un’ansia esagerata, la generosità da fessacchiotto oppure una non meglio identificata credenza pedagogica. Perchè devo sentirmi così oppresso dalla mia responsabilità nei tuoi confronti e non posso invece viverla con leggerezza, come tanti altri, affrontando ogni singola vicenda volta per volta, ammettendo di poter sbagliare e cercando di correggermi… così come credo sia giusto?!Quand’ero più giovane, credevo d’aver capito tutto della vita. Mi sentivo un saggio già a vent’anni, forte di tutto quello che avevo letto: Leopardi, Rimbaud, Dostoevskij, Nietzsche, Kafka. Adesso, a 53 anni, con un figlio da crescere, avrei davvero bisogno di tutta quella sicurezza, perchè credo che a tuo figlio, più di qualsiasi bene materiale tu debba trasferire la tua visione del mondo, della vita, degli altri. E la mia oggi è così traballante che temo possa influenzarti negativamente, perchè credo che la vita sia meravigliosa, che il mondo sia pieno di sorprese che neanche ti immagini e che tra gli altri ci siano persone davvero straordinarie, ma non so se riuscirò davvero a dimostrartelo, perché nel mio mondo oggi c’è questo cavolo di lavoro che mi tiene attaccato alla sedia, perché la vita è anche piena di difficoltà ed in questo momento storico l’ho scoperto mio malgrado e che gli altri possono essere anche infinitamente pezzi di merda. Ed in tutto questo… devo scegliere per te, col rischio di sbagliare tutto.

Cavolo, vorrei tanto esserci quando leggerai questo post, e spero tanto che lo leggerai. Perchè una cosa che ho imparato e che non è cambiata è che quando hai casini di questo tipo in testa, nel momento in cui li scrivi, beh… iniziano a svanire. Forse non sarò un padre che ti insegnerà ad essere cazzuto con gli altri, ma di sicuro ti aiuterò sempre a conoscerti più a fondo di quanto non facciano la stragrande maggioranza degli altri. … e fanculo il resto… :)

art

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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