Il lato nascosto

13 Gennaio 2025
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7 minuti di lettura

Mio caro Corrado Santiago, ti ho appena lasciato a scuola interrompendo il gioco del “chi gira più veloce intorno alla grande panca insensata della porticina d’ingresso” (????!!!?!?!=), chiedendomi quanto e come stia contribuendo alla creazione del tuo io.

Penso anche a te mio caro Edoardo, che ancora non sei nato e probabilmente hai un’idea istintiva decisamente diversa dalla mia.

Fatto sta che il vostro vecchio, oggi, sta seriamente interrogandosi su una delle domande fondamentali dell’esistenza: io, chi sono. Credetemi se vi dico che credevo davvero di saperlo, anzi… ero orgoglioso del fatto che non solo lo sapessi bene ma che il mio “io” fosse davvero fico. Da giovincello ricordo che mi vantavo d’avere una visione profonda delle cose, disdegnando e snobbando tutti quelli che non ritenevo alla mia “altezza” perchè se non leggevi i poeti maledetti ed i romanzi di Edgar Allan Poe e compagni, dimmi, che razza di inutile essere dovevi essere?! Ma quando ho fatto la leva obbligatoria (e già, ai miei tempi dovevi fare per forza il soldato perché lo stato doveva essere sicuro che in caso di guerra avresti saputo prendere un fucile in mano), un commilitone più grande di me mi ha detto che al Sig. Di Vita dovevo parlare di come avesse fatto quell’innesto in serra o della partita di calcio di quella sera, e non della ragion pura di Kant, e così… una punizione dietro l’altra… il servizio militare ha iniziato a farmi cambiare idea su alcune cose. Ci ho rimesso? Col senno di poi direi di si… perchè sono passato dalla modalità “io sono il top”, a quella “io sono il top, ma agli altri non frega proprio niente”… sembra una stupidaggine, ma a me ha letteralmente spaccato in due l’autostima. Analizzando il mio percorso sino a questo momento, mi ha portato ad interrogarmi anche se per caso non abbia fatto le mie scelte, sia in campo artistico che professionale, per accrescere ulteriormente questo divario e poter quindi confermare quella modalità ovverosia “io sono il top, ma agli altri non frega proprio niente”: cosa c’è di meglio che fare un genere musicale scomparso da decenni, fatto di suite di 50 minuti, cambi di tempo ed armonie, con testi complessi e da rileggere più volte, in SICILIA…. in un’epoca post punk dove se vuoi fare ballare dev’essere zumpazumpa con temi senza particolari pretese filosofico/esistenziali e e se vuoi fare sognare devi parlare d’amore su una base sempre uguale! Ecco… sarcasmo a parte (che tral’altro neanche mi piace), se volevo che le cose continuassero a stare come sono sempre state, perchè per il cervello è comodo non cambiare abitudini in quanto consuma meno zuccheri (o almeno questa è la stupida convinzione della parte ereditata dai rettili), allora dovevo perseguire una strada il più differente possibile da quella di tutti gli altri miei simili… poi avrei raggiunto lo stesso il successo, come ha fatto Roger Waters che tutti odiavano perchè era antipatico ma che una volta famoso… beh… gli si poteva perdonare tutto, perchè se hai fatto i soldi e tutti ti applaudono, allora non sei uno sfigato disadattato. Ad ogni modo, in quel caso avrei potuto modificare leggermente la modalità da “io sono top ma agli altri non frega niente” a “io sono top, gli altri non capiscono ma mi considerano comunque un top”, oppure altre sfumature tipo “agli stupidi non frega niente, che vadano a bere qualcosa al bar” o più politicamente corretta “ad alcuni non frega niente, ad altri invece tantissimo” etc etc.

Ebbene, tornando al discorso di prima, l’esperienza del militare che ho sempre ritenuto positiva, perché credevo mi avesse cambiato, in realtà non ha fatto altro che aumentare quella distanza che già sentivo dal mio prossimo! Se avessi seguito davvero il consiglio di quel vecchio commilitone, e cioè quello d’avvinarmi ai miei simili e non prenderli per il culo, forse sarebbe stata la svolta, ma figurati se dall’alto delle mie percezioni avrei potuto tenere in considerazione la possibilità di avvicinarmi a quelle anime inferiori… in realtà ero un caso disperato, tra l’altro non ero neanche tutto questo granché, c’era gente più simpatica in giro, i “so tutto io” stanno sulle balle anche a me quindi figuriamoci come dovevano vedermi gli altri a questi tempi. Il punto è che avrei dovuto capire, allora, che ognuno di noi vede la realtà in maniera diversa, e non c’è un modo migliore o peggiore di farlo, ma solo cervelli diversi; avrei anche dovuto capire che le diversità vanno apprezzate a prescindere, perché sono fonte di ricchezza, e non evitate o meglio criticate a priori, solo perché possono scalfire le nostre abitudini: il sig. Di Vita sapeva fare cose che io mi sognavo, se solo non mi fossi limitato a far finta di interessarmi al suo innesto, magari oggi saprei anche fare qualcosa nel giardino anziché far morire tutto, e se non avessi evitato a priori di coinvolgerlo nelle mie passioni, magari adesso starebbe sentendosi gli Alan Parson… non dico gli Emerson Lake and Palmer. Insomma… il trucco è sempre quello che ti insegnano sin da bambino e cioè bisogna sempre trovare il compromesso… le famose sfumature…. perchè se credi che quando hai a che fare con un tuo simile tutto sia o nero o bianco, beh… sei più cieco di una talpa che sta scavando a centinaia di metri sotto al suolo.

Oggi che ho avuto te Corrado, e fra poco anche te Edoardo, mi sono rimesso in discussione cento volte. Ho capito che non solo il mio “io” non è stato poi così “fico” o superiore, ma che ci siano buone probabilità che non sia neanche stato quello vero. Wow… che visione decadente. Perchè lo sto dicendo a te? Forse perchè spero che tu non faccia il mio stesso errore e cioè credere di aver capito chi sei a 15 anni, perché ci sono tante cose che ingannano la mente, e quando siamo molto giovani non ce ne rendiamo neppure conto. Vuoi conoscerne in anteprima qualcuno? Beh, tra queste c’è sicuramente il modello dei nostri genitori… nel mio caso “sii una brava persona”, “studia”, “pensa al tuo futuro”, “la musica è un gioco non è una cosa seria”… insomma, tutta una serie di cose alle quali anche se sei bravo perchè ti ribelli e fai quello che vuoi, in realtà ti condizionano comunque in modi imprevedibili. Ti faccio un esempio: se un padre dice ad un figlio che la musica è un gioco e che non devi mai aspettarti nulla. Tu figlio puoi decidere di assecondarlo e fare l’avvocato, oppure ribellarti, in quest’ultimo caso ti dai anima e corpo alla musica ma dentro di te può succedere che le parole “non devi aspettarti nulla” abbiano più peso di quanto tu possa credere, e così da una parte ti sforzi come un pazzo perché devi dimostrare al tuo vecchio che si sbaglia, dall’altra parte, nel tuo profondo, sai che non ti devi aspettare nulla e quindi non ci metti quel “non sai chi cazzo sono” che in realtà è quello che ti permette di sfondare in quel campo. Ecco.. io credevo di sapere chi fossi e cosa volessi, mentre stavo semplicemente andando contro il mio vecchio, fiero di una diversità che era solo la scusa per non assecondare lui e di riflesso tutti gli altri umani. Ho fatto bene? Ho fatto male? Se sei arrivato fin qui, probabilmente hai capito che oggi è una cosa di cui mi pento, perché avrei preferito mille volte non essermi creato tutte queste stupide missioni basate sulle emozioni, insomma… oggi sarei curioso di sapere come sarebbe andata e cosa avrei scelto se quel giorno non avessi deciso di prendere in mano la chitarra perché non mi “cacava” nessuno. Forse avrei inventato un nuovo genere musicale con il triangolo, forse sarei stato un ottimo l’avvocato… purtroppo non posso tornare indietro per scoprirlo.

Nel chiuderla qui voglio però che sia assolutamente evidente il fatto che il tuo vecchio è comunque contento di quello che ha fatto nella sua vita. Sono contento di aver fatto 6 dischi perché ogni volta che li ascolto, ci sento dentro quella passione e quella voglia di comunicare, e chissenefrega alla fine se usavo una lingua che non capiva più nessuno solo per non dovermi porre il problema del “ma a qualcuno piacerà”: togliendo il mero egocentrismo e guardando quella roba che ho creato per ciò che è, ne sono profondamente orgoglioso. Lo stesso per tutto quello che ho scritto su questo blog, per le mie poesie… lo so lo so, è tutta roba che probabilmente continuerà a piacere solo a me e a pochi altri (perchè beh, insomma, qualcuno che ha apprezzato quello che ho fatto c’è stato), ma è pur sempre roba mia e c’ho messo l’anima. Ecco… vedi come alla fine mi giustifico! E’ sempre quella parte orgogliosa che dice: ma dai, sei sempre il top, sono gli altri a cui non frega nulla. Ma il problema è proprio quello, gli altri! Noi esseri umani siamo creature sociali, non possiamo vivere senza gli altri, non possiamo starcene in una grotta a cantarcela e suonarcela da soli perchè là fuori non ci capisce nessuno. La nostra natura è quella di confrontarci, di apprezzarci vicendevolmente approfittando delle differenze, di prendere e dare in egual misura (se non siamo bastardi)… la natura ci ha fatti così, l’evoluzione ha voluto che fossimo così perché il branco è sempre più forte del singolo (e non dico il branco di stronzi ma quello di chi si unisce per cambiare in meglio il mondo e gli altri); se così non fosse, non avremmo sentimenti come l’empatia, non risponderemo ai sorrisi con un sorriso (a meno che non siamo sociopatici), non ci innamoreremmo di nessuno! Insomma, figlio mio, prima di perdere la fiducia di poter essere capito, prova a capire un po’ di più chi ti sta davanti, scoprirai che a volte si creano delle sintonie strane tra le persone e che ci si può scolpire vicendevolmente senza dover per forza perdere qualcosa ma anzi, aggiungendo tanto valore a quello che già siamo; ci si può aprire agli altri senza per questo essere passivi e fare tutto quello che gli altri ci dicono, ma scegliendo di volta in volta quello che ci piace e riguardo quello che non ci piace… va bene lo stesso, perché ciascuno vede la realtà a modo suo, ma guai a non provare a guardare anche solo per un momento attraverso gli occhi di qualcun altro.

Ormai per me è un po’ tardi… ci sto provando, ma non so se ce la farò. Ci sono troppe strutture dentro di me ed il mio cervello da dinosauro mi fa tornare sempre indietro convinto com’è che non devo consumare troppo zucchero. Ogni tanto ho le mie piccole soddisfazioni, certo… se solo avessi queste convinzioni adesso, forse avrei fatto più strada con la musica, ma… basta! Quella è roba passata! Non si può cambiare ciò che è stato, ma solo ciò che è.

Ti voglio bene, e voglio bene anche a te Edoardo… sarai anche tu fantastico, ne sono sicuro.

art

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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