la cella degli amori estinti

Cosa ho sognato stanotte?
Ricordo solo il primo pensiero da sveglio: come mi sento felice!
Poi giusto il tempo di guardarmi intorno, inaugurare la giornata con il primo feroce starnuto, ed ogni ragione di felicità si era nebulizzata insieme ad altro.
Certe volte, quando sogno, mi piacerebbe avere più consapevolezza, vorrei riuscire a concentrarmi sulle esperienze oniriche vivendole con la medesima percezione lucida (o quasi) degli stati di veglia.
Se è vero ciò che dicono, e cioè che attraverso i sogni giungono messaggi della nostra essenza spirituale, allora la mia forza ancestrale deve sentirsi molto sola, perchè non ricordo mai i sogni che faccio, ed in questo momento sento di brillare davvero poco (mi conforta il fatto che l’influenza contribuisce parecchio a questo calo di energia).
Ieri ho sognato di frammenti del mio passato, visi di persone scambiarsi di posto nello spazio e nel tempo, e la triste consapevolezza di aver accumulato esperienze sentimentali oggi confinate alla cella degli amori estinti. Ho già scritto diverse volte di questo, di come si possa amare intensamente una persona, di come la si possa odiare per averci lasciato e di come, di lei, possa restare solo un opaco ricordo nella memoria quando ci innamoriamo di nuovo. Tutto questo mi fa pensare continuamente solo ad un fatto: che in fondo così come nasciamo e muoriamo soli, nello stesso modo viviamo da soli, ed ogni tanto riusciamo a tenerci un pò di compagnia, per poi tornare inevitabilmente soli, e di questo accontentarci perchè il nostro io più profondo è una stella sperduta nell’immenso universo. E allora rinchiudiamo i nostri amori in una cella senza finestre e gettiamo la chiave nelle profondità inaccessibili del nostro cuore. Dentro la cella i nostri amori estinti urlano, a volte li ascoltiamo con un pizzico di malinconia, altre ce ne disinteressiamo (almeno in apparenza). Poi quando arriva il momento di gettare nella cella un altro amore estinto, allora in quel preciso istante sentiamo le urla di tutti gli altri penetrarci nel cervello, e l’amore non ha più senso perchè ti senti vuoto, arido e rassegnato, ed è lì che arriva l’IO a riprendere possesso di quella metà del cuore in cui stava lei, la donna della mia vita, dolcemente intenta a dialogare con le parti più intime dell’anima, ad accarezzare le mie ferite e sostenere le mie battaglie, a regalarmi quella serenità così desiderata negli attimi di vuoto in cui pare che la vita non abbia senso. E’ meraviglioso donare la metà del proprio cuore alla donna che ami, vorrei non doverlo dimenticare mai, e per questo vado a trovare spesso la cella degli amori estinti, perchè possa ricordare sempre e comunque che il mio cuore ha bisogno di compagnia.
E’ dura affrontare i sentieri delle buie notti del cuore.
Una buona giornata a tutti.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

4 Commenti

  1. Tutto mi hanno detto nella vita, tranne che io sia un’ottimista. Era solo una sensazione derivante da un’esperienza. E’quella strana concretezza di cui sono fatte solo le cose immateriali come i sentimenti. Non è infondato ottimismo. E’ fiducia in ciò che di più vero si nasconde tra le pieghe dell’anima.

  2. altria: si, farsi buona compagnia è importante, lo interpreto anche nel senso che bisogna stare innanzitutto bene con l’altra persona
    kim: la tua visione è piena di ottimismo, di quel tipo cui ci si appoggia nei momenti in cui hai bisogno di credere che l’amore non sia solo una favola per romantici
    grazie delle vostre parole
    nico

  3. splendidamente poetica l’idea di una “cella degli amori estinti” dentro il nostro cuore.
    A volte, però, quello che cerchiamo dentro noi stessi, o quello che troviamo pur senza cercarlo, è un amore ancora vivo che aspetta solo il tempo in cui non essere sogno o aspettativa futura ma presente e concreta quotidianità.

  4. è vero. nasciamo soli e moriamo soli. ma nel frattempo almeno che ci si sappia fare buona compagnia. se no il concetto di due ha poco senso, ciao

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