AIdiocracy

13 Luglio 2026
4 minuti di lettura

Alcuni artisti sono stati lungimiranti nell’analizzare la propria realtà prevedendo gli scenari futuri, ed è probabile che ai tempi di Orwell o di Huxley, chi li leggeva non avrebbe mai immaginato che la cosa potesse davvero arrivare fino a quel punto.

Quando ho visto Idiocracy per la prima volta, beh… l’ho trovato divertentissimo ed anche potenzialmente profetico: in fondo è plausibile che a fare più figli siano persone meno sensibili al pensiero critico, cui basta un leader che le rassicuri con un “va tutto bene, fate figli” per convincerle… al contrario, i cosiddetti “intelligentoni”, con i loro mille dubbi e la sfiducia nel futuro, si riprodurranno sempre meno per non mettere al mondo creature che poi soffriranno, fino ad estinguere quella ramificazione della specie con un po’ di intelletto in più. Il futuro: un leader ex campione di wrestling e persone che si domandano perché i campi non producono più cibo nonostante vengano innaffiati di Gatorade tutti i giorni.

Ecco… proprio come i lettori di Orwell e Huxley, non avrei mai immaginato che quel modello sarebbe arrivato così pericolosamente vicino alla sua realizzazione, ed oggi mi ritrovo ad essere seriamente in pena per i miei figli che dovranno, ahimè, sopravvivere in una società brutale dove a comandare sono i peggiori esemplari.

Vedete, ho sempre pensato di dover ringraziare d’essere nato in questa epoca e non nel medioevo, quando la vita contava meno di zero e le ingiustizie erano all’ordine del giorno, ma la mia è sempre stata una posizione da privilegiato perché, se togliamo la società occidentale, la maggior parte delle persone di questo mondo non se la passa così diversamente da certe epoche. A questo si aggiunga che la nostra società occidentale così evoluta si sta popolando di persone completamente prive di senso critico, pecore impaurite dai media che cercano protezione in uomini violenti ed autoritari come l’attuale presidente degli USA. E come se non bastasse, adesso ci si mette anche l’IA.

Ma che c’entra l’IA in tutto questo?

C’entra… perché accelera il progetto di rincoglionimento delle persone, ed è una considerazione che sto sperimentando su me stesso. Fino a qualche tempo fa scrivevo le email di lavoro di testa mia… sono sempre stato bravo con le parole, chi legge il mio blog lo sa, ma non ho resistito a servirmi dell’IA nel lavoro per velocizzare un certo tipo di processi, che di certo non sono la scrittura di un libro. Oramai è circa 1 anno che uso ChatGPT per perfezionare le email, scrivere progetti ed analisi di requisiti e via discorrendo… e sono ancora uno di quegli utenti che rilegge quello che GPT risponde ed è in grado di capire se sono allucinazioni o meno. Ebbene, io che scrivo bene e che uso l’IA per stressarmi di meno, oggi ho avuto difficoltà a scrivere una email senza il suo supporto. Ero lì che pensavo: ma questo conviene metterlo prima e questo dopo, ma questo non è chiaro… ed altre cose che mi hanno portato a finire l’email dopo 10 minuti buoni, contro i 30 secondi che perdevo con l’IA ed i 3 minuti scarsi che impiegavo un tempo, quando facevo tutto da solo. Si potrebbe pensare che mi sono semplicemente abituato a finire sta roba prima, un po’ come quelli che fanno i conti con la calcolatrice e che, tornando alle operazioni in colonna, riscontrano tempi più lenti… ma non è così: le parole non mi venivano più fuori naturalmente, i periodi non fluivano, era proprio il mio cervello che non stava funzionando come ricordavo. Se continuo così, finirà che tra un po’ non saprò più scrivere una email da solo, o comunque non sarò soddisfatto del risultato.

ECCHISENEFREGA… tanto è lavoro. Beh, no… il lavoro, quello che ti inchioda su una sedia per 8 ore al giorno, è l’arco di tempo in cui dovrei usare maggiormente il mio cervello, visto che quando torno a casa sono dietro ai ragazzi o al massimo steso sul divano a vedere una serie tv spegni-cervello. Se anche per un’attività senza creatività come scrivere una email uso sempre l’intelligenza artificiale, sto impedendo al mio cervello di mantenere efficiente la sua capacità di esprimere pensieri in parole, e questo si riverserà inevitabilmente su tutti gli aspetti del cognitivo: la scrittura creativa, il dialogo con gli altri umani ed ahimè anche il comprendere testi che superino una certa lunghezza… perché a furia di leggere fugacemente le risposte dell’IA ed accontentarmi della soluzione a qualsiasi quesito, senza passare prima dalla ricerca consapevole, un saggio di 100 pagine mi apparirà come un ostacolo insormontabile; piuttosto chiederò all’IA di suggerirmi di volta in volta tutte le curiosità che mi balzano alla mente.

Ecco… quello che sto sperimentando su me stesso, e a cui sto già ponendo rimedio, le persone stanno iniziando a farlo inconsapevolmente. E la cosa che più mi spaventa è che i miei figli, che forse non arriveranno mai a sperimentare cosa significa andare a cercare la risposta ad una domanda in un testo, non faranno altro che interrogare l’IA ed accontentarsi delle sue risposte (che nel frattempo saranno pure prive di allucinazioni).

Il futuro di questo schema: AIdiocracy… non c’è dubbio.

Un cervello che non è più in grado di esprimere un pensiero complesso in decine di paragrafi ma che ha bisogno di supporto continuo; un cervello che chiede ad un computer di dargli la risposta ad una domanda che neanche lui sa di dover porre (e sono sicuro che molti dei ragazzi che fanno gli esami con l’IA sanno di cosa parlo)… ebbene, quello è proprio il cervello di un uomo del medioevo che riteneva giusto bruciare le streghe in piazza solo perché il potere aveva stabilito così; è il cervello dell’americano medio dei tempi di Frank Sinatra che non riusciva proprio a digerire che un uomo di colore dovesse avere i suoi stessi diritti… perché alla fine, togliendo l’intelligenza ad un cervello, quello che resta sono gli istinti primordiali: seguire come pecore il più forte, isolare i diversi, non mettere mai e poi mai in discussione i santi insegnamenti dell’Antico Testamento… ho fatto un po’ di mischione di robe, ma credo di aver reso il senso del problema.

Adesso sono qui a scrivere di tutto questo e nessuno se ne stupirà… domani, quando il paradigma sarà cambiato, probabilmente qualcuno si chiederà: ma come facevano un tempo a fare tutte quelle cose senza l’IA? Così come noi oggi pensiamo: ma come facevano le persone a vivere senza luce elettrica.

Non mi piace essere catastrofico e pessimista, ma non vedo un futuro granché roseo per i miei figli… sempre che anche loro non finiscano per impigrirsi ad un punto tale da decidere di innaffiare il basilico che abbiamo nel vaso con il Gatorade…. guai a voi, eh!

art

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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