Tamarri al potere

11 Marzo 2026
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2 minuti di lettura

Quando ero più giovane, mi accusavano di essere un tantino classista. Mi piaceva leggere Kafka, adoravo i poeti maledetti e mi sentivo un filosofo esistenzialista illuminato… naturalmente, a buona parte delle persone che avevo intorno, cui interessavano solo il calcio, la vulva e la birra al pub il sabato sera, non fregava un bel niente di tutto quello che potevo raccontargli. Così risultavo un tizio un po’ pesante, persino deprimente. La mia reazione fu pensare che io fossi semplicemente un po’ più in alto di tanti altri e che, come il superuomo di uno dei filosofi che amavo di più, Nietzsche, sarei finito a vivere in solitudine nelle grotte, lontano da tutti.

A conti fatti e col senno di poi, le persone con cui mi confrontavo al tempo erano di intelligenza media — esattamente come me. La differenza col sottoscritto era che avessero semplicemente scelto di evitare le seghe mentali e di godersi la giovinezza con il massimo della leggerezza. Tra loro c’erano conoscenti, ma anche amici (che mi facevano incazzare tantissimo), c’era pure chi apprezzava Jovanotti, ma si è sempre trattato di persone buone — o almeno i più — capaci di distinguere chiaramente ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, e soprattutto ciò che è normale da ciò che invece è tamarro.

A quei tempi non potevo avere contezza di chi fossero davvero i tamarri, e tantomeno di quante specie potesse contare questa razza. Definivo “tamarro” il tipo di persona che non sapeva esprimersi bene e che, se gli facevi un discorso su argomenti che non conosceva, ti guardava con occhi vitrei (il termine dialettale che mi piaceva usare ai tempi era “avvitriati” – la tr va pronunciata con la lingua tra i denti). Col senno di poi — aiutato anche dalla moltitudine di voci a cui i social hanno dato un microfono — direi che il tamarro non è tanto uno che non sa, quanto uno che non ha nessuna curiosità di sapere: davanti a qualcosa che non conosce, invece di farsi una domanda, ti guarda “avvitriato” e passa oltre. Ha le sue idee sul mondo, ovviamente per nulla originali, ed è molto difficile, se non impossibile, fargliele cambiare — a meno che tu non sia un presidente, uno coi soldi o il suo datore di lavoro. Quand’ero più giovane, credevo che quella specifica e rara categoria di umani non avrebbe mai potuto rappresentare l’istituto, né tantomeno sognare di diventare il fidanzato di qualche super girl del quartiere… un tamarro era uno da cui gli altri si tenevano alla larga. Quindi, nel mio “classismo”, il tamarro non era nemmeno incluso: era proprio impossibile da classificare. Io adoravo Peter Gabriel nei primi Genesis, gli altri Jovanotti, ma il tamarro… boh. Come capire a cosa fosse davvero interessato, se attraverso i suoi occhi vitrei l’assenza di curiosità era del tutto evidente?

Crescendo, ho pian piano cambiato idea su diverse cose: anzitutto sul fatto che esistesse un solo tipo di tamarro, e poi sul fatto che i tamarri fossero in minoranza. Oggi credo di essere arrivato alla triste certezza che siano diventati i modelli della società: li ritrovi in tutte le forme di intrattenimento, dalla musica (vedi l’ultima vittoria sanremese) al cinema e alla televisione, dove da Twin Peaks siamo passati a… be’, a tutta una serie di stronzate inguardabili che per “politically correct” evito di citare (giusto per non rischiare che qualche mio buon amico le guardi solo per svuotare la mente). Ad ogni modo, la constatazione triste che sto facendo è che i miei figli cresceranno in un mondo dominato da tamarri, dove si applaudono presidenti che si fanno circondare da telepredicatori per ottenere la grazia di fare una buona guerra, dove le persone si urlano in faccia le une contro le altre senza essere più capaci di rimettersi in discussione.

Forse è questo che, alla fine, ci hanno fatto decine di anni di tv berlusconiana: hanno preso il tamarro — quello da cui noi ci tenevamo alla larga — e l’hanno messo in prima serata, trasformandolo da eccezione a modello da imitare.

E allora ripenso a quel ragazzo che leggeva Kafka e si sentiva un superuomo destinato alle grotte, lontano da tutti. Mi faceva ridere, col suo classismo un po’ ridicolo. Ma forse aveva capito una cosa prima di me: che le grotte, prima o poi, ce le saremmo dovute scavare tutti da soli.

E che katz…

art

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

2 Comments Lascia un commento

  1. caro Nicola, ricordo perfettamente il tuo periodo in cui ti nutrivi di filosofia, di riflessioni profonde, di arte e soprattutto di musica di altissimo livello….in mezzo a tamarri che solo perché non ti capivano ti scartavano o ti bollavano come “uno strano”. Io invece proprio per quel tuo essere geniale e profondo nonostante l’età ti ho sempre apprezzato. Tra i più bei ricordi di quegli anni le lunghe chiacchierate filosofiche ed esistenziali ascoltando le Orme, i Marillion e tanti altri grandi. I tamarri sono tanti, è vero, ma sono orgoglioso di non far parte di quel gregge e dovresti esserlo anche tu, anche se nella vita quella maggioranza domina e schiaccia i “tipi strani” che ancora hanno il vizio di usare un loro cervello personale….Resistiamo alla barbarie caro Nicola!

    • ei gio… è sempre un piacere ritrovarti qui, certo… era più bello quando ci facevamo le chiaccherate di persona, il botta e risposta è sempre più costruttivo rispetto ad un commento ed un ringraziamento sul commento, ma spero faremo in modo di rivederci nonostante la distanza.
      I tempi della nostra adolescenza e post adolescenza :) sono stati grandiosi anche per questo, in fondo era bello sentirsi “i tipi strani” quando c’erano altre persone come te… e la società al tempo non ci obbligava a conformarci agli standard.. da adulti invece, indossare la maschera di quello che più o meno va bene per tutti, per me è diventata più che un’abitudine… direi una necessità… ma non è stato certo un caso l’aver tentato la strada dell’artista, davanti al successo ed ai soldi che ne derivano, le persone giustificano qualsiasi eccentricità :=) … certo, di questi tempi sembra che anche diventare presidenti sortista un effetto simile.
      Un abbraccio amico e a presto

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