Informati, sennò non sai di cosa parlare con gli altri!

25 Luglio 2026
5 minuti di lettura

Da quando sono fuori dai social, ho iniziato a rendermi conto dell’enorme danno che i media hanno fatto e continuano a fare alla società. Esattamente come un tossico che sceglie di non prendere più la sua droga, sto vedendo chiaramente il codice che trasforma le vite di tutti noi, se vogliamo: il mondo che appare a Neo quando sceglie la pillola rossa, con la sola differenza che dietro non c’è una regia vera e propria, o almeno non sempre.

Scrivere di questi argomenti per me è sempre difficile, non sono un antropologo nè tantomeno un sociologo che ha divorato centinaia di testi e osservato buona parte delle persone, le mie osservazioni si basano su quanto sperimento nel mio piccolo, sulle conversazioni che sostengo con mia moglie, gli amici ed i colleghi di lavoro… non ho nè la possibilità nè la preparazione per poter scrivere un saggio sull’argomento quindi vogliate perdonarmi se posso sembrarvi ingenuo.

Anzitutto vorrei partire da un assunto. Quando ero ragazzo i media non erano così presenti nelle vite di tutti noi come adesso, perchè è evidente che se una volta, per informarti, avevi bisogno della tv o dei quotidiani, adesso le notizie te le sbattono in faccia su qualsiasi canale, e se comunque rinunci a leggerle direttamente, ti arrivano lo stesso sul commento del solito gregario ignorante di una certa destra che trasforma qualsiasi cosa in attacchi alla sinistra, o del solito buonista radical chic di una certa sinistra che fa esattamente la stessa cosa al contrario… insomma, al solito, bianchi e neri che si fanno la guerra e che fintanto che sei nel mondo social, ti sorbisci anche se non lo vuoi.

E’ di questi giorni la notizia della morte di un uomo a Bologna, pare a seguito di una normale operazione di polizia. Ho seguito la notizia solo da qualche flash alla radio, che ultimamente ascolto spesso, e per fortuna non mi sono ritrovato bombardato dalla solita polemica social che si accende dopo questo tipo di eventi (seguito a quello del gioielliere condannato per aver ucciso due rapinatori in fuga).

Ora che non sono più nei social, non sono stato trascinato volente o nolente nelle solite diatribe, e mi sono accorto di come questo semplice fatto abbia avuto un effetto totalmente diverso su di me rispetto a quello che ha avuto, ad esempio, su mia moglie. Lei stava ancora a discutere del solito cretino che sulla notizia dell’uomo ucciso aveva espresso, in pessimo italiano, il suo disprezzo verso chi aveva votato sindaci di sinistra che a bologna e bla bla bla… solita roba sentita sul gioielliere, occasione per la solita critica alla magistratura. Insomma, guardando dall’esterno, senza il carico di indignazione e rabbia che mia moglie provava leggendo tutti i vari commenti del popolo social, la mia sincera reazione è stata: ma chi se ne frega… e qui devo stare attento a dire la cosa giusta, perchè “chi se ne frega” suona come se non me ne importasse che è morto un uomo, e invece me ne importa, c’è una famiglia da qualche parte a cui importa moltissimo. Quello di cui non me ne frega niente è un’altra cosa: è la mia rabbia, il mio commento, la mia posizione sulla faccenda. Non servono a niente e a nessuno. Non servono a quell’uomo. Mi facevano solo sentire dalla parte giusta. Ci sarà un’indagine, se ne occuperanno altri… e così la storia del gioielliere, katz, abbiamo delle leggi, abbiamo una magistratura, se la legge dice che non puoi uccidere due persone a sangue freddo mentre scappano, ed è una legge che nessuno ha mai messo in discussione, perchè mai io devo stabilire che non debba esser valida e allo stesso modo perchè devo incazzarmi per chi non la pensa come me… questo succede solo perchè i media decidono cosa deve interessarci e cosa no! Ed è questa la roba che mi fa più impazzire… c’è sempre stata, ma fino a quando non sono arrivati i social, beh… potevi anche tirartene fuori… adesso, ogni cosa che succede, ognuno tira su la sua katz di bandiera e vomita merda sulla bandiera dell’altro, e tutto questo per qualcosa che neanche lo riguarda da vicino… voglio dire, ci riempiamo di odio verso qualcuno, blateriamo e perdiamo il nostro tempo, ripetendo questo atteggiamento ad ogni nuova proposta mediatica, per che cosa?!!!

E qui mi devo fare anche una domanda scomoda, perchè sennò questa pagina diventa una pacca sulla spalla che mi do da solo. Tirarsi fuori è facile per me. Io non rischio niente durante un controllo di polizia, non sono io quello che potrebbe finire dentro un flash alla radio. Chi rischia davvero non se lo può permettere, di dire “non è affar mio”, e ogni tanto, storicamente, è stata proprio la gente incazzata tutta insieme a far muovere qualcosa che sennò non si muoveva. Quindi non è che me ne sto fuori perchè sono più intelligente. Me ne sto fuori perchè quello che facevo prima non era interessarmi, era tifare.

Mentre scrivo, mi vengono in mente le parole di mio padre, quando a pranzo gli chiedevo di non tenere accesso il telegiornale, perchè era noioso… mio padre mi diceva: se non ti informi poi non sai di cosa parlare con gli altri. Santo cielo, non è una cosa che approvavo allora e non la approvo neanche adesso. Credevo che ciascuno di noi potesse avere un mondo interiore completamente originale, e su quello ce n’era da parlare con gli altri… eccome… poteva solo fare bene visto che qualcosa di te sarebbe passata ad un altro e magari qualcosa dell’altro poteva anche passare in te. Invece, col tempo mi sono disincantato (anche perchè bisogna che ci sia qualcuno interessato e capace di uno scambio di pensieri originali), e sono finito anch’io tra quelle bandiere urlanti, drogato mio malgrado da un eccesso di informazioni dove i giornalisti decidono di cosa devono parlare le persone, e fanculo qualsiasi pensiero originale: il giornalista da una notizia, lo fa in maniera apparentemente neutrale, chi è di destra però trova il suo modo di interpretarla e commentarla e così chi è di sinistra. Il fatto dell’uomo ucciso a bologna sarà per chi è di sinistra la prova che lo scudo penale e bla bla, la polizia e bla bla… mentre per chi è di destra il fatto che i sindaci comunisti e la piazza violenta e bla bla bla.. sempre due bandiere: bianca o nera! E lo dico sapendo benissimo che una delle due bandiere mi è più simpatica dell’altra, e che la mia prima tentazione leggendo quei commenti è di trovare più cretino uno dei due. Che è esattamente la trappola.

Adesso, pensare che dietro questo meccanismo ci sia un piano ben preciso, qualcosa che i governi appoggiano e foraggiano in modo da esercitare il vecchio stratagemma del “dividi et impera”, è la prima cosa che verrebbe in mente… ma ho resistito a questa tendenza, che poi è propria del cospirazionista che quando intravede la possibilità di una schema pensa subito al complotto. La triste realtà è che si tratta di un effetto della moderna società dell’informazione che per vendere pubblicità, ha centuplicato la produzione di notizie. Credete che non ci sia stata neanche 30 anni fa una notizia ogni 10 giorni su qualcosa che poteva accendere dibattiti, certo che si… solo che non c’era questa spaventosa utenza alimentata dai social che sarebbe stata interessata alla questione. Senza la possibilità per chiunque di dire la sua, non ci sarebbero stati thread infiammati sulla rete e quindi nessun rimbalzo virale che avrebbe portato quel giornale o social al numero di visualizzazioni utili a guadagnarsi la sua fetta di torta. Il fatto è la materia prima. Il prodotto siamo noi che litighiamo.

Ebbene, credo di aver tutto e sono contento di aver trovato il tempo di farlo perchè non si sa mai, dovessi rincoglionirmi e dire ai miei figli, tra 20 anni, informatevi perchè sennò non sapete di cosa parlare con gli altri, loro potranno sbattermi in faccia questa pagina.

E allora… fanculo i media, le notizie e soprattutto i social.

art

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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