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20 Aprile 1994 Pozzallo ore 11:15

7 minuti di lettura
Inno al SuperAmore
Sono quasi le undici e penso
a come esaltare un sentimento
non crediate che sia facile giudicare
ciò che hai scoperto da troppo poco tempo.
C’è un sentimento che si chiama amore
si dice che possa dare gioia, ma anche dolore
a volte consuma l’anima, a volte indurisce il cuore
spesso rende invincibili
fieri di sé ed irresistibili.
Ma c’è qualcosa di più del semplice amore
qualcosa che ti scuote da dentro con più decisione
ascoltatemi, vi parlerò di SuperAmore
Son quasi le dodici e penso
a quanto sia difficile esaltare un supersentimento
parlo di superamore e mi appresto a dimostrare
quanto sia tremenda e dolce l’arte del superamare.
Francamente non saprei cosa dire
se mi si chiede se amicizia lo si può definire
giacché è insieme amicizia e amore
che si condivide con qualcuno che possederà a vita il tuo cuore
si manifesta come un affetto incondizionato
che distrugge dentro ma ti può salvare
non ci crederete ma grazie ad esso ho già accettato
che c’è qualcosa di più forte del semplice amare
Mi dispiace è così immenso ciò che provo
che non riesco neppure a definirlo
è così difficile essere un uomo
SuperAmore può facilmente sfinirlo.
Ascoltatemi se vi dico
che morto io ne resterà solo un mito

Sono trascorsi già dieci giorni dall’ultima mia incursione in cui sfogavo su queste pagine tutte le mie attuali paranoie politico esistenzial amorose. Tutto sommato, a parte certi momenti in cui mi pare che il destino si prenda gioco di me regalandomi un’infinita serie di coincidenze negative, il mese di Aprile può considerarsi costruttivo per il mio spirito. Ultimamente sono arrivato a stupirmi di me stesso, ho scoperto di avere una qualità in più ed esattamente la capacità di aggiornarmi velocemente a delle particolari situazioni, lascia che ti faccia un esempio: ho da poco avuto una piccola discussione degenerata in coalizione con graduati e comuni, stranamente invece di rispondere alle provocazioni con una battutina ironica seguita dal solito vaffanculo ho reagito alle provocazioni con un discorso tranquillo e posato fatto di parole pungenti come mille pugnali, successivamente mi sono armato di quieta indifferenza e apparente domabilità, reazioni che automaticamente hanno privato le vittime di tale atteggiamento di ciò che avevo gratuitamente elargito con gli atteggiamenti precedenti: la confidenza. Adesso credo non sia più necessario sforzarsi di fingere una superficie, o almeno non sempre. La vita militare è già stressante per definizione, se poi all’inutile perdita di tempo cui ci si costringe si aggiungono prepotenze e imposizioni diventa davvero un inferno, che si eseguano gli ordini con distacco senza curarsi delle lodi e dei rimproveri allora affinché il superiore non ottenga la più misera soddisfazione a conferma del suo ruolo assoluto di padrone della vita e artefice della rovina del comune. A parte le conquiste sociali le più importanti, anche se probabilmente provvisorie conquiste le ho raggiunte in campo spirituale benché ancora non riesca ad immaginare qualcosa di più indefinito e generico di questo concetto. La lettura del testo illuminato di Nietzsche Al di là del bene e del male mi ha aiutato a far luce su una sensazione che non riuscivo a focalizzare bene, ed esattamente l’insensato amor fati che mi ha sempre impedito di abbandonarmi al nichilismo estremo pur riconoscendo la vita come una condanna e le buone emozioni come delle illusioni. La spiegazione che sono riuscito a darmi a suo tempo è stata la paura, prima conseguenza dell’istinto di autoconservazione, di accettare la morte dell’anima e di conseguenza la fine di ogni sensazione. Ma come può la sola paura in un essere razionale opporsi alle certezze raggiunte, forse nel caso di dubbi poteva anche giustificarsi, ma di fronte a delle certezze mi pare assolutamente inadeguata come spiegazione. Ed ecco ancora la prova di quanto si possa imparare dai grandi uomini ché in fondo sono sempre persone, e come tali provano le medesime cose che proviamo noi solo riescono a dargli una dimensione terrena, a concretizzarle in riflessioni e parole. Nietzsche sostiene che appannaggio del Superuomo sia fare affidamento sulla legge prospettica e cioè osservare ogni singola cosa da angolazioni sempre differenti per poi demolire ogni certezza scritta, in un secondo momento, quando si è già preda del nichilismo affidare le proprie azioni alla volontà. Affermare la propria volontà di potenza significa dunque non solo liberarsi dal nichilismo ma anche creare qualcosa al di sopra di sé e di tutto ciò che è già stato scritto, e mai fermarsi in quest’opera di demolizione e ricostruzione. Adesso ho ben chiaro il mio ruolo in questa vita, per anni ho lasciato che la mia volontà di potenza dormisse nel mio cuore e adesso non posso più affidarmi ad una sensazione, adesso è giunto il momento di superarsi, scardinerò ogni dogma operando attraverso la legge prospettica, già, perché se non ci fossero così tante certezze da scardinare allora creare sarebbe molto più facile… provo quasi simpatia per i teologi e gli idealisti adesso, mi daranno un bel po’ di materiale da contestare, finalmente non avrò più il tempo di soffrire, ci sarà tanto di quel lavoro che non mi basterà l’intera esistenza.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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