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12 Luglio 1995 Mercoledì ore 21:30

Non credo di aver preso una paura più grande nella mia vita come quella di due giorni fa. Arrivo in radio e mi imbatto in Cristina, bella come non mai. Mi sono sentito piuttosto  imbarazzato ma lei sembrava non accusare alcun tipo di disagio, era fredda e distante, cordiale come con qualsiasi essere mortale. Non nego che la cosa non mi abbia stupito, in fondo poteva essere un modo per coprire il suo imbarazzo ma, credimi, di imbarazzo proprio non si trattava, piuttosto sembrava rassegnata. Ho cercato di riacquistare la sua fiducia ma dopo poco tempo mi sono visto assalire con la frase: Tu hai chiuso con me. Il tono della sua voce era così fottutamente definitivo, e il suo sguardo così freddo… non ho saputo reagire e balbettando sono uscito dalla stanza trasmissioni. Alla fine del programma mi ha raggiunto in sala registrazione, dove mi ero rinchiuso per soffocare il mio dolore con un po’ di buona musica, ha posato l’accendino che le avevo regalato sul tavolo e ha detto: Grazie anche per questo. A quel punto avrei voluto alzarmi, stringerla forte a me e spiegarle il motivo di tutto, dirle che l’amavo con tutto il cuore e che non avrei sopportato di perderla, implorarla di perdonarmi… ma la sua aria rassegnata, il suo fare distaccato, mi hanno impedito di farlo e, appena è uscita dalla stanza, ho pianto senza lacrime. Poco dopo sono andato a casa, la tristezza era a livelli così alti che quasi la confondevo con la gioia, un terribile peso opprimeva il mio cuore, una straordinaria tensione bloccava i miei arti costringendomi a distendermi sul letto. Verso le sei arriva la sua telefonata, la sua voce mi riempie di gioia e in me ritorna la speranza di poter riprendere, tutto ha perso significato in quegli istanti, ogni possibile problema è scomparso, solo ciò che avrebbe detto importava e, quando ha detto che voleva vedermi per restituirmi le cose che le avevo donato, chiusa la conversazione con queste agghiaccianti parole non ho resistito, sono corso in cucina e ho bevuto appeso alla bottiglia di Sherry. Barcollando mi sono poi diretto alla radio, dopo un certo tempo ha telefonato e mi ha detto di non aspettarla perché non sarebbe venuta. Io, preda del nervosismo, ho usufruito del mio stato fisico per mascherare la grande angoscia che mi opprimeva, poi, dato che lei non voleva che la gente che stava intorno a me fosse messa al corrente della situazione, sono sceso in strada e l’ho chiamata da una cabina, poi, interrotto da un tizio che aspettava da quasi mezz’ora, da un’altra e infine da casa. Dovevo trovare la forza dentro di me di spiegarle tutto, lei mi ha assalito con rabbia e delusione, mi ha detto delle cose terribili, quelle cose che effettivamente io desideravo, quando mi pareva ancora una soluzione definitiva l’abbandonarla, pensasse di me. La voglia di riabbracciarla ha avuto il sopravvento, il mio progetto è caduto ed io sono riuscito, con successo, a spiegarle la vera causa del mio gesto. Ci siamo incontrati sul tardi in radio, un abbraccio e la solita frase: Come se niente fosse accaduto.

Adesso sono più felice, vorrei tenerti nascosto per il momento ciò che mi ha detto a proposito della lettera che non ho mai ricevuto. Non è cambiato nulla, anzi, lei sta comportandosi in modo strano, e poi riusciamo a vederci solo in radio e pare che lei sia troppo impegnata per concedermi un po’ di tempo, le serate di una volta sono solo un dolce ricordo, idem per i teneri abbracci, qualcosa è cambiato ma non importa, l’importante adesso è l’essermi rappacificato con lei. La amo tantissimo, è la cosa più bella che mi sia capitata.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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