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1 Novembre 1995 Mercoledì ore 9:10

Anche questa notte non sono riuscito a dormire per più di tre ore, ancora di tanto in tanto sopraggiungono attacchi di conato. Ieri quando sono uscito dalla radio mi sono preoccupato , l’angoscia non aveva mai raggiunto livelli così alti e ho temuto per l’equilibrio chimico del mio cervello… probabilmente consulterò presto uno psichiatra che mi prescriva dei farmaci per combattere questa depressione che non ha un nome e che, se lasciata libera di agire, potrebbe divenire una malattia. Sento di aver perso l’interesse per ogni cosa, la musica non mi consola affatto…se solo ieri fossi stato con Cristina, quante cose sarebbero cambiate… se tutto fosse davvero tornato come prima avrei vissuto per l’eternità con la convinzione di Superamare (naturalmente fino a quando non si fossero presentati dei problemi seri)… ancora continuo ad avere questi attacchi di vomito. Ma devo essere sincero con Cristina? Certo, se amo almeno devo cercare di non comportarmi da egoista, e se questo dovesse compromettere ancora di più il nostro rapporto, pazienza… la mia salute andrà a puttane ma almeno potrò dire a me stesso di essere stato onesto. E poi, in ogni caso, non credo che Cristina adesso abbia intenzione di comportarsi come promesso al telefono lunedì notte. Non riesco più a togliermi dalla testa il pensiero che la dolce Cristina che conoscevo io sia accidentalmente deceduta… l’ho persa definitivamente, adesso lei ha scoperto un mondo che quando stava con F. o me ancora non conosceva a fondo, un mondo che ha contaminato la sua anima, quello dei disgustosi e spiritualmente deformi Power. Lei non c’è più!

E adesso mi resta solo il nichilismo, nulla in cui credere e quindi nulla per cui vivere. Non ho uno stimolo degno di essere considerato tale, il mio mondo sta crollando ed io mi sento intrappolato in una gabbia d’acciaio troppo stretta, sto vivendo la realtà della condizione umana, e non c’è volontà di potenza che possa cambiare la mia situazione.

Ma cosa accade, perché mi è parso di aver scritto un mucchio di stronzate, perché ho l’impressione che stia cercando di dare un nome a qualcosa che… che non so definire. Cosa mi succede, sento salire dentro un’impulso suicida che non riesco a fermare, sono consapevole solo adesso che scrivendo non ho fatto altro che rimandarlo… non voglio… devo uscire!

ore 13:05

Ho realizzato di avere bisogno d’aiuto, questa mattina dopo averti scritto sono crollato. Ho cercato disperatamente V. nella speranza che mi riferisse qualche novità… lo odiavo perché aveva passato la serata con Cristina. Per tutta la mattina ho vissuto un’angoscia indescrivibile, un disagio che interagiva persino col mio organismo: troppe volte ho avuto stimoli di conato dovuti al nervosismo. Sono passato dalla radio dove ho incontrato Claudia, non aveva senso neppure sfogare il mio dolore, niente aveva un senso.

Giannantonio è salito in radio qualche minuto dopo e mi ha invitato ad una scampagnata, c’erano tutti gli amici di scuola… niente, niente mi dava conforto. Si è accorto che qualcosa in me non andava, mi ha chiesto che mi prendeva ma… niente, non aveva nessun senso parlarne, niente aveva un senso.

Verso le 11:30 non ce l’ho fatta più, le ho telefonato, ho desiderato fortemente di parlarle e forse in quel momento ho recuperato la cognizione della causa di ciò che mi stava accadendo. Le volevo dire che mi sbagliavo su Superamore, che quella tragi-meravigliosa sera è stata solo una conseguenza della paura di perderla… volevo dirle che l’amavo perdutamente, che stavo troppo male… ma lei, lei donna senza cuore… non mentivo quando giuravo di averla capita, tuttavia in buona fede ho mentito quando promettevo di amarla senza condizioni, anche senza pretendere un legame. Perché in realtà Superamore non è mai esistito, non perché io non sia stato in grado di applicarlo, ma perché oggettivamente è un sentimento non umano, teorizzabile ma non applicabile alla realtà, e l’universo di Art non può contenere elementi che siano fuori di me, e il naturale collegamento di cui parlavo quando ero convinto di Superamare Cristina, mi ha ridotto nelle condizioni in cui ero questa mattina, condizioni evolutesi pericolosamente ora. Ho inserito il gettone e ho composto il suo numero, ha risposto lei ed io, subito, le ho domandato se si era pentita di quello che aveva detto sabato. E lei con una freddezza paurosa mi ha risposto “No, ma non farmene pentire adesso”… ho capito che era tutta una finzione, amore dentro me ha fatto uno strafottuto casino, sono ritornato a casa dopo aver gridato e pianto per tutto il tragitto, non sono riuscito a nascondere il mio stato ai miei, mia madre mi ha chiesto spiegazioni sullo stato pietoso in cui versavano i miei occhi, rossi, incavati e con due borse nere che pendevano di sotto. Ho giustificato il tutto presentando il mio aspetto come la conseguenze di un’influenza non lasciando mia madre pienamente convinta, mi sono coricato nella speranza che il sonno potesse farmi dimenticare la mia condizione. E’ stato allora che è sopraggiunta la disperazione, mio fratello è entrato nella stanza per coricarsi vicino a me, neanche quella creatura è riuscita a consolarmi, realizzavo che con Cristina avessi definitivamente chiuso ma non riuscivo a ricondurre questo fatto al mio stato, credevo che avessi perduto la fiducia in tutto e la mia naturale predisposizione all’ipocondria mi ha fatto apparire il tutto come una terribile malattia inguaribile. Non riuscivo a reagire, forse non aveva senso neppure tentare di farlo, in me viveva ancora una parte di lei, o forse io non c’ero più e c’era solo lei, concentravo la mia attenzione solo su di un incontro che lei mi aveva promesso al telefono e del cui esito ero già perfettamente consapevole. Ho anche pensato di fingere di non avere problemi e continuare con lei come da copione, ma non trovavo in ogni caso alcun sollievo perché non mi spiegavo la causa di quel nichilismo assurdo. Ho realizzato ancora che non mi sarei liberato più di quel peso, sono saltato giù dal letto in preda alla follia, tornava ancora più violentemente l’impulso suicida di questa mattina, tornava ancora più motivato, avrei potuto sconfiggere quella malattia solo uccidendomi, per la prima volta non ho avuto paura del nulla, forse perché mi trovavo in qualcosa di immensamente più angosciante del nulla. Stavo per uscire dalla porta quando mia madre si è messa fra me e l’uscio: “Sei strano”, mi ha chiesto “ti piace qualcuna ehhh?”. Non sai quanto le abbia voluto bene in quel momento… ho voltato le spalle all’uscio e ho osservato la stanza d’ingresso, le immagini di mio fratello che scartava i regalini dei morticini, di mio padre seduto sulla solita poltrona col solito giornale, di mia madre indaffarata in cucina, scorrevano davanti ai miei occhi come i fotogrammi di un film visto a rallentatore. Successivamente mi è balenata dinanzi agli occhi la faccia di Tano, e dietro quelle dei miei più cari amici, le lacrime mi sono salite agli occhi come adesso che rievoco con tenerezza quel momento, ho guardato al mio proposito di uccidermi con disprezzo… non potevo farlo, non potevo abbandonare tutti, era una responsabilità troppo grande, insomma non dovevo essere solo io a decidere se uccidermi o meno.

L’angoscia tuttavia aumentava, in fondo il suicidio era una soluzione e dopo aver realizzato che doveva essere scartata ero punto e a capo. Ho pregato Dio di portarmi via e di cancellare il mio ricordo dalla mente delle persone che mi amavano continuando ancora a trascurare il non trascurabile particolare che non credevo affatto in lui. Dovevo trovare un amico a cui rivolgermi, cominciava a prendere forma l’idea che avessi avuto bisogno d’aiuto e non di conforto. In principio ho avuto paura che fosse un’altra illusione destinata ad essere smascherata nel giro di qualche minuto; ed è stato in quel momento che ho ricordato quell’articolo che parlava dell’anfetamina che fa innamorare. Quell’anfetamina agiva e agisce ancora sul mio cervello, quell’anfetamina che regala all’uomo il paradiso, in caso di amore non corrisposto muta effetti e gli spalanca le porte dell’inferno… e allora, aspettare che il suo effetto svanisse era l’unico pensiero che dominava, ma sarebbe svanito se io non avessi fatto qualcosa? Ancora non ero nelle condizioni mentali di capire quanta forza si nascondesse dentro di me, ché il vero Art l’avevo tenuto nascosto, ché il vero Art può essere infinitamente malinconico ma trarre gioia dall’immenso valore della propria spiritualità, ché non si rassegna mai e non perde la forza di combattere per una giusta causa mosso da quella volontà di potenza che gli ha insegnato ad usare il suo grande maestro Nietzsche.

Ma il vero Art aveva bisogno d’aiuto come ne avevo bisogno io, e d’un tratto sulla strada del ritorno ho accettato questa soluzione, ho reagito con la forza di mille uragani e gli occhi mi si sono inzuppati di lacrime per l’emozione. Sto già aiutando il vecchio Art a venir fuori, oggi o domani parlerò con mia madre perché acconsenta alla mia decisione di andare in analisi per curarmi da questa malattia. So di avere la forza e soprattutto le motivazioni per superare questa situazione e al risveglio sarò un uomo diverso. Non mi trasformerò in un mostro senza cuore, forse diventerò un zinzino misogino, non più succube delle emozioni inutili apprezzerò il sentimento genuino dell’amicizia non voltando le spalle a quello meno disinteressato dell’amore, ma niente sarà troppo importante, e se qualcosa verrà a mancare non dispererò perché avrò sempre me stesso su cui contare. Ed ecco che mi ritorna alla memoria una frase di una poesia di Kipling: – se né amici né nemici riescono a ferirti, pur tutti contando per te ma troppo mai nessuno, il mondo è tuo con tutto ciò che ha dentro e ancor di più, ragazzo mio, sei uomo – .

Adesso riesco ad accettare il rifiuto di Cristina, la mia mente è libera. Adesso la Cristina che conoscevo è morta ed io dovrò abituarmi a questo, ma non essendo più importante della mia spiritualità recuperata, non mi crea troppi problemi. Ancora non sono guarito completamente, credo che l’analisi e il tempo possano dare un grande contributo.

ore 15:35

Come ho potuto dimenticare gli amici accusandoli di ipocrisia, come sono riuscito ad abbandonare le mie passioni, come ho potuto lasciare che il mio ego si mettesse da parte per poi sprofondare nel buio dell’annientamento spirituale. La causa è stata il non voler accettare che sono un uomo e dei sentimenti nobili l’uomo può solo parlare o scriverne, ma mai sperimentarli con un’altra persona. A che vita mi avrebbe condannato Cristina se avesse lasciato che il mio ego si fosse neutralizzato al contatto col suo… quale rovina per un uomo vivere con un ego altrui. Adesso amerò come devo amare, forse non riuscirò a farlo perché non troverò la persona giusta ma intanto ho me stesso. Art vive, è ancora un po’ assonnato per il lungo letargo cui l’ho costretto ma con un po’ d’aiuto esterno tornerà come nuovo, sicuramente migliore. Sto godendo più di prima nell’ascoltare la mia musica, i Jethro Tull hanno rinfrancato il mio spirito… non ho perso la sensibilità musicale, ancora ho da recuperare ma sarà solo questione di tempo, e il tempo non mi spaventa più.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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