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Sempre più spesso in questi giorni mi capita di domandarmi del perchè si soffre. Ci sono dimensioni di sofferenza sempre diverse, quella per la mancanza delle esigenze di prima necessità: il cibo, la libertà, la salute; poi ci sono le sofferenze secondarie: la mancanza di un lavoro, le preoccupazioni per il futuro, la difficoltà di pagare un affitto o il mutuo o il cibo per tutta la famiglia; poi le altre sofferenze: la solitudine, l’amore che finisce, gli ideali infranti; ecco, quest’ultimo tipo di sofferenza non c’entra nulla con la sopravvivenza eppure rende la vita vuota, a volte indegna di essere vissuta… è la sofferenza di chi ha tutto, di chi ha da mangiare e nessun problema di salute, di chi può entrare ed uscire di casa o dal paese quando vuole e di chi ha un lavoro che gli consente di dormire sogni tranquilli. Può sembrare banale soffrire per queste cose, sostanzialmente è uno schiaffo a chi sta davvero male, però si sa, la maggior parte delle persone del mondo occidentale soffrono di solitudine o di perduto amore…

Sempre più spesso mi chiedo cosa ci faccio qui, chi sono e qual’è il senso della mia presenza in questo mondo. Vivo per lasciare scorrere i secondi davanti al monitor del computer, per provare qualche gioia nel sentirmi amato e nell’amare, per soffrire quando vengo lasciato, vivo per i miei sogni, oramai logori e stanchi di restare tali.

Ecco la mia vita: mi sveglio (inkazzato), raccolgo le idee, mi alzo, faccio il caffè, accendo il computer, lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, parlo al telefono, lavoro, lavoro, lavoro, controllo la posta, lavoro, lavoro, lavoro, a seconda delle giornate mi dispero per qualcosa, sclero, sclero, sclero, poi vado al supermercato, compro l’insalatina, la mozzarella, il petto di pollo, torno a casa, accendo la tv, mi deprimo col telegiornale, cucino, mangio, bevo, torno al lavoro, lavoro, lavoro, lavoro, poi chiamo gli amici, a volte li trovo a volte no, magari esco con loro, prendo un aperitivo, si mangia insieme, si discute del più e del meno, si passa la serata passeggiando e facendo battute sulle nostre paure, sono cose che servono, sono cose che le esorcizzano, poi torno a casa ma ho un peso al cuore, me lo portavo sin dalla mattina, e questa cosa rende davvero vane tutte le cose che faccio durante il giorno, le rende inutili, vorrei gridare a me stesso che l’amore è solo un’anfetamina, e va via se non si rincara la dose, che vada via katz, ci sono sofferenze più grandi, ci sono sofferenze più reali…

ma siamo uomini, katz se siamo uomini… una persona che ha perso la libertà, può stare meglio se al suo fianco c’è chi la ama, una persona che soffre per una malattia, sente meno il dolore se ha a fianco una persona che l’ama, una persona che ha difficoltà a mantenere la propria famiglia e non trova un lavoro, può trovare forza e sostegno dalla persona che ama… senza una persona d’amare e da cui essere amati, la vita diventa davvero inutile…. togli all’uomo tutto fuorchè un soggetto da amare e da cui essere ricambiato, e lo terrai in vita per sempre.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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