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Ultreia (Canzoni sulla Via – atto primo)

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Probabilmente restano in pochi ormai a non aver sentito parlare della Via Lattea, meglio conosciuta come il Cammino di Santiago; nell’esperienza di molti c’è sempre qualche amico o conoscente che l’ha fatto raccontando di come la sua Via sia stata l’esperienza più importante della propria vita e guai a dirgli: complimenti, io non ce l’avrei mai fatta; perchè la risposta sarebbe: ma cosa stai dicendo, il Cammino possono e dovrebbero farlo tutti.

Da parte mia ritengo di esser stato fortunato innanzitutto ad averlo scoperto (questo grazie ad un frate di nome Agnello che vive a Montella, custode di un convento di francescani) poi ad avere avuto forze e volontà per essere stato pellegrino per ben due volte: la prima nel 2008 ed in bicicletta sulla Via Francese, la seconda l’anno scorso, a piedi, lungo la Ruta Norte: due esperienze molto diverse ma entrambe intense per le emozioni e le eredità raccolte. Concentrandoci proprio sulle eredità che ti regala la Via, anche se il concetto è difficile da rendere a parole, vorrei chiarire il senso di quel qualcosa che ti rimane attaccato all’anima e che permane anche quando gli anni e le esperienze riescono a renderti irriconoscibile persino a te stesso.

Provate ad immaginare una marcia di oltre 1000 km passati a dormire male, mangiare altrettanto male (specialmente chi è vegetariano come me in un paese dove si nutrono di sole uova, carne e pesce), a discutere come un pazzo con il tuo menisco (dai, forza, non mi fare questo scherzo, ormai manca poco) ogni giorno fino all’arrivo; beh, detto così è difficile immaginare che un’esperienza del genere possa lasciare qualcosa di positivo, se poi aggiungi 20km di zona industriale ad Avilles, ciminiere che sputano veleni e fast food dalle vetrine unte di radiazioni, giornate passate a camminare sull’asfalto (una vera manna per schiena e ginocchia) e tutto ciò che rende il Cammino un perfetto specchio della vita perché passi dalle cose belle e quelle meno belle, incontri persone meravigliose ma anche gente maleducata che usa la credenziale per dormire a sbafo negli albergue, passi per boschi e monti incantati che cedono il posto ad industrie ed asfalto… insomma, sembra difficile dare una risposta coerente alla domanda: cos’è che ti rimane davvero e soprattutto… perchè?

Immagino che qualunque pellegrino di Santiago abbia ricavato una sua personalissima eredità dall’esperienza, anche se di una cosa sono abbastanza sicuro: al di là di ciò che la Via ed il nostro “andare” possano o meno risolvere nelle nostre vite, c’è qualcosa che resta comunque a tutti, un “marchio” che si imprime indistintamente su tutti i pellegrini (fermo restando di non averlo fatto in bus o di averne percorso solamente un pezzo come passeggiata della domenica). Sicuramente il merito di tale “magia” non è solo nella strada, nè in ciò che di bello ti capita sul cammino, probabilmente l’eredità più importante che ricavi è intrinseca alla natura della terra su cui stai muovendo i piedi: qualcuno ha detto che ogni essere vivente ha una sua energia che disperde e poi riassorbe e che la terra si impregna di quest’energia per poi trasferirla a sua volta; ecco, anche se mi è sempre piaciuto credere a ciò che posso toccare e vedere,  non c’è stata sorpresa più grande di quella che ho provato quando sentivo le forze andare via e, d’improvviso, sopraggiungeva quella misteriosa energia contro la quale non c’era pioggia, grandine o vesciche che potessero farci qualcosa. Si, posso senza dubbio affermare che la Via di Santiago è uno di quei posti dove la volontà conta sempre, a dispetto di qualsiasi difficoltà, e questo potrebbe ammetterlo anche l’esemplare di scettico più estremista qualora si trovasse a fare un’esperienza del genere. Riguardo la famosa domanda: cos’è che ti rimane dopo? Ecco, quando ti trovi ad affrontare 1000 km senza sentirti solo (e non parlo di stare in compagnia con altri umani), quando ti rendi conto che stai toccando con mano quella certa “magia” del vivere che la nostra parte spirituale è in grado di riconoscere, al tuo rientro a casa ti resta dentro una speranza che, in presenza di qualsiasi difficoltà, ti permette di vedere sempre una via di fuga; tale speranza è determinata dall’aver compreso e soprattutto sentito sulla tua pelle che in quanto parte di tutto l’universo, è lo stesso universo che può prendersi cura di te quando ne hai davvero bisogno (e soprattutto quando lo chiedi).

Qui chiudo la lunga premessa a favore dell’argomento del presente intervento e cioè il prossimo disco di Randone.

Innanzitutto lasciate che vi spieghi com’è nata l’idea: una delle caratteristiche del cammino che ho fatto l’anno scorso rispetto a quello tradizionale (il Francese) è che il Nord è più solitario; anche lì ho potuto giovare di importanti momenti di confronto e di amicizia con persone meravigliose, ma ho anche trascorso giornate in solitudine e notti in camerate vuote e silenziose dove il mio ukulele e la moleskine sono stati preziosi strumenti di creatività. Insomma, in 38 giorni ho scovato 11 diversi momenti nei quali mi son detto: bene, adesso scrivo una canzone… e così è stato.

Concedetemi una ulteriore premessa: la mia personale esperienza mi ha portato a distinguere tre diversi aspetti di un Cammino come quello di Santiago: la Via, gli altri pellegrini e l’arrivo.

La Via rappresenta il tuo percorso, che non riguarda solo il mero atto del camminare, ma il modo in cui lo fai, le cose che ti passano per la mente quando guardi un monte, un bosco, un fiore o assolutamente nulla, la capacità di affrontare le difficoltà ed in particolare la serenità di accettare che ci sono cose che non puoi cambiare (come ad esempio un ginocchio che ti farà male fino a Finisterre), con un solo obiettivo che è quello di andare avanti descritto perfettamente nella parola che ogni pellegrino conosce e che spesso augura al prossimo: ultreia.

Il secondo aspetto è quello legato ai pellegrini, persone come te che stanno percorrendo la Via, gente di buon animo disposta a darti un pò del suo cibo se serve, una benda se ti sei ferito, un massaggio se alla sera ti si blocca una spalla, insomma, quella tipologia di uomini coi quali condividi lo spirito di solidarietà tra camminanti che, credetemi, ha una valenza tale da non poter trovare riscontri nella quotidianità: a casa tua ognuno si fa i cazzi suoi e sei anche tu a volerlo, lì la frase Buen Camino detta a chiunque raccoglie solo sorrisi e non quegli sguardi che nascondono il pensiero: ma questo chi è, sarà pazzo?.

Infine c’è l’arrivo, quello per cui hai lottato, il mojon con su scritto chilometro zero che incontri a Finisterre, un momento sempre diverso da come te lo immagini. In realtà, da perfetta metafora della vita, non è importante il tuo obiettivo quanto la strada che percorri per raggiungerlo: quante volte abbiamo sentito questa frase dai guru moderni, probabilmente troppe, sperimentarla sulla propria pelle però è tutta un’altra storia e potete credermi se vi dico che non c’è verità più semplice ed allo stesso tempo confortante di questa. Ad ogni modo, una volta raggiunti Finisterre, o Santiago per chi si ferma lì, il primo pensiero è quello di dover tornare a casa, ed è proprio in quel momento che fai i conti con tutto quello che hai lasciato in sospeso: il lavoro che devi ancora trovare, la donna che devi dimenticare, il nonno che al contrario non troverai più e tutti gli stramaledetti problemi che sul cammino superavi dicendo semplicemente Ultreia. Insomma, in realtà il viaggio continua, solo che non ci saranno più frecce gialle ad indicarti la via, posti incantati ad accarezzarti l’anima e soprattutto sempre persone splendide sulle quali fare affidamento.

Ecco, questi tre aspetti del Cammino faranno da base alla mia prossima fatica discografica che non si limiterà solo all’album di prossima uscita, ma sarà una trilogia dal titolo Canzoni sulla Via di cui il primo atto è Ultreja, il secondo Buen Camino ed il terzo Chilometro Zero.

Allo stato attuale gli ultimi due atti sono nella mente di colui che tutto vede e sa, il primo è quello che ho finito di scrivere e che mi appresto a descrivere nel dettaglio.

Ecco, miei cari lettori, che vi annuncio ufficialmente la prossima uscita di Ultreja, primo atto della trilogia Canzoni sulla Via, prodotto da Electromantic Music ed in uscita a Natale di quest’anno con una la line-up così composta:

  • Nicola Randone – Voce, ukulele, chitarra acustica, pianoforte, tastiere
  • Marco Crispi – Chitarre
  • Livio Rabito  – Basso e cori
  • Riccardo Cascone – Batteria e percussioni

alla solita ciurmaglia si aggiungono alcuni ospiti importanti e molto graditi:

  • Beppe Crovella – Hammond e tastiere vintage
  • Maria Modica – Voce femminile
  • Carmelo Corrado Caruso – Voce lirica
  • Massimo Sammito – Flauto, armonica, percussioni
  • Enrico Giurdanella – Banjo, chitarre
  • Carlo Longo – Fonico

n.b. non escludo che qualche altro ospite possa ancora avventurarsi

Conto in un grande evento promozionale che spero di poter mettere in atto là dove verremo invitati a presentare il lavoro, al completamento dell’intera trilogia ci sarà poi un lungometraggio che riassumerà i miei “cammini”, con le musiche che mi sono state ispirate e l’emozione che mi porterò per sempre nel cuore… ma tutto questo a tempo debito.

Adesso scappo, c’è ancora da rivedere Mariposas, il quarto brano, uno dei pochi rimasti che  ha ancora bisogno di qualche piccolo intervento.

Grazie di essere arrivati fin qui e… state sintonizzati per ulteriori aggiornamenti.

AGGIORNAMENTO 4/1/2013
L’uscita di Ultreia è confermata per il mese di Febbraio. In questo link troverete la prima parte del diario d’opera che racconta alcuni momenti in studio per la registrazione del nuovo album.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

2 Commenti

  1. 4-6 Novembre completate session di registrazione di batteria con Riccardo
    9-13 Novembre iniziate le session di registrazione di basso e chitarra con Livio e Marco
    24 Novembre iniziate le prime session di registrazione al cesso delle chitarre acustiche con Enrico

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