QUELLA VOLTA,A MILANO………!

IL LUOGO: il sesto piano dell’Istituto dei tumori di Milano, in Via Venezian 1

IL TEMPO: anno 1975,avevo 35 anni appena compiuti

LA CIRCOSTANZA: seduti a tavola : N. 4 appartenenti all’“Hodgkin club“, come amavamo definirci con un senso dell’humor probabilmente del tutto fuori luogo. Incontrai gli occhi di Tania seduta di fronte a me, proprio mentre la Suora elencava le pietanze del giorno “Risi e pisi? Tortellini in brodo? Bistecca ai ferri?” Nei miei ricordi certamente edulcorati dal tempo trascorso, il suo volto è quello di Delia Boccardo, la compagna di Nino Manfredi nel film “ Per grazia ricevuta”. Il terzo a tavola era un ragazzo di Messina, si chiamava Runci: ci sentimmo per telefono per un paio d’anni, un giorno mi rispose la sorella dicendomi che se n’era andato! Il quarto un ventenne dai capelli rossi, che curiosamente prima di sedersi collocò un cuscino sulla sedia. Seppi in seguito che serviva per lenire i dolori nel suo contatto col sedile. Non ricordo il suo nome, probabilmente non l’ho mai saputo. Lo rividi la sera, quando in TV ( ancora in B/Nero) trasmettevano il doppio parallelo di sci ( qualcuno un po’ avanti negli anni come me, ricorderà: Gustavo Thoeni contro Ingemar Stenmark per la Coppa del mondo ). Il ragazzo dai capelli rossi era un appassionato di sci: sistemò il suo cuscino sulla sedia e cominciò a parlare di sciolina ( termine a me sconosciuto), di come andava applicata sugli sci, e di come sarebbe stata determinante per la vittoria nel parallelo e quindi nella Coppa del mondo. Ricordo solo questo di lui, e la gioia collettiva di tutti quelli che tifavano per Toeni per la sua vittoria. Lo cercai a tavola il giorno dopo , ma trovai solo il silenzio imbarazzato della Suora: lo avevano portato via durante la notte! Con Tania il feeling fu immediato: ogni giorno ci cercavamo, per discutere della nostra condizione, degli esami eseguiti, e di quelli che avremmo fatto l’indomani. Poi il rapporto divenne più particolare: lei ,prima del ricovero, conviveva con un ragazzo che ora la veniva a trovare quotidianamente : faceva il pittore, e ogni giorno portava i suoi bozzetti per farglieli vedere. Io avevo la mia Enza che mi trasmetteva tutta la forza e la fiducia di cui all’esterno appariva abbondantemente fornita, mettendo in evidenza ogni progresso delle cure, e minimizzando gli effetti collaterali, presenti oltre ogni dire e che a volte mi lasciavano prostrato. E’ stato grazie a lei che sono riuscito a superare psicologicamente indenne i due mesi di ricovero nell’Istituto. Enza era allora poco più che una bambina, ma da lei s’irradiava un’energia che io neanche sospettavo potesse avere, convinto com’ero stato, fino ad allora, che anzi fosse lei ad avere bisogno di me nella quotidianità del vivere insieme. La visita dei familiari era il momento clou della giornata, perché era il solo contatto con la “normalita” a cui noi ammalati potevamo agganciarci! Il resto del tempo trascorreva in un grande salone comune, dove confluivano tutti i degenti in grado di muoversi autonomamente. Questa fu la condizione che vissi con Tania, a lei comunicai ( come mi disse il prof. Bonadonna), che il mio male era al primo stadio, e quindi non avevo grossi problemi! Quella volta che Tania mi raggiunse e mi fissò lungamente prima di parlare, seppi subito dai suoi grandi occhi umidi che non aveva ricevuto buone notizie. Mi disse, infatti, che nel suo caso non si poteva più neanche parlare di “stadio della malattia”, le avrebbero asportato le ovaie, ma ciò malgrado le restava la possibilità di poter vivere una vita “quasi normale” come tutti gli altri. Voglio qui precisare, a scanso di equivoci, che con Tania non ci fu nulla di men che corretto, tuttavia sarebbe un’omissione se non affermassi che era sorto tra di noi un legame che non era né amicizia né amore, né sesso, ma che non saprei come poter definire, le cui radici affondavano esclusivamente nel dramma comune che stavamo vivendo, un indispensabile sostegno reciproco tra due persone che avevano perso ogni contatto con quella che a tutti appare come “normalità”! Quando giunse il momento di separarci, ci scambiammo i numeri di telefono e restammo in contatto per qualche anno, non mancando di analizzare, ora che eravamo rientrati nella “ normalità”, quello strano periodo vissuto quasi in simbiosi. Poi la SIP cominciò quella rivoluzione tecnologica, che nel tempo avrebbe completamente stravolto la struttura della società telefonica, e così avvenne che un giorno chiamai e mi fu risposto che il numero era inesistente. Da allora sono passati quasi 50 anni, e non ho saputo più nulla di Tania, di cui conservo ancora nella mente quell’immagine forse un po’ idealizzata ma per me reale, in relazione all’anomalia che avevo vissuto. Ho voluto riportare questo episodio della mia vita, convinto che se una cosa accade non è senza una ragione, anche se al momento non appare di tutta evidenza! N.B. Per completezza: ero stato accettato all’Istituto dei tumori di Milano, proveniente dagli “Spedali civili di Brescia”, dove a mia mamma e a mia moglie era stato comunicato “tout court” che mi rimanevano solo tre mesi di vita. Devo a mio cugino, il dott. Gaudenzio La Monica, il ricovero in quella struttura, dove lui stesso contribuì in maniera determinante alla mia guarigione. Di questo gliene sono e gliene sarò grato per sempre!

Corrado Randone

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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