Lettera alla mia sposa

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Mia adorabile sposa, oggi ricorre l’anniversario della promessa più impegnativa che due persone possano reciprocamente scambiarsi e cioè stare insieme per tutta la vita. Non ti annoierò con luoghi comuni e frasi da fidanzatini di terza media del tipo: siamo sposati da soli 2 anni ma è come se lo fossimo da sempre, perché oltre ad essere un mucchio di parole davvero irritanti non corrisponderebbero a verità. Con questo non voglio negare il fatto che la sensazione di stare con te da più di una vita c’è, eccome, ma credo si tratti di un meccanismo mentale legato all’evoluzione della specie, uno stratagemma creato dalla natura per non permettere alla coppia di percepire la fragilità di un rapporto ancora giovane. Immagina cosa accadrebbe se dopo l’infatuazione iniziale, oltre a combattere con l’enorme quantità di esigenze della neo-famiglia, i giovani sposi dovessero confrontarsi anche col dubbio di aver fatto la scelta sbagliata. Ecco, diciamo che quella sensazione di stare insieme da una vita riduce le possibilità che una donna possa scappare a gambe levate perché scopre che il marito è uno di quegli uomini che lascia sempre pezzi di dentifricio nel lavandino. Qualcuno potrà dire che oggi ci si lascia per molto meno, ma ricordiamoci che la nostra cara natura matrigna ha sempre avuto progetti più ampi riguardo la conservazione della specie e che questi ultimi risalgono in larga parte all’era primitiva, quando la famiglia era davvero importante per la sopravvivenza di un bambino (che altrimenti sarebbe finito in bocca a qualche predatore). Se tenere duro come coppia è già difficile al giorno d’oggi, pensa a quanto dovesse essere improbabile quando gli uomini erano scimmioni con poco cervello e le donne … beh, anche le donne. L’evoluzione ha così programmato per loro una camuffata percezione temporale che trasformasse l’esperienza insieme di pochi anni, in un ben più lungo periodo, per così attivare quel bisogno istintivo che è comune agli uomini di tutte le epoche storiche e cioè fuggire la solitudine e tornare a sentirci amati come quando eravamo bambini dove la mamma e il papà pensavano a noi ancor prima che venissimo al mondo. Mettici questo insieme alle farfalle nello stomaco che si sperimentano all’inizio e alla tenerezza nello sguardo di un cucciolo che deve diventare grande dopo, e stare insieme almeno una decina d’anni era assicurato.

Ah, l’amore romantico! Il sentimento che fatto la fortuna di poeti e cantanti di tutte le epoche, narrato e sviscerato in mille forme. Che ruolo recita il nostro strano moto del cuore in tutta questa follia meccanicistica?! Nel riferirti il mio pensiero ti sembrerò un tantino cinico ma sono convinto che i fortunati che riescono a vivere per una vita intera un rapporto di solo amore possano davvero contarsi sulla punta delle dita e non credo d’essere eccessivo se dico che i più stanno insieme per motivazioni culturali e/o religiose, per la paura di restare soli e non farcela, per i figli o anche solo per semplice pigrizia e la prova di questa patetica condizione è quando costoro si abbandonano al tradimento per sperimentare ancora le farfalle nello stomaco, poiché non c’è modo di sottrarsi all’inganno della matrigna che dopo aver ottenuto quello che vuole, e cioè nuove creature, sperimenta con la scusa dell’amore romantico nuovi incroci genetici per arricchire la specie di ulteriori varietà.

Ad ogni modo, non volevo certo fare tutta questa filosofia ma dovevo spiegarti perché questa storia del conoscersi da sempre è una bufala del cervello e dirti che la cosa straordinaria che ho sperimentato in questi anni è stato lo scoprire e capire pian piano tutte le parti di te che non conoscevo: aspetto questo che sarebbe stato in netta contraddizione con il fatto di conoscerti da sempre. A questo devo aggiungere anche che quello che ho conosciuto di te ha contribuito a portare alla luce anche numerose parti di me che non conoscevo, scoperta questa che mi ha portato a cambiare in un modo che non avrei mai immaginato.

Non è stato facile e lo sai, ma anche se la nostra natura spesso e volentieri ci prende per il culo, altre ci stimola a cercare di andare più a fondo, anche quando quello che vedi ti fa stare male facendo riaffiorare antichi timori e destando la tigre di carta dal suo sonno. A volte mi sono sentito perduto e mi sono detto se sarei mai riuscito a recuperare la serenità, eppure, nonostante tutto, l’equilibrio ritorna, e con esso una tua nuova forma alla quale in principio fatichi un po’ ad abituarti ma che sai essere una versione di te più sincera.

Sai mia cara Giuliana, per noi bamboccioni troppo cresciuti che abbiamo contato sulla mamma fino a grandi (e guai a pensare che meglio della mamma ci sia nessuno), non è così scontato pensare che quando hai una nuova famiglia di cui prenderti cura devi lasciarti alle spalle certe malsane abitudini e tra queste il retaggio infantile che tutto ti sia dovuto. Perché ogni cosa che ritieni tua per diritto di nascita, in realtà è solo in prestito o se sei fortunato in regalo, e comunque non avrà mai il valore di quello che crei con le tue mani. Così ti rendi conto che la tua vecchia vita era solo un’illusione di autonomia, ed è anche a causa di questo che mi sono ubriacato di viaggi, esperienze straordinarie e divertimento, fuggendo da qualsiasi condizione mi facesse sentire imprigionato e sbandierando ai quattro venti la più grande bugia e cioè che la vita è facile, che basta solo sorridere al sole del mattino per avere tutto quello che ti serve e che “comu veni si cunta” (come viene si racconta, il carpe diem siciliano). Beh, forse per certuni è questo il vero approccio alla vita, ma il requisito fondamentale perché tu possa portare avanti un’ideale difficilmente applicabile al concreto, è non avere la responsabilità di altre persone, perché quando devi consegnare al mondo una nuova coscienza e non vuoi fare un lavoro di merda come quello di buona parte dei tuoi simili, devi stare al gioco della società, devi costruire per te con la consapevolezza che nessun altro potrà darti quello che conquisterai con le tue mani, prima che nella sostanza… nella forma, perché ne andrà di come affronterai le difficoltà, della tua consapevolezza e della stima che avrai di te.

Ti chiederai perché tirare fuori questo discorso nel giorno del nostro secondo anniversario di matrimonio, quando magari sarebbe stato più dolce montare un bel video delle nostre immagini più belle degli ultimi due anni, beh… proprio per il fatto che mi piacerebbe iniziare ad essere più sincero e sforzarmi di dare il giusto peso alle cose che abbiano davvero importanza per la mia famiglia e non solo per me stesso. Oggi credo che abbia più importanza dirti che è stato fantastico scoprire che avevo tante cose da conoscere di te (consapevole che probabilmente me ne aspettano ancora altre), ma soprattutto che tu sei stata la prima anima nella quale sia riuscito a specchiarmi, l’unica donna che mi ha permesso di leggermi nel profondo come non ho mai fatto in tutta la mia vita.

Per chiudere, credo che questa consapevolezza sia più importante di un videoclip, ed anche se sono all’inizio e la strada è ancora lunga, sono sicuro che questo scambio tra di noi è il granito che stiamo ponendo a fondamenta del nostro matrimonio, altroché trucchetti della matrigna o paradigmi culturali. Il nostro percorso insieme che come ha detto Agnus alla cerimonia e fatto di unione e non di morbosa simbiosi, è tra le cose più belle che potesse capitarmi, insieme all’arrivo del nostro bellissimo bambino, e auguro ad entrambi altri 100 di questi giorni pieni di fortuna e nuove scoperte.

Buon secondo anniversario del nostro matrimonio, amore mio.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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