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7 Gennaio 1996 (domenica) ore 15:10

Che soluzione squallida per il mio male ha progettato la mia mente: il solo pensiero della vendetta mi disgusta, come mi disgusta la  forte emotività che non mi differenzia dai miei simili quando si verificano certe particolari situazioni. Che stronzata questa fottuta chimica neurale, sembra quasi che qualsiasi soluzione che attenui il dolore sia ben accetta anche se si scontra con tutti i propri principi: ancora una volta i buoni detti popolari confermano il meccanicismo delle nostre azioni, come si dice “in guerra e in amore tutto è permesso”.

Colpire la sua reputazione da ragazza perbene è stato il mio chiodo fisso di questi giorni, certo, come se la cosa più importante fosse ancora una volta confermare il legame arcano che mi unisce a lei e non tentare di scioglierlo definitivamente. Tutti i miei sforzi sono sintomatici del bisogno che questo momento passi il più velocemente possibile, e come uno stupido ho creduto che la vendetta avesse potuto accelerare questo processo quando non avrei ottenuto altro che tornare al punto di partenza. Adesso odio Cristina dal profondo del mio cuore, la odio per la mancanza di sincerità degli ultimi momenti. Forse aveva già una storia con questo personaggio, una storia che ha provveduto ad occultare agli occhi di tutti come ha fatto con la nostra… ecco perché, improvvisamente, dopo il nostro ultimo litigio, prima che lasciasse F. definitivamente, non era più disposta a venirmi incontro, ecco il motivo per il quale non veniva più in radio a cercare una spiegazione o una riconciliazione veloce. Mi autoaccuso di ingenuità e di inesperienza, perché sin dall’inizio avrei dovuto capire che tipo di persona dovesse essere, e sin da quando aveva cominciato ad ignorarmi avrei dovuto sospettare che c’era di mezzo qualcosa di estraneo a noi due (che non poteva certo essere F.). Che persona stupida e superficiale la mia dolce Cristina, credevo che fosse arrivata a conoscermi almeno un po’… cazzo, avrebbe potuto dirmi: sono innamorata di un altro. Perché tutte quelle balle, è possibile che temesse solo per la sua reputazione, come se non le avessi detto centinaia di volte che l’amore va e viene; lei si era innamorata di me, e come me aveva creduto di essere superinnamorata… scoperto di essere solamente innamorata, si è disinnamorata perché ha trovato qualcuno di più interessante. Cazzo, è un po’ anomalo d’accordo, prima ti giura eterna devozione e dopo neanche sei mesi ti lascia… anomalo ma comprensibile, l’ambiente che frequenta è pieno di bella gente “tutta apparenza”, e di bei peni svolazzanti magari anche molto raffinati ce ne sono parecchi nelle discoteche. Adesso più che mai sono convinto che in quei sei mesi abbia vissuto con una Cristina artificiale, una persona che per la prima volta imparava a ragionare “con profondità”, forse perché fino ad allora non aveva vissuto niente di veramente eccitante, forse perché in quel periodo è stata colta da una “voglia di pensare” superiore alla sua media, forse perché F. non la soddisfaceva più… credo che quest’ultima ipotesi possa essere considerata come la più valida. Ecco che si spiega la simbiosi, i pensieri che sembrava condividessimo insieme; per sei mesi mi ha ingannato o meglio, per sei mesi ha ingannato se stessa… fortuna che se ne sia resa conto subito, magari la decisione di abbandonare F. unita a quella specie di pseudo-indipendenza sarà stato il fattore scatenante, o forse anche quel tipo che ha incontrato, magari aveva il suo stesso gusto nel vestire, adorava la musica UNZ, e gli piaceva il modo in cui faceva radio. Stronza, ancora non posso fare a meno di perdermi nei ricordi, ancora mi tornano alla memoria tutte le sue promesse circondate da tutti quei comportamenti che liberavano centinaia di ormoni dentro il mio corpo e che a fatica dovevo sempre reprimere per non rovinare quel rapporto idilliaco (ancora mi chiedo se una sana e violenta scopata non avesse potuto avere l’effetto che speravo ottenessero tutti quei fottuti discorsi… ma allora credevo in Superamore). Che triste rievocare tutti i momenti passati insieme, fortunatamente le ho restituito le lettere e non ho chiesto indietro neppure le mie, almeno il tempo provvederà a cancellare quei ricordi che non sono stati trascritti sulla mia fedele agenda. L’angoscia e il senso di vuoto interiore che mi assalgono quando ascolto certa musica o torno a frequentare certi ambienti, mi fanno capire di quanto lontani siano i tempi in cui gioivo per quel favoloso sentimento, di quanto importante adesso sia farmi una ragione della sua brusca deviazione o meglio del suo naturale “ripristino”. Adesso sono più forte, adesso sono pronto a proseguire in questo incerto e duro cammino. Ieri notte osservavo mio fratello che dormiva adagiato sul suo lettino, pensavo a quando anch’io avevo quattro anni e tutto il mondo mi pareva un immenso uovo con la sorpresa dentro, pensavo agli anni della mia adolescenza, alle notti spensierate, alla mia prima delusione d’amore con Tiziana, alla prima cotta con Ivana, a quante cose cambiano dentro di noi nel giro di niente, a quante volte moriamo ogni giorno per rinascere sempre diversi, ma soprattutto pensavo al meraviglioso dono che i nostri genitori ci hanno dato quando messi al mondo strillavamo come a voler sottolineare il nostro disappunto, il dono della coscienza, la meravigliosa facoltà di riconoscerci individui in rapporto con altri come in rapporto con noi stessi, la capacità di osservare un tramonto e descriverlo con parole, di sperimentare un emozione e soffrirne ferocemente, di esulare dalla nostra natura di bestie e coltivare la spiritualità, di rinnegare i falsi miti operando con spirito critico, di crescere e maturare con l’esperienza, di produrre opere d’arte, di saper mangiare ad un’ora prestabilita, di fare pulizia nella propria stanza quando la si vede in disordine, di organizzare una piccola collezione o una grande collezione, di ascoltare musica e saper distinguere fra cattiva e buona, di parlare alle folle e convincerle delle proprie idee, di vendere computers e macchine da scrivere, di passare con la macchina solo quando il semaforo diventa verde, di osservare una pietra per terra e ipotizzare la sua età, di andare a letto e infilare le mani sotto un cuscino, di trovare un rimedio contro L’AIDS, di partire con coraggio alla volta dei paesi poveri a recare assistenza alle persone che soffrono, di trascorrere intere serate sbronzi fino alla nausea, o mangiare cartoni e godere delle allucinazioni mistiche che procurano, di avere amici che ti stimano, di avere amici che ti rinnegano e che puoi mandare a fare in culo in qualsiasi momento, di disprezzare gli ambienti di aggregazione di massa, di ricevere un complimento da una zia lontana per il nuovo taglio di capelli, di rievocare momenti magici solo ascoltando una canzone, di capire a seguito di una esperienza negativa che Superamore puoi provarlo solo tu, che il rapporto con una donna si coltiva anche e soprattutto col sesso… perché ciò che veramente abbiamo e possediamo siamo noi stessi, ciò su cui possiamo davvero contare siamo noi stessi… perché gli altri cambiano come cambiamo noi, ed è improbabile che gli spiriti liberi volgano tutti verso una medesima direzione, come è improbabile che io un giorno mi metta a frequentare una discoteca e getti nell’immondizia tutta la splendida collezione di musica che ha allietato la mia vita per tutto questo tempo e che continuerà ancora a farlo. IO SONO LIBERO, e SONO QUELLO CHE SONO benché annualmente muti sempre in qualcosa di diverso. Ben venga un’altra donna, ma adesso sono libero di essere me stesso con me stesso.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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