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La mia prima canzone all’Ukulele

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Qualche tempo fa, in videocompagnia dei Gulini, sotto gli effetti di qualche bicchiere in più ho lasciato che un mio desiderio si avverasse, e cioè quello di farmi l’ukulele.

In effetti si è trattato di una scelta non pienamente consapevole visto che l’indomani, non appena aperta la posta elettronica, ho osservato con inquietudine la ricevuta d’acquisto su E-Bay del Southern Ukulele Store e per un attimo mi sono detto: che katz è successo ieri?!!. Per fortuna i miei livelli di sbornia non comportano mai la cancellazione totale dei ricordi quindi, dopo essermi liberato dei sintomi del torpore mattutino, ho realizzato che in effetti la sera prima avevo acquistato un Ukulele Tenore di uno dei più importanti costruttori hawaiani: Kala. Per fortuna la cifra spesa è stata davvero irrisoria, magari potessi comprare una Fender Stratocaster con qualche centinaio di euro, ed invece con quella somma mi ero portato a casa un dignitosissimo ukulele da viaggio (a disagio ho verificato anche che non avessi acquistato qualche biglietto aereo) con corde in budello sintetico.

Ad ogni modo…  chiudendo i dettagli storici del fatto trovo interessante approfondire i miei attuali movimenti interiori, cui devo riconoscere al contributo alcolico un importante aiuto, ed in particolare la tanto amata e rassicurante consapevolezza che nella vita ci sono tante piccole cose che riempiono i vuoti quotidiani. Il mio primo incontro con l’ukulele è stato ascoltando la bellissima interpretazione di Israel Kamakawiwo’ole del medley tra Over the Rainbow e What a Beautiful World, un piccolo gioiello che ha sempre commosso mia sorella Chiara che per prima me ne ha suggerito l’ascolto in un momento della vita sufficientemente sereno per entrambi.

Bella canzone… si; grande voce… senza dubbio; ma l’ho lasciata lì, a decantare nel cervello senza darle troppa importanza, e questo perchè quando sto bene difficilmente le opere gioiose e positive mi spostano qualcosa… che ci posso fare, è la mia natura bastarda: in condizioni di equilibrio mi appassiona di più l’arte maledetta, quella dei profondi struggimenti interiori e dell’esistenzialismo complesso, al contrario se la vita mi toglie qualcosa che ritengo importante, sono sempre le cose semplici che mi hanno aiutato a recuperare l’equilibrio, e per loro propria definizione questo insieme di cose devono per forza essere positive in modo che possano irradiare con le loro piccole luci l’abisso nel quale talvolta si sprofonda.

Non so perchè nè quando mi sono imbattuto di nuovo in quel brano, fatto sta che com’era prevedibile l’effetto nel riascoltarlo è stato del tutto diverso. E così per soddisfare la mia parte femminile ho cominciato a fare ricerche e capire chi ci fosse dietro quella piccola opera d’arte. Così ho conosciuto Israel, un uomo nato e vissuto nelle isole Haway, uno degli ultimi “sanguepuro” hawaiani che hanno vissuto in armonia con le proprie tradizioni e la natura selvaggia. L’ukulele è uno strumento che non puoi far altro che associare a quei paesaggi, al clima ed all’aria che respiri, il suo suono è brillante ma caldo al contempo, il corpo è quello di una chitarra ridotta di 2 volte e qualcosa (nel caso del tenore), ancora di più se parliamo di un ukulele soprano come quello di Israel. Riguardo l’interprete: quest’uomo nonostante i gravi problemi di salute che lo portarono ad una morte prematura, è conosciuto per la sua grande gioia verso la vita e l’amore per la terra e la sua gente, uno spirito la cui luce non poteva che raggiungere qualsiasi cuore. Ecco, a questo punto devo ringraziare Chiara per la suggestione iniziale ed Enrico che, portandomi a casa il suo ukulele, mi ha messo il classico tarlo in testa che a furia di rosicchiare mi ha portato prima sul canale di Israel e poi direttamente sul Southern Ukulele Store.

Lo strumentino è arrivato una settimana fa, con la sua bella custodia da viaggio e le corde Aquila in budello sintetico: un “must” se ti aspetti il suono tradizionale hawaiano. Subito ho cercato in rete metodi ed accordi (anzi, per chi può trovarlo utile questo file pdf è stato fondamentale per iniziare ad imparare). Inizialmente ho pensato chi me lo avesse fatto fare visto che le posizioni sono totalmente diverse da quelle della chitarra, poi però ho capito che tutto il tempo che stavo dedicando al mio piccolo chitarrino era tempo che rubavo alle paranoie… così il primo pensiero è decaduto spontaneamente facendomi riassaporare quell’entusiasmo antico trascinato dal desiderio di imparare una cosa nuova.

Memorizzare gli accordi non è stato molto complicato, il difficile invece è stato riadattare il brano alla mia sensibilità; questo si è tradotto nello studiare una ritmica a levare (che per mia natura non mi si confà) e soprattutto resistere alla tentazione di raggingere l’estremo controllo vocale di Israel, cosa sulla quale ho preferito sorvolare per quieto vivere ed un’esigenza spontanea di personalizzazione.

Normalmente avrei cantato a voce piena, in questo piccolo documento invece, realizzato di notte e con i postumi del raffreddore, ho preferito cantare sottovoce per non svegliare nessuno… il risultato mi è piaciuto… sicuramente non è perfetto, ma è proprio questo che me lo fa sentire più vicino: in alcuni momenti il fiato si fa corto, in altri perdo un pò l’intonazione, ma ogni errore mi piace; non so spiegare perchè, normalmente la mia pignoleria mi costringe a ripetere le cose cento volte fino a quando non ottengo almeno l’80% di soddisfazione (al top non ci arrivo mai), in questo documento invece no, qui non mi frega molto del Randone musicista, nessun paranoie di “male cumparse”, qui sono io con il mio piccolo-grande cruccio dell’amor perduto. Ecco… forse ho capito: ultimamente mi sono sentito fiacco, disincantato, apatico, non che le cose siano state diverse quando ho registrato il video, anzi c’era l’aggravante di quasi una settimana di raffreddore eppure, nonostante la spossatezza, ho trovato la forza di tirar fuori la poca voce rimasta, unita ad una rinnovata voglia di sorridere ed emozionarmi con parole scritte tanti anni fa ed uno strumento che sprizza positività da ogni venatura del legno (penso a mio fratello che ride ogni volta che lo vede :).

O beh, a questo punto credo di aver concluso con le parole. Vi lascio al mio video ricordo (in basso la traduzione in italiano del testo) e scusate accento ed errori  ;)

Grazie per essere arrivati fin qui… buona musica a tutti.

Da qualche parte, sopra l’arcobaleno
proprio lassù,
ci sono i sogni che facevi una volta
in una ninna nanna.
Da qualche parte sopra l’arcobaleno
volano uccelli blu
e i sogni che hai fatto,
i sogni diventano davvero realtà

Un giorno esprimerò un desiderio su di una stella
e mi sveglierò quando le nuvole
saranno lontane, dietro di me
nel posto dove i problemi si fondono come gocce di limone
lassù, in alto, sulle cime dei camini
è proprio lì che mi troverai

Da qualche parte sopra l’arcobaleno
volano uccelli blu e i sogni che hai osato fare,
oh perchè, perchè non posso anche io?

Vedo gli alberi del prato e anche le rose rosse
le guarderò mentre fioriscono per me e per te
e penso
“che mondo meraviglioso!”

Vedo cieli blu e nuvole bianche
e la luminosità del giorno
mi piace il buio e penso
“che mondo meraviglioso!”

I colori dell’arcobaleno, così belli nel cielo
sono anche sui visi delle persone che passano
Vedo degli amici che salutano e dicono “come stai?”
in realtà stanno dicendo “ti voglio bene”
Ascolto i pianti dei bambini
e li vedo crescere
impareranno molto più
di quello che noi sappiamo
e penso
“che mondo meraviglioso!”

Un giorno esprimerò un desiderio su di una stella
e mi sveglierò quando le nuvole
saranno lontane, dietro di me
dove i problemi si fondono come gocce di limone
lassù in alto, sulle cime dei camini
è proprio lì che mi troverai

Da qualche parte sopra l’arcobaleno
ci sono i sogni che hai osato fare,
oh perchè, perchè non posso io?

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

10 Commenti

  1. Guauuuu…che benne ti ha uscito..mi piace da vero…io pure voleva uno per imitare a Israel pero non mi sono uscita..Jajajajaja!!!…ti felicit

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