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Domenica 21 Ottobre 2001

6 minuti di lettura

Scrivere al mattino è forse la cosa migliore visto che le mie serate/nottate, da una settimana a questa parte, sono trascorse alla ricerca continua di amici e persone con cui parlare e sentirmi vicino. Non certo parlare di lei, tutt’altro, parlare della vita e degli interessi, di opinioni e verità perché quando un uomo viene abbandonato o abbandona la sua donna, diventa improvvisamente amico di tutti e la sua formidabile sensibilità lo porta ad essere amato e cercato, questo è molto bello ed è una delle pochissime cose positive di questa faccenda.

Ma vorrei raccontarti un fatto strano che non riesco a capire e cui non trovo ragione, ieri ti lasciavo con la frase “Ti prego, dio, se ci sei… indicami tu la strada chiaramente, così che la possa seguire senza domandarti nulla, senza chiedermi se sto facendo la cosa giusta” firmando in chiusura la pagina, questa mattina, aperto il diario, ho trovato una frase che… diamine, non ricordo davvero di averla scritta, non lo ricordo affatto, eppure è lì “ Chiamami, sarò io la luce che illumina il tuo cuore…”, e adesso che lo scrivo i miei occhi si stanno bagnando di lacrime, lacrime di gioia perché proprio ieri sera, sulla strada del cementificio, solo, davanti alle fabbriche, ho singhiozzato disperatamente e cercato conforto in Dio, gli ho anche chiesto di darmi un segno perché non lo dimenticassi, perché passata questa crisi non giustificassi razionalmente l’immenso ed intimo piacere che mi aveva procurato la sensazione di essere davvero ascoltato.

Questa mattina, nel trovare quella frase, ho provato una sensazione molto forte, anche perché suona proprio come una risposta ed è strano che la trovi scolpita sul monitor del mio computer che di certo non scrive ciò che gli pare di punto in bianco.

Certo, se dovessi riscoprire Dio tra tutto questo dolore, che in fondo tradisce quel bisogno di trascendente e di spiritualità che ha sempre tormentato la mia anima, sarà dura mantenerne coscienza anche nei momenti di quiete e persino la frase in alto la giustificherei dicendo che l’ho scritta io soprapensiero. Soffrire interiormente avvicina naturalmente alla sfera della spiritualità, la passione per lo scrivere diventa sempre più forte, e riesco a sentirmi come quando ogni giorno non mancavo di raccontarti tutti i fatti della mia vita.

Forse è proprio nella sofferenza e nel dolore che l’anima si nutre e riscopre sé stessa nella sua forma più divina, e per tale ragione il divino si rispecchia in essa e fa sentire la sua presenza.

Ieri è stata una giornata molto intensa, ho ascoltato molto attentamente, commuovendomi persino, le disgrazie di un amico molto caro, il suo estremo bisogno di non razionalizzare  più  per abbandonarsi al proprio lato umano e così cercare il suo Dio tra le macerie di una spiritualità travolta dalla ragione. Passeggiando sulla spiaggia col mio amico poeta ed ascoltandone le parole, mi è sembrato di vivere un grande momento non solo umano ma anche artistico e letterario dacchè egli riusciva a descrivere il turbine delle proprie emozioni con espressioni così belle, profonde ed uniche, che il cuore non ha potuto fare a meno di emozionarsi e la mente di capirne appieno il significato più intimo. E seppure in quel momento al caro amico poeta fossero proprio le parole ad essergli odiose, dal mio punto di vista era proprio grazie alla sua perizia nell’usarle che riusciva a rendermi pienamente partecipe del suo dolore… e allora ho pensato a come l’uomo smarrisca spesso la logica delle cose e specialmente quanto valga al di fuori di sé.

In questi giorni vorrei amare chiunque, non riesco a sentire nessuno come nemico, anzi, maledico il nostro naturale senso del pudore che ci impedisce di fermare uno sconosciuto per strada e dirgli Ti Voglio Bene.

Grazie mio caro diario, grazie di esserci perché adesso che scrivo, sento davvero di amare la vita, nonostante le disgrazie che ci rincorrono quasi a volerci colpire per forza.

E se Dio davvero potesse sostenermi ed accompagnarmi lungo tutto il mio percorso, si… sarei capace di dedicarmi a lui completamente, dedicare la mia arte agli uomini non per convertirli ad un Dio che devono sentire da soli, ma per dargli una speranza. La religione sta uccidendo i valori religiosi, che controsenso… se solo la chiesa capisse come realmente debba abbandonare tutti i valori terreni per essere considerata la casa di Dio, beh, sarei lieto di fare una visita alla persona che ieri notte ha placato il mio dolore. Spero comunque di non sentirmi mai più abbandonato da questa presenza che seppur a volte temo sia il frutto del mio umano dolore, altre mi appare come un’altra identità, e questo è meraviglioso.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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