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17 Novembre 1994 (Giovedì) ore 16:25

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Il momento è piuttosto critico, anche tu hai notato che ti scrivo sempre più di rado. Sto perdendo la voglia di vivere, mi sento come se qualcosa mi stesse succhiando via tutto il vitalismo che contraddistingue da sempre il mio lato sociale… sembra che tutto stia prendendo una piega più generale, non mi sembra di soffrire più per una singola esperienza andata male ma semplicemente per il ruolo che l’uomo ha nel mondo. Troppe volte mi sento soffocato dalla disperazione, rimpiango il periodo in cui ero impegnato a conquistare Ivana, quei dolci momenti pieni di speranza e illusioni che adesso rievoco con dolcezza. Lascio che il veleno scorra nel mio sangue ogni giorno, lascio che esso mi riduca ad una larva priva di coscienza con stampata in faccia un’espressione di deliziosa stupidità. Temo la morte come se mi restasse ormai poco da vivere, mi sento un perfetto incapace, le idee faticano a venir fuori dalla testa e la mia dialettica si va progressivamente indebolendo. La concentrazione è andata a puttane da non so neppure io quanto tempo e non riesco più a prestar fede alla mia volontà di emergere. Forse sto semplicemente prendendo coscienza dell’ineluttabilità del mio destino mortale e man mano che il tempo passa mi accorgo di come non sia stato in grado di costruire niente. Forse adesso sento più che mai il bisogno del conforto divino, forse semplicemente il bisogno di credere in qualcosa o in qualcuno. La superficie si sta sgretolando, ho perso l’interesse per ogni cosa, trascuro il mio aspetto, non mi preoccupo più di discutere di alti argomenti, forse il mio cammino verso l’essere asociale sta giungendo al termine, forse è arrivato il momento di scavare dentro me stesso più a fondo di quanto non abbia mai fatto, forse è il momento di riscoprire la vera solitudine, di fuggire per ore dalla vita sociale e, come ai tempi della spensieratezza, sedermi sulla cima di un monte ad osservare la natura. E’ sempre più difficile trovare dei punti di riferimento solidi ai quali appoggiarsi, solo il flusso del sentimento in tutte le sue molteplici forme mi aiuta a superare i momenti realmente difficili. Non riesco più a sopportare gli incubi che infestano le mie notti, desidero il sonno pesante e senza sogni che mi causa il veleno, desidero la meravigliosa incoscienza e stupidità che mi regala ogni giorno, e quando ne resto senza, mi sembra di impazzire, tutte le esperienze sgradevoli della mia vita mi tornano alla mente trascinandomi in un mondo cupo e triste, un mondo di malinconie e di disperazione dove non una mano, non un volto dona conforto, un mondo popolato da terribili mostri, fantasmi del passato incarnati in figure orrende che mi terrorizzano, profezie sotto forma di oscure presenze che emanano un senso di inquietudine che avvolge stringendo il cuore in una morsa al limite della sopportazione. Incubi psichedelici, forse è questo il miglior modo per definire le mie visioni notturne, logorano il mio cervello lasciandomi al risveglio un’angoscia insopportabile. Ivana, quanto vorrei che appartenessi ancora al mio mondo, quanto vorrei sentire il calore del tuo corpo che si stringe al mio in un abbraccio da amica… ho tanta nostalgia delle lunghe discussioni con cui mi intrattenevi, delle piacevoli conversazioni telefoniche interurbane, delle gite in campagna, delle schitarrate spensierate al chiaro di luna, dei tuoi sguardi, di te. Ti amo Ivana… ti amo… ti amo… ti amo.

Se questo è il vero senso di tutto
puntatemi una pistola alle tempie
e premete il grilletto.
Sopportare i miei incubi psichedelici
mi costa parecchia fatica
al mattino sono costretto a farmi del male
per rimpiazzare il dolore interiore
con qualcosa di più contingente
faccio sbattere la testa sulla parete
mi conficco le unghie nel petto
che sanguina… subito la fronte si annerisce di ematomi.
Nessuno che possa darmi una mano
una benda, del disinfettante
la mia fronte si tinge di nero
il mio petto sanguina.
Tre mesi, vorrei vivere per soli tre mesi
spargere del gasolio sul mio corpo
e poi accendere la mia ultima sigaretta
così che il fuoco ponga fine alle mie preoccupazioni
così che la cenere le porti via con sé disperdendole.
Vago disperato, perduto nel mio incubo psichedelico
senza difese, senza poter fuggire attraverso il flusso del sentimento.
Vago deluso, perduto nel mio incubo psichedelico
senza speranze di poter fuggire attraverso il flusso del sentimento.
Bendatemi, privatemi dell’udito
bruciate le mie terminazioni nervose
conducetemi alla pura insensibilità
stravolgete il mio cervello, menomatelo
voi creature orrende
protagoniste del mio incubo psichedelico.
Vago disperato, perduto nel mio incubo psichedelico
Vago disperato, perduto nel mio incubo psichedelico
Ridi giullare, ridi del mondo
Ridi giullare, ridi del mondo
Non lasciare giullare che le lacrime sbavino il tuo trucco
dispera giullare,
la morte non ti accoglierà con un sorriso.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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