Placeholder Photo

1 Gennaio 1998

Non c’è una ragione precisa per la quale questo pomeriggio abbia scelto di confortarmi con un po’ di buona musica di quella che lascia scivolare le emozioni genuine, i sentimenti che non fanno male, lungo un corridoio di delusioni e di rimpianti

Devo solo lasciare
Che la mia coscienza
Si perda nel nulla
Dell’angoscia
E aspettare che le energie
Sistemino le cose in fretta
Credo di essere giunto 
In un posto troppo diverso
Da quello che frequento abitualmente
E il sapore amaro che ho in gola
Conferma che è solo un abbandono temporaneo
Ho in testa qualcosa di terribile
Che può distruggermi da un giorno all’altro

Perché devo stare a dipingere quadri della mia mente, perché non riesco a godermi la vita come fanno tutti, perché devo solo pensare a ciò che non posso raggiungere, perché questo bisogno di essere capito completamente, perché questa paura del futuro, perché questa insoddisfazione, perché questo struggente bisogno di dio, perché questo orrore della mia vita che adesso mi appare così insensata come le vite di tutti, perché non riuscire a farla finita nonostante tutto, perché cercare sempre una speranza che mi doni conforto per un attimo, perché non cominciare a versare lacrime di sfogo, perché volere a tutti i costi salvare questo corpo, perché sentire l’intimo bisogno di essere, solo di essere, senza senso, senza scopo, senza desideri, senza paura, essere un uomo con tanta pazienza e tanta voglia di aiutare il prossimo senza curarsi se il prossimo abbia la medesima voglia di aiutare me, di aiutare me a guarire da questa terribile angoscia che mi svuota e che mi vuole condannato a voler per forza scoprire qualcosa che sta troppo in alto per essere compresa da un misero e stupido uomo il cui massimo elevamento spirituale può essere quello di sentirsi amato, semplicemente amato… con tutte le cose che ci sarebbero da fare per cambiare questo mondo, si cerca semplicemente l’amore di qualcun altro che per beffa del proprio destino è sempre quanto di più irraggiungibile possa esserci. A volte penso di essere davvero predestinato a vivere una vita triste e solitaria, già solitario come un Dio che è purtroppo incapace di godere di una qualità che all’apparenza potrebbe sembrare unica. E anche se non lo vorrei, anche se in questo momento vorrei cercare delle spiegazioni razionali al mio malessere, il mio pensiero va ad una donna, una donna che mi ha catturato per un qualcosa che non saprò mai definire, niente di puro comunque, niente di davvero importante, probabilmente solo il prodotto di una combinazione chimica, la voglia di essere anidride carbonica o forse nitrato di sodio o semplicemente un acido essenziale; può essere semplicemente una donna il senso della propria vita… no, mi rifiuto di crederlo, è solo un palliativo valido fin quando non lo si raggiunge completamente. Si potrebbero cambiare le cose, si potrebbe davvero essere ottimisti una volta tanto, se solo qualcuno da lassù potesse spiegarci come funziona il nostro cervello forse si potrebbe cambiare e smettere di essere così paranoici, smettere di guardare al prossimo come ad un potenziale nemico che ci sfrutta fin quando gli fa comodo la nostra compagnia… forse è proprio il caso di farla finita con i sogni e tenere i piedi ben ancorati al terreno, ascoltare i preziosi consigli dei genitori. Ma di cosa ho bisogno davvero, di certo non della vita comune, di certo non posso essere una persona comune di quelle che si alzano tutte le mattine per fare una certa cosa che non cambia mai fin quando non ci si avvia verso il tramonto della propria vita… e non vorrei che la gente morisse, non voglio pensare che i miei genitori un giorno potranno non stressarmi più con le loro preoccupazioni per il mio futuro, vorrei vederli sempre al mio fianco anche se a volte non li sopporto proprio, anche se a volte ho paura che non facciano altro che limitare la mia capacità di esprimermi… vorrei che nessuno morisse, che il tempo si fermasse per tutti condannandoci all’immobilismo eterno. Dio, come vorrei che ogni tanto si fermasse a parlare con me, che parlasse di mio nonno e di quanto da lassù possa essere orgoglioso di me, che parlasse di tutte le persone meravigliose che non sono più di questa terra e che da lassù mi osservano con tenerezza non invidiando affatto la mia condizione. Perché non ti curi di noi, perché non fai qualcosa che fermi per un attimo questo assurdo ingranaggio mortale che ci faccia, che mi faccia sperare in qualcosa di meno caduco di queste stupide passioni in continua mutazione. Perché non mi indichi una strada… in ogni mia canzone, in ogni mia bestemmia, in ogni mio pensiero c’è sempre il mio bisogno di conoscerti, solo io forse ti chiamo più di quanto non faccia chiunque ché non posso rinunciare a te pur essendo costretto a farlo.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Amore

Prossimo articolo

Il sasso

Le ultime da Frammenti Notturni

Il cantico della creazione

Dove la diversità necessita dell’uguaglianza per riconoscersi ed amarsi di Giovanni Salonia L’intrigo delle diversità Un

Relazioni di Salvezza

di Giovanni Salonia Sette situazioni esistenziali in cui sperimentiamo la salvezza donataci dall’altro Premessa Sembra quasi