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La solitudine

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Dopo la nottataccia di ieri avevo deciso, per questa sera, di fare la persona normale, di tornare dal mio giro in bicicletta e finire di leggere il mio libro (a proposito, Nick Hornby – Non buttiamoci giù, a breve farò una piccola recensione, è troppo carino).

Evidentemente la mia natura di creatura notturna trova sempre il modo di rendermi difficile la possibilità di prendere sonno ad un orario decente, e questa volta ha scelto il suo messaggero tra quel genere di fastidiosissimi insetti chiamati zanzare. Nel caso specifico, quel piccolo moscerino che non pareva affatto una zanzara (e per questo l’ho risparmiato quando mi è passato sotto gli occhi) è riuscito ad oltrepassare tutte le barriere chimiche che avevo frapposto tra esso ed il mio corpo, oltre alle numerose piastrine che fanno più male al mio apparato respiratorio che alle creature per le quali sono state progettate.

Risultato: le diverse considerevoli protuberanze sulle ginocchia con la mia incapacità di sopprimere il desiderio di grattarmi, mi hanno costretto alla resa, e quindi eccomi qui, davanti a questa pagina bianca, a fissare un pensiero che non sono riuscito a staccare dalla mia testa, nonostante i malevoli ronzii e l’ansioso timore che la superzanzara colpisse ancora.

Il pensiero in questione riguarda la solitudine. La definizione wikipediana della parola è: condizione umana nella quale l’individuo si isola o viene isolato dagli altri esseri umani generando un rapporto privilegiato con se stesso. Provo a chiarire la mia visione della stessa premettendo che, fino ad ora, ho sempre fatto in modo di evitarla come fosse una brutta malattia e che, di conseguenza, non ne ho una conoscenza approfondita. Fermo restando che per venire isolati bisogna essere soggetti antipatici o più in generale indegni dell’attenzione altrui (in questa categoria metterei anche gli egocentrici, i narcisisti, gli egoisti), pare che talvolta noi umanoidi, in particolare me medesimo, desideriamo isolarci dagli altri per molteplici ragioni. A volte ci sentiamo talmente tristi da non volerlo mostrare a nessuno, quasi temessimo che gli altri possano allontanarci come untori o semplicemente perchè siamo troppo orgogliosi per mettere in mostra le nostre debolezze, altre volte invece ci sentiamo troppo superiori, al punto che ci chiediamo perchè continuiamo a perdere del tempo con gli altri quando possiamo dedicarci ad attività più costruttive quali la lettura di un buon libro, altre volte invece ci sentiamo poco attenzionati e, nonostante gli sforzi che facciamo, agli altri proprio non andiamo a genio, e allora ci allontaniamo ancora per orgoglio; basta anche uno solo di questi casi per far scattare il desiderio di cambiare aria, di costruire un rapporto con se stessi che ci permetta di stare bene da soli.

In questa bella, bellissima Catania, ho conosciuto tante persone; alcuni, subito dopo essersi presentati, cominciano a raccontarti tutte le cose che sanno fare, e non la piantano più, condiscono ogni loro abilità anche piccola con tanti di quei particolari, che poi sono le più disparate esperienze, da annoiarti terribilmente e da farti sperare che presto o tardi arriverà qualcuno a dirti: nicola è tardi, dobbiamo andare.
Penso a quanto sia bello ascoltare queste persone quando sono settimane che non parli con nessuno, in quei momenti sei tu che speri che nessuno arrivi a guastare quello “scambio” a senso unico di esperienze.

Poi ci sono quelle persone che decidono di raccontarti la loro vita, e ci mettono anche particolari intimi che lì per lì ti senti imbarazzato e vorresti fuggire ma ti limiti ad annuire ed al massimo a dire: che ci vuoi fare, è così che va! Ti guardi intorno di tanto in tanto e speri che l’altro se ne accorga, in realtà l’altro ha bevuto un paio di rum e coca e fa poca differenza se il suo interlocutore ha voglia di ascoltarlo o meno, per gentilezza continui ad ascoltarlo, e se la tira per le lunghe, anche lui non molla.
Penso a quanto sia bello ascoltare queste persone e perdere un pò del proprio tempo a capire i loro problemi quando sono settimane che non parli con nessuno, in quel momento ti senti il suo psicologo, ti fa piacere constatare che ti dà fiducia e che ti considera un’anfora sulla quale scaricare tutte le sue lacrime, e tu sei lì, a spremerti le meningi, a rivivere il tuo passato per trovare soluzioni che possano servirgli.

Poi ci sono le persone più o meno equilibrate, quelle che ti stanno ad ascoltare, e se sei bravo e riesci a non sembrare troppo egocentrico e spaccone, allora puoi farti un amico. A questo tipo di persone non gli frega niente della tua vita nè di quello che sai fare, cercano solo di passare del tempo in allegria, scherzando e ridendo, vogliono conoscerti, ma poco per volta, magari si aprono pure, ma non del tutto.
Penso a quanto sia difficile stabilire un rapporto con queste persone quando sono settimane che non parli con nessuno, in quei momenti capisci che ti devi allenare in simpatia e dialettica, e lo devi fare relazionandoti frequentemente, a meno che non ti sia costruito una maschera che metti per queste occasioni, ed un insieme di discorsi preconfezionati per risultare simpatico ed interessante.

Poi ci sono i timidi, e con i timidi puoi mettere da parte ogni sega mentale ed ansia da prestazione. I timidi aspettano solo di essere attenzionati, tu cominci a fargli domande, a parlare liberamente fissandoli dritti negli occhi senza lesinare i sorrisi; conquistata la loro fiducia si aprono, e possono rivelarsi persone molto interessanti: solitamente la timidezza è una caratteristica che fa parte delle persone profonde (talvolta).
Penso a quanto sia facile stabilire un rapporto con i timidi quando sono settimane che non parli con nessuno, sei lì e puoi parlare di quello che vuoi senza timore di giudizi, perchè l’altro è troppo impegnato a giudicare le parole che deve usare per farlo con le tue.

Adesso penso al motivo di tutta questa mia ansia di conoscere persone. Qualcuno ha detto che è per via del mio trasferimento in una nuova città, altri mi hanno detto che è la mia smania di fare fare fare e di trovare persone per fare fare fare… io ho concluso che è semplice paura, paura di restare da solo con me stesso. Eppure faccio sempre i conti in positivo con la mia solitudine, sto sempre lì a dire: ecco Nicola, oggi hai fatto una bella canzone, oppure, ecco Nicola, oggi hai scritto un bell’intervento sul blog, e questo dovrebbe bastare se vogliamo accostarci alla definizione wikipediana della parola ed intendere queste “creazioni” come “conseguenze” di un rapporto privilegiato con se stessi; e allora perchè la solitudine mi opprime quando non riesco ad impegnarmi nelle mie attività personali? perchè questo dover fare fare fare senza alcuna capacità di fermarmi un attimo con me stesso per domandarmi: adesso vedi se riesci a stare bene senza fare un cazzo.

Io credo di avere ancora una grande lacerazione nel cuore, forse ce l’ho dalla nascita, ed è per questo che quando mi chiedono: ma tu non scrivi mai quando sei felice? io rispondo: quando sono felice non ho niente da dire. In realtà, quando sono felice, lo sono perchè mi sento in pace col mondo, perchè ho una donna che mi pensa e mi ama, perchè ho tanti amici che fanno squillare il mio cellulare più volte al giorno, e non mi preoccupo di guardare me stesso e scoprirmi solo. Tutt’altra cosa invece quando mi sento solo, sembro cercare tutto quello che mi può allontanare da questa percezione, e allora cerco di fare fare fare, di incontrare conoscere farmi amare, quando in realtà non è così semplice fuggire dalla propria solitudine, quando non basta solo cantare in una canzone la propria tristezza per esorcizzarla a vita, quando non è sufficiente innamorarsi per fuggire da sè stessi.

Chiudo augurando una dolce notte a tutti, attraverso l’esorcismo di questo pensiero saprò di sicuro concedermi alla benevoleza di Morfeo.

Ultreja!

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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