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giulia (studio sull’ansia)

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Un grande senso di vuoto, totale perdita di interesse per le proprie passioni, irritabilità, ipersensibilità, insonnia o ipersonnia: questi sono tra i più comuni sintomi che possono colpire persone vittime di stati ansiosi cronici. La scienza moderna tende ad inquadrare questi sintomi nelle patologie depressive, diagnosi che a me pare piuttosto affrettata, specialmente se attribuita ad individui del tutto normali, magari con qualche pensiero esistenziale di troppo. Tra i rimedi più efficaci ed esaltati vi sono: da una parte ansiolitici e psicofarmaci che, almeno dal punto di vista chimico, addormentano le energie negative che straripano; dall’altra i cosiddetti rimedi sociali che sfociano poi in atteggiamenti di solipsismo fra il patetico e l’aggressivo; sia nell’uno che nell’altro caso l’individuo tende alla progressiva dissociazione dagli altri, restii ad accogliere nella propria sfera sociale personalità eccessivamente inquiete e/o fortemente dissociate.

Comunemente si intende per ansia:
“uno stato emotivo spiacevole, accompagnato da senso di oppressione, eccitazione e timore di un male futuro, la cui caratteristica principale è la scomparsa o la notevole diminuzione del controllo volontario e razionale della personalità”.

Il timore del futuro e di conseguenza la mancanza di progettualità del soggetto ansioso sembrano dunque i primi sintomi di questo status emozionale che, se sottovalutato, può produrre una vera e propria disgregazione della personalità. Assumere medicinali o esternare il proprio disagio con atteggiamenti antisociali, abitua il cervello ad accantonare il problema con la conseguente mancata risoluzione delle cause effettive del malessere. Difatti, a lungo andare, chi assume psicofarmaci tende ad incorrere nel falso convincimento della necessità del loro utilizzo restando vittima di una dipendenza di natura strettamente psicologica, cosi’ come gli “atteggiamenti antisociali” conducono inevitabilmente alla solitudine giacche’ si perde totalmente la dimensione altruistica dei rapporti interpersonali.

L’approccio risolutivo:
Certamente più facile a dirsi che a farsi, la soluzione “razionale” del problema consiste in una presa di coscienza che conduca all’ammissione dello stesso e conseguentemente alla consapevolezza in ordine alla sua scaturente, che andrebbe ricercata in delusioni recenti che sono state represse a livello subconscio nell’inutile sforzo di dimenticarle, o nei tristemente consueti conflitti di natura affettiva generantisi in ambito familiare: l’atteggiamento di un padre eccessivamente autoritario ed esigente nei confronti del figlio produrrà, ad esempio, una reciproca incapacità di amare o semplicemente di dimostrare il proprio affetto.

Una volta individuato il problema e la sua causa può iniziare il processo di guarigione che richiede tempo e forza d’animo giacche’ in questa fase e’ facile incorrere nel rischio di giudicare insensati tutti i tentativi posti in essere: i soggetti ansiosi, non avendo cognizione delle cause del loro malessere, tendono a lasciarsi andare all’ipocondria che, in quanto “erronea rappresentazione di essere malato”, contribuisce solo ad aggravare il problema.

Il tempo:
il tempo e’ una condizione essenziale da accettare con forza e coraggio giacche’ nessuna delusione, anche portata allo scoperto, si risolve nel giro di qualche mese. Nei periodi post-delusione si e’ spesso colti dalla piacevole sensazione di essere nuovamente sereni e quindi di essersi lasciati alle spalle la sofferenza per poi, dopo qualche giorno, ricadere nuovamente nel dolore; tutto normale! ;)

La forza d’animo:
i momenti di “insensatezza” in cui si e’ soliti interrogarsi sulla reale comprensione del problema, sono piuttosto frequenti. Al nonsense delle delusioni bisogna opporre il proprio io oggettivo, ovverosia la coscienza di cio’ che si e’ realmente al di la’ dei casi non consueti, una sorta di proiezione ideale di noi stessi che ci guarda da fuori (provate a sedervi davanti ad una sedia vuota immaginando il vostro alter ego “oggettivo” che vi osserva, spiegategli il vostro problema e ascoltate le sue risposte).

In conclusione:
non pensate mai che l’ansia o la depressione possano essere in qualche modo delle emozioni positive come la tristezza o la malinconia, e come queste giovare alla creatività rendendoci più sensibili al dolore altrui. Ansia e depressione sono stati d’animo altamente distruttivi, emozioni parassite che allontanano amici, passioni e amori costringendoci alla solitudine disperata e vanno in ogni modo contrastate e combattute con coraggio e determinazione, possediamo energie di cui spesso ignoriamo la portata e, potete credermi, c’e’ da meravigliarsi di fronte alla forza che il nostro io e’ capace di scatenare di fronte all’assoluta coscienza e volontà di venire fuori da problemi di questo genere.

vedi infra “Elementi di analisi transazionale

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Nicola Randone
con il prezioso aiuto intellettuale di Emanuela Fragalà

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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