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Giovedì 25 Ottobre 2001

Pazzi folli giorni, cosa dire, cosa fare! L’altro ieri l’ho messa con le spalle al muro, le ho chiesto cosa aveva intenzione di fare: “O mi lasci” – le ho detto – “o mi baci”. Quell’attimo è diventato molto poetico, come anche io e la mia faccia di pesce lesso bloccata davanti alla sua con gli occhi distrutti per il sonno e qualche lacrima.

E lei: “Consideriamoci lasciati”… di sasso, per forza, si deve rimanere di sasso in questi casi, perché se non lo fai ti spezzi e vieni giù in tanti piccoli pezzetti che poi è difficile riunire tutti insieme. “Allora è finita”, pensi subito, “è davvero finita, non c’è speranza…”… devo ancora chiarire perché la prima vera grande angoscia l’ho provata nel momento in cui ho realizzato che, per quanto finita, non poteva più concedersi a me… fare l’amore insomma. Kazzo, come se il fare l’amore fosse tutto quello che desideravo da lei in quel momento, come se tutto l’amore del quale vado parlando non fosse solo brutale voglia di sesso. Ebbene, ho gridato, vuoi sesso? Chiediglielo, magari l’ultima notte! Ma no, non glielo avrei detto mai, almeno in quel momento, in compenso l’ho fatto l’indomani, convinto però che lei avesse cambiato idea perché aveva accettato di uscire anche se c’ero io nel gruppo, e perché in mattinata mi aveva detto che gli mancavo.

Tutta la sera mi hanno consigliato di trattarla male, di non darle confidenza, che doveva essere lei ad avvicinarsi spontaneamente, ma io no, io dovevo chiarire tutto, dovevo dirle che volevo tornare con lei quella sera stessa, dovevo pretendere un bacio e… e sono stato allontanato brutalmente. E poi stamattina, a casa sua: “ti prego, amami o lasciami… sii definitiva”, l’unica cosa definitiva è stata “adesso devo andare a lavorare”, definitiva perché non c’è stato modo di convincerla. A che serve lavorare quando la tua testa è a spasso per lo spazio… certo, la mia testa, e lei capisce quanto soffro ma… ma non fa nulla per placare la mia sofferenza… e questo perché non m’ama, sennò soffrirebbe anche lei, e non m’ama perché sono riuscito a non farmi amare; forse le ho dato troppo, forse non le ho dato ciò di cui aveva veramente bisogno: rispetto! Rispetto per le sue idee, per la sua libertà, per le sue passioni, per il suo modo d’essere così diverso dal mio che era sempre costretta a nascondere per non essere rimproverata. Che imbecille sono, presuntuoso, stronzo, bastardo… ma non sono solo io il colpevole, anche lei mancava in tante cose: non riusciva a darmi l’affetto di cui avevo bisogno, lo dava sempre a modo suo e per me non era sufficiente. Per lei contavo sempre meno di quanto la sua felicità e benessere. Era egoista Giulia. Egoista contro presuntuoso… ci sarebbe da scriverci un bel profilo psicologico generico. Adesso vivo situazioni alterne di grande disperazione, non riesco a lavorare, non riesco a gioire nè a considerare altre donne… sono stremato, aspetto solo che questa sensazione si attutisca col tempo e che il mio cuore possa aprirsi a qualcosa di più bello… non voglio bruciarmi e non mi brucerò, come tutte le altre volte riuscirò ad amare di nuovo, sicuramente con più coscienza… spero di cambiare, di riuscire ad accettare le idee degli altri.

La cosa che mi fa riflettere in questo periodo è comunque il fatto che quando riesco a sentire Dio al mio fianco, sto bene… piango e mi libero. Lo chiarirò meglio con un frate francescano, la prossima settimana passerò un pò di tempo a “pregare e lavorare” in un convento vicino Bari.

Che Art rinasca e che posso questa volta non sentirsi più solo.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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