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6 Febbraio 1994 (domenica) ore 4:00

Davvero un simpatico flash notturno! Che stress e che angoscia in questi ultimi giorni, solo una settimana alla partenza e già avverto tutte le paranoie tipiche della vita da soldato: la notte, prima di prendere sonno, riesco ad immaginarmi in branda, lontano dagli affetti familiari, lontano forse da qualsiasi tipo di affetto. La notte sogno di guardie marine detentori di record di urla e di mancanza di rispetto nei confronti delle povere reclutaccie. Ho dato una velocissima occhiata alle pagine precedenti, mi son reso conto che oltre ad essere apatico, alcolizzato, frustrato, complessato, quasi tossicodipendente e stupido, sono anche un potenziale suicida; Ivana è stata l’unica che avrebbe potuto tirarmi fuori dalle terribili considerazioni sulla vita alle quali sono giunto, ed io,  per la paura delle centomila parti di me che convivono con me e che io non conosco neppure tanto bene, per la paura che lei avesse potuto attaccarsi ad una delle centomila parti, o forse per la paura che io avessi potuto attaccarmi ad una delle centomila parti di lei e di non aver capito la sua vera essenza di donna meravigliosa, non le ho più telefonato, non sono riuscito a trovare una seppur minima giustificazione che mi spingesse a frequentarla di nuovo. A nulla sono valsi i propositi antiegoistici che avrebbero dovuto spingermi a coltivare l’amicizia fra me e lei, anche se a senso unico: credo che anche la persona più generosa senta il bisogno di un minimo incoraggiamento. Il giorno in cui avevo deciso di troncare col nostro rapporto ero convinto che solo lei avesse potuto farmi desistere dall’idea di separarci per sempre con una telefonata. Il tempo passava ed io non ho avuto il fegato di rinunciare a ciò che stavo conquistando e, facendomi scudo dei miei “buoni propositi”, ho riallacciato il rapporto telefonico a senso unico. Adesso è passato quasi un mese dall’ultima volta, nessuno che mi telefoni per sapere almeno in che condizioni di salute mi trovi, in sala giochi se non sono io ad avvicinarmi, cosa che mi sono proposto di fare ormai molto di rado, per lei è come se non ci fossi; ogni tanto trovo il coraggio di umiliarmi: mi siedo accanto a lei e comincio a parlarle dei vecchi tempi. Quanto apprezzi quei momenti e quanto dolore mi causa il momento del distacco non potrà capirlo nessuno che non sappia cosa significhi amare e che ha provato le terribili sensazioni del sentirsi respinto. Fiducia, avrei bisogno di credere che lei non si comporti così solo perché mi stima molto, magari i suoi atteggiamenti così dolci e le atmosfere magiche che riesce a creare con la sua sola presenza potrebbero essere solo una forma di cortesia. Non riesco più ad introdurre un discorso personale, il regalo che le ho fatto in occasione del suo compleanno ha rappresentato il puerile tentativo di dimostrarle il mio affetto, come se un regalo avesse potuto sintetizzare tutto il discorso che avrei dovuto fargli da tempo. Ma forse non è davvero lei il problema, in fondo il comportamento a volte freddo che assume nei miei confronti potrebbe essere derivato da una sorta di giustificato imbarazzo che potrebbe assalirla nel momento in cui si trova col suo ragazzo, forse non vuole darmi troppe illusioni e a tale scopo alterna momenti di palesi dimostrazioni di affetto con terribili atteggiamenti di rifiuto semitotale a qualsivoglia tentativo mio di stare un po’ con lei. L’unica cosa veramente utile che posso ricavare dal mio dolore è l’approfondimento spirituale cui mi spinge la necessità di dare un senso alle mie azioni, di trovare un modus agendi per il mio io. Tutto questo mi porta a profondi cambiamenti che incidono profondamente sul mio status sociale, mi sono accorto che da troppo tempo riesco sempre meno frequentemente a essere me stesso fingendo, quando le circostanze lo richiedono, dei ruoli sempre differenti. Già, ciò che sono veramente sta su queste pagine, forse è la volontà di non aprirmi o la paura di non essere capito che mi porta a fingere, fingere e solo fingere. Tuttavia non posso attribuire questa situazione ad una forma di introversione inconsapevole che si rivela unicamente nel rapporto personale con qualcuno, mi chiedo, o forse ne ho già la certezza, se esista mai al mondo qualcuno che possa leggere le mie emozioni, le mie intuizioni, le mie certezze, con schemi mentali simili ai miei. Ed eccomi, povero paperino sociale, riveduto e corretto dagli altri in centomila forme diverse; è davvero la solitudine l’unica realtà per colui che vuole vivere secondo la propria natura? Non riuscirei mai a sentirmi vicino a qualcuno che non mi giudichi e che a mia volta io non giudichi diverso da quello che realmente è. Ciascuno di noi nasconde grandi segreti, sono talmente radicati nell’io che difficilmente un uomo dedito unicamente alla filosofia dei Power o dei Def può portarli a galla. Sarà stato sempre così, in ogni tempo e in ogni luogo, solo che della tragedia di questa condizione sto rendendomene conto solo adesso. Basterebbe una sola telefonata.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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