Lettera di Natale

in Diario

Mia carissima Giuliana,

era da un po’ che pensavo di scriverti una lettera, magari di mio pugno, ma con la scusa della mancanza d’ispirazione, dello stress e dei terribili crampi che mi assalgono alla mano quando mi cimento nella scrittura tradizionale, ho sempre rimandato; perdonami quindi se, oltre a tardare, ho scelto di farmi aiutare da un’anonima stampante d’ufficio per fissare queste parole sulla carta.

Da ragazzo, trasmettere le emozioni in forma scritta mi ha sempre liberato da fantasmi e paranoie, immagino sia stata una forma di auto-psico-analisi di cui ho sempre beneficiato; adesso invece, il pensiero di dover raccogliere le mie emozioni, vestirle di una forma che si rispetti e soprattutto renderle comprensibili, mi crea ansia; come se non bastasse, la preoccupazione di non farlo in maniera adeguata non agevola quelle condizioni imprescindibili secondo cui se proprio devi lasciare qualcosa di scritto, fai bene a preoccuparti affinché forma e sostanza convivano in amabile simbiosi (non escludo tuttavia la possibilità che la vera causa sia apatia o semplice pigrizia aggravata dall’età).

Ad ogni modo, visto che siamo vicini al Natale e che probabilmente ti ho già sorpreso con la mia promessa materiale, mi sorprendo e ti sorprendo ancora scavalcando le succitate cacche di toro (in onore al termine bullshit per citare il nostro viaggio in Inghilterra) e regalandoti l’ultima emozione di questo giorno.

Orsù-dunque mi armo di coraggio e provo a raccontarti quello che sento da quando ti ho conosciuta, sperando di non eccedere nelle solite lungaggini e di dare uno spazio esclusivo e speciale agli eventi avvicendatisi in questa nostra avventura.

Tutto è cominciato quando a casa di Dario ci siamo incontrati per quel pranzo.

E’ vero, ci conoscevamo da prima, ma a quel tempo eri solo una bella ragazza entrata in un ambiente nel quale mi trovavo per caso, e non avrei mai osato posarti gli occhi addosso con quella malizia in più: la paura d’esser notato da qualcuno (o anche da te stessa) e d’esser preso per un vecchiaccio che sbava per le ragazzine, era reale e limitante, ed io non sono mai stato una di quelle persone che ama sbandierare le proprie debolezze agli estranei.

Ho chiesto di te ad Enrico col quale condividevi l’abitazione: ero curioso di sapere chi si nascondeva dietro quei bellissimi occhi. Quella vecchia carogna però si è limitato a concedermi giusto qualche informazione anagrafica, quando speravo che combinasse un incontro, una cena o qualcos’altro… forse credeva, esattamente come me, che la differenza d’età fosse eccessiva anche solo per pensare ad una storia seria insieme (c’è da dire che il buon caro vecchio Giordi mi conosce come uno che non ama le avventure da una botta e via).

Da quel giorno ne è passato di tempo…  ti ho dimenticata come si fa con le tante cose belle che ci passando davanti anche solo per un momento: un tramonto sul mare, una farfalla che salta di fiore in fiore, il calore del sole che ti accarezza dopo 3 ore di pioggia e la condensa che sotto il poncho ti fa entrare l’acqua nel profondo delle ossa… ad ogni modo, chissà quante volte perdiamo occasioni preziose di felicità solo perché preoccupati di non esserne all’altezza, quando basterebbe solo un po’ di fiducia in più nell’istinto.

Quando ti ho vista alla festa di Dario, ecco… non ricordo se ero stato informato della tua presenza, fatto sta che non appena sei spuntata mi sei piaciuta allo stesso modo in cui ti ho vista la prima volta e di nuovo, quell’insieme di sensazioni si sono affacciate al mio cuore. Che cuore duro e sfigato il mio, nonostante provassi già qualcosa ti tenevo a distanza per paura di essere scambiato per uno sfigato, ho fatto persino finta d’essere interessato ad un’altra ragazza (o meglio, ho trovato la scusa per non starti troppo appiccicato parlando con Caterina)… per fortuna tu hai risolto tutto utilizzando la migliore scusa possibile: il computer che andava lento (se domani dovessi cambiare lavoro e ti trovassi a rileggere questa missiva, sappi che si trattava della migliore scusa possibile perché in questo momento sono ancora un informatico).

E’ arrivato il capodanno… quel katz di giorno… non sarei mai andato alla festa dei ragazzi se non avessi sperato alla lontana che all’improvviso saresti sbucata: ecco, in certe cose un adolescente se la sarebbe cavata meglio! Potevo chiamarti e chiederti semplicemente: Giuliana, perché non vieni da Dario anche a Capodanno?! Ci sono anche io yuppiduh! Col senno di poi sono contento di non averlo fatto, considerato che al tempo stavi col rigattiere… ah no, scusa, era un fotografo… avresti potuto dirmene qualcuna delle tue, nella migliore delle ipotesi mi sarebbe toccato subire un atteggiamento di sufficienza, nella peggiore un sonoro vaffanculo… in entrambi i casi avrei abbandonato del tutto la partita quindi è stata una fortuna che non sei venuta, se non altro ti sei salvata da una festa sfigata e dal fumo nero tossico di Scoglitti, che katz.

E’ passato ancora un po’, stavo quasi per dimenticarti per la seconda volta quando il tuo bel viso ha fatto capolino sulla chat di Faccialibro: mi chiedevi se era ancora valido l’invito a ripararti il computer. Ho fatto un sorriso da pesce lesso e da lì a poco è successo tutto: in pochissimo tempo ci siamo baciati, lasciati, mi hai tradito (si lo so, niente sesso, solo un bacio, concedimi un pò di dramma sennò il romanzo risulta piatto) con l’arcangelo e sei tornata piangendo chiedendo di perdonarti. Ti ho portata alla diga con pensieri contrastanti: la smembro e la seppellisco qui oppure la bacio giurandole amore eterno??? In realtà avevi già vinto prima di metterci in strada: amarti è probabilmente la cosa che mi riesce più facile e la colonna sonora di Nuovo Cinema Paradiso ha dato lo start a qualcosa che DOVEVA semplicemente accadere.

Nei giorni a seguire sono stato irruento, la causa principale è che ero entusiasta di quello che provavo e non credevo di riuscire a sentire ancora certi scombussolamenti emotivi; parlando delle mie storie precedenti pontificavo sul fatto che non era più tempo di sentire le farfalle nello stomaco quando si è innamorati, che anche questo significa crescere ed invece… invece a te pensavo ogni giorno. Non riuscivo a prendere sonno senza sorridere, né a svegliarmi la mattina senza pensarti… bastava sussurrare il tuo nome al vento perché il vento mi restituisse un sorriso, le farfalle poi avevano trovato la strada per andare e venire dal mio corpo partendo per i numerosi orifizi (su quest’ultima visione ti concedo 1 minuto di seria contemplazione)… beh… non sono mai stato meglio.

Quello che c’era tra noi andava spedito con un treno quando… beh… non ha retto più e sei scoppiata dicendomi che non potevamo stare insieme, che stavo organizzandoti la vita e non avevi alcuna voglia di incatenarti a qualcuno.

Ho passato qualche giorno circondandomi di malinconia mista ad una buona dose di tristezza, non sono riuscito a trattenermi neanche con mia madre con la quale sono stato sempre molto discreto riguardo la mia vita sentimentale. Ho davvero creduto che fosse tutto finito, ma grazie a Santiago avevo fatto male i conti: anch’io non ti ero affatto indifferente e sei tornata con la scusa di voler chiudere un lavoro iniziato insieme (o forse avresti voluto farlo comunque… non lo so).

Da lì in poi le cose sono andate ancora meglio.

Abbiamo fatto il nostro splendido giro in Cornovaglia e ho capito quanto stavo bene con te: è proprio durante un viaggio che scopri se hai accanto una rompicoglioni o una compagna. Abbiamo sognato, ci siamo emozionati, ah la Cornovaglia, il Tor e la Chalice Well di Glastonbury (con tutte le belle persone che abbiamo incontrato), la forza della natura tra le mura diroccate del castello di Artù a Tintagel, la sirena di Zennor: in quindici giorni o poco più abbiamo vissuto tante di quelle esperienze di cui potrei cantare per le prossime 20 primavere.

Dopo il nostro bellissimo viaggio sono partito per il mio Cammino e lì è successa una cosa che non mi era mai capitata prima: per la prima volta sulla Via di Santiago non cercavo la solitudine, ti immaginavo a seguire i miei passi, talora che letteralmente mi accompagnassi, persino precedendomi. 10 giorni più tardi ho capito che non era un allucinazione ma un fatto straordinario che stava iniziando a prendere forma: Banca Sella.

Che dirti amore… non credevo più che la vita mi avrebbe concesso una svolta talmente importante ed invece, come Chiara aveva profetizzato, eri proprio tu la donna con la quale avrei avuto un figlio.

Quando mi hai dato la felice notizia, hai anche detto che se volevo potevo continuare il mio Cammino. Stavo davvero per farlo con tutte le migliori intenzioni (avrei dedicato ogni giorno di marcia a noi tre e Dio solo sa quanto ci avrebbe fatto bene) ma ancora una volta era destino che continuassi a stupire me stesso (com’è accaduto con la storia delle farfalle nello stomaco): il mio proverbiale sano egoismo per queste cose non avrebbe avuto la meglio perché l’indomani, dopo un’ora al massimo di sonno, senza alcuna esitazione avrei salutato Gonzalo e mi sarei diretto spedito verso la stazione degli autobus con una voglia di rivederti e starti accanto che aveva superato di gran lunga quella di trovarmi sul Cammino.

Dopo aver visto Banca Sella su quel monitor mi sono sentito ancora più innamorato di te, ho capito che eri davvero speciale, ch’eri più di qualsiasi persona mi fosse stata accanto, insomma… avevi battuto tutte. Non riesco a dimenticare quando sono sceso dall’autobus di ritorno da Siviglia… eri lì, con quel sorriso dolcissimo da mamma. In quel momento ho compreso che stava succedendo qualcosa di veramente importante.

Quella settimana di circa 3 mesi fa è stata davvero strana, ho creduto di non avere il coraggio di affrontare tuo padre ed invece mi sono ritrovato lì, con la tua amica Sara (davvero preziosa per noi in quel momento), a sostenere con forza il nostro amore senza il timore d’esser preso per il quarantacinquenne che aveva cercato la ragazza giovane affinché gli desse un erede, l’orco orribile che gli aveva circuito la figlia perchè la sua vita ormai volgeva al tramonto. Katz… tuo padre l’ha sicuramente pensato, ma ero così sicuro del fatto mio che non me ne fregava niente, per la prima volta mi facevo forte di ciò che credevate tu e Sara (katz… Saretta ce la dobbiamo prendere come testimone di nozze… ricordiamocelo) per sostenere con maggiore coraggio la mia totale estraneità ad una qualsiasi premeditazione da sfigato.

Quando Sara è andata via e tutta la baraonda ha iniziato a diluirsi come la nebbia al mattino… beh, ho affrontato la mia più grande paura e cioè il fatto che potessi svegliarti da quel sogno e credere che stavi buttando alle ortiche la tua vita. Avevo paura che per colpa di Banca Sella, ma ancor prima di chi aveva creato le condizioni perché l’alieno iniziasse a prosperare nel tuo corpo, credessi di aver perso la tua grande occasione col lavoro e che ti sentissi condannata a vivere in una città che ti faceva schifo. Ho tremato e mi sono fatto più duro… ma come nelle favole più belle, anziché mandare tutto a puttane sei tornata da Palermo con un’idea del tutto diversa: evviva Ragusa, Palermo merda (hahahaha scherzo naturalmente).

Oggi sto ancora meravigliandomi di quello che accade, mi sembra incredibile che questa fortuna sia capitata proprio a me. Quando ti guardo non posso fare a meno di pensare che Corrado Santiago non poteva avere madre più bella, più dolce, più viva e profonda… e questo è bellissimo; a volte devo fare un piccolo sforzo per continuare a credere che sia tutto vero.

Mia cara Giuliana, madre di nostro figlio, oggi è Natale, ed io sono orgoglioso ed insieme felicissimo di averti accanto, ti devo la riscoperta di qualcosa che credevo perduto: la felicità, quella vera. La mia musica, l’arte che credevo fosse l’unica cosa importante, sono adesso su di un piano differente, al centro del mio cuore ci siete solo tu e Corrado Santiago, siete voi adesso la fonte della mia felicità e delle speranze che nutro per il futuro.

Quello che mi accade, quello che sta accadendo ad entrambi è magnifico e cresce ogni giorno di più, ci sono tante cose che vorrei ancora dirti e spero che questa lettera di Natale possa fungere da prologo a centinaia di altre, ma voglio fermarmi perché probabilmente, nell’istante in cui leggi queste righe, sto trattenendomi a stento dal desiderio di ricevere l’ultimo tuo bacio di questa giornata, di stringerti al mio petto ed addormentarmi insieme a te, incantato nell’anima, come ogni giorno da quando sei arrivata.

Buon Natale amore mio.