introspezione numero 11 (perchè, nonostante il tempo…)

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Ciao, come stai?
Quanto tempo è passato!
Sai, ti trovo ancora bene:
c’è quella luce che ricordo
quand’ho cacciato la blatta
che dormiva fra le tue lenzuola

Il tuo eroe, ecco ciò che sono stato…
e poi, la tua piaga più grande,
quel che sono diventato,
fra le mura ingiallite dal tabacco
di una casa che non ti piaceva
con un disordine tale nella testa
da far paura, ah… quale sventura
la vita con qualcuno, che si sente un nessuno

Stendo le mie lenzuola nell’aria grigia di questa notte piovosa
ed ascolto il silenzio della strada
chiedendomi s’è così che finisce tutto
fra un addio e la crudele impotenza d’una regina impietosa;
giochiamo ancora un pò
a tenerci per mano
fin quando queste lacrime di pece non azzanneranno il mio viso
per trasformare lentamente, pieghe d’epressione
in rughe di lucida veglia

Violento ed insensato il cuore mio grida
trascinando il corpo tutto in fremiti elettrici
mentre il silenzio si posa sul tuo viso
e non azzecco un accordo perchè il mio piano è sordo
tra la gente che mi chiede: conosci questo? Lo canto io!
Non penso ad altro ma è bastato un attimo:
ci siamo persi in quel locale dalle luci basse
dove l’uomo getta in terra il suo candore
per scomparire, come hai fatto tu
nel fumo di un sigaro cubano.

Silenzio, parla la paura:
sono qui per ricordarti
che sei solo
come uno yak perduto fra le montagne,
come un cieco in una panic room,
solo anche fra la folla
dove nessuno ti ascolta
anche se fai il saltimbanco
cantando “bella figliola”;
sei solo, non ci sono cazzi
basta che Dry prenda un aereo
e devi darti da fare sul serio;
puoi raccontare alla tua donna d’essere sereno
ma stai giocando, sei solo per davvero;
solo, come l’ultimo papavero in un campo arato dalle mucche
consapevole che la tua ricotta avrà un sapore amaro,
e che anche i poveri ti getteranno in un pollaio;
solo e carico di ricordi
per tutte le cose morte che ti attraversano l’anima
perchè dimmi, grand’uomo, cos’è stato della tua luna arrabbiata
che fine ha fatto la tua fata e la foresta incantata
ogni cosa è andata lasciandoti lì
come un vecchio posacenere che nessuno usa più
come un bicchiere scalfito accanto ad una tazza senza manico
e anche se un’altra ti griderà il suo amore
non crederai più, penserai che lei sia in errore.

Ecco, la paura ha parlato
e ad ogni INVIO, l’interlinea è sempre doppia

 

Trova un posto per queste righe vuote

 

Scrivi le tue parole, perchè giammai merito la bellezza delle tue labbra che si muovono davanti ai miei occhi

Sono annientato, Illirt lo ha sentenziato
scavando una fossa per nulla scontata
ed infilandosi dentro, a marcire, come una zucca svuotata

… per halloween…

Ma… nei sogni ti rivedo
e sei lì, in procinto di parlare;
io corro, senza raggiungerti mai
per poi svegliarmi
con un’incudine di pelo morbido sul petto
a chiedermi perchè, nonostante il tempo
continuo a desiderare… il tuo affetto.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.