Gaetano Menna, SuperEva

su Nuvole di ieri Review/Randone da

Nicola Randone: viaggio nel "mondo di Art"
Nicola Randone, da Ragusa ad Helsinki… il giovane artista – che ha realizzato due album in due anni ed ha partecipato al progetto finnico di Kalevala – è in continua PROGettazione. Il suo "Nuvole di ieri" è un album intensamente progressive. «Quello tradizionale e non cerebrale». Al suo fianco Beppe Crovella (Arti&Mestieri). Un viaggio narrante nell’interiorità: «ho sognato di vedere il mondo così come lo vedono le fate e ho scoperto che bastava farmene uno tutto mio». Nasce così il mondo di Art. On line anche il suo diario, le emozioni, le nuvole…

Nicola Randone , siciliano, ha due album all’attivo. Morte di un amore e Nuvole di ieri. Nei suoi album, specialmente nel secondo a cui dà un apporto decisivo Beppe Crovella degli Arti e Mestieri, c’è una scelta decisa verso il rock progressive "tradizionale" – come ama sottolineare Nicola – che si richiama ai Seventy. Partecipa quindi al faraonico progetto prog-epica Kalevala; 49° Rune è il titolo del brano suonato con i Tempore.
E sta scrivendo una suite di 25 minuti per un altro progetto finnico dedicato ai film western ed a Sergio Leone. "Nuvole di ieri" è una vera e propria suite, di cui l’artista è soddisfatto ("E’ così che lo volevo", ci dice).
Di certo con qil suo ultimo album Nicola si scrollerà di dosso la fama di cantautore progressivo – annota Randone nel sito – e nell’intervista ci spiegherà come il disco sia un lavoro collettivo, della "band Randone".
La band è composta da Riccardo Cascone alla batteria, Marco Crispi al basso, Daniel Martinez (già bassista di Horacio Hernandez) al basso e Beppe Crovella all’hammond, mellotron, minimoog e pianoforte.
Di seguito la nostra intervista al musicista ragusano.

In “Nuvole di ieri” mi sembra di individuare una scelta decisa verso il rock progressive. In tal senso probabilmente la scelta effettuata di incidere per la Electromantic – una delle realtà discografiche più vivaci nel settore prog – Ma anche lo stesso apporto di Beppe Crovella all’hammond ha dato un input decisivo ad una svolta marcata… Una scelta tutto sommato coraggiosa e controcorrente. Mentre altri artisti cercano di allargare l’orizzonte, di andare al di là del prog (della nicchia che non sempre ripaga) con una musica più aperta, intersettoriale (e più facile da vendere…) tu cerchi proprio la “specializzazione”, una dimensione squisitamente electromantic, nel senso di elettronica che si sposa al romanticismo…
A mio parere il prog è un genere che può essere rivisitato in molteplici forme, a differenza degli altri generi musicali ho sempre considerato la musica progressiva di ieri e di oggi come una forma d’arte in cui l’artista potesse abbandonare qualsiasi tipo di limite espressivo, da qui il rifiuto verso lo schema tipico delle canzoni pop con strofe e ritornelli e contemporaneamente, là dove l’artista li ritenga necessari, il loro utilizzo; e ancora le influenze: metal, etnica, jazz… tutto dentro, senza la preoccupazione che molti artisti di oggi hanno di non poter essere classificati o etichettati dalla critica. Certo, Nuvole di ieri è un album di rock progressive “tradizionale” questo perché, sebbene condivida lo spirito con il quale si muovano gruppi come Dream Theater, Flowers King, Porcupine Tree, Pendragon, ma anche Cantina Sociale e M.D.C., credo sia proprio il linguaggio utilizzato dalle Orme, dal Banco o dai Genesis dei primi anni ’70 il più vicino alla mia sensibilità. Beppe ha contribuito a portare le mie composizioni in maniera più decisa verso quella direzione, il suo apporto artistico è stato davvero essenziale oltreché molto partecipe da un punto di vista emozionale… sono orgoglioso di poter sentire nel mio disco gli interventi di un artista del suo calibro e felice del fatto che, nonostante ci separino diverse generazioni, il linguaggio col quale ci esprimiamo musicalmente sia lo stesso.

Parliamo dei contenuti. La suite è suddivisa in 18 stanze, 18 finestre, che si aprono sul viaggio…

Un viaggio è un frammento che si intreccia con i “mille altri” della nostra vita, non so cosa mi abbia portato verso quell’episodio specifico, una mattina d’estate mi sono svegliato e ho deciso di raccontare un’esperienza di quasi 10 anni addietro ben descritta nei miei diari dell’epoca, una di quelle esperienze che ti fanno capire come sei fatto dentro, perché solo attraverso il confronto con altra gente, con altri ambienti, prendi coscienza dei tuoi limiti, delle parti buie che tendi a risolvere solo, nel tuo mondo. Le visioni del vecchio, del fantasma e dell’uomo di pietra, di cui trovi già un assaggio in Morte di un amore, sono quadri di solitudine, la stessa solitudine del bambino che si consola col suo amico immaginario, fantasmi che ci portano lontano dalle persone reali, “quelli con le facce storte”.

C’è poesia ma anche molto spazio alla musica, in questo tuo secondo disco, indubbiamente più maturo. Con orizzonti sinfonici , tastiere liberate. Si colloca deciso sul sentiero di un prog sinfonico, nella migliore tradizione italica anni 70.
Al momento Nuvole di Ieri rappresenta il lavoro in cui posso davvero dire: è così che lo volevo. A volte fantastico sul come sarebbe stato vivere in quegli anni, salire su un palco e proporre questa musica alla gente di quel periodo, emozionarli, vedere nei loro occhi la gioia di essere presenti e, per me, di essere davanti a loro nel condividere la sostanza della medesima emozione. Poter comunicare la propria interiorità al prossimo è quanto di più esaltante la vita possa concederci… di questi tempi ahimè non è così facile, i linguaggi sono cambiati e credo che buona parte delle persone preferiscano distrarre la testa quanto più possibile dai propri disastri interiori con melodie semplici e testi disimpegnati. Da sempre ho sostenuto che il prog, prima che semplicemente musica, sia uno stile di vita vero e proprio, è raro incontrare amanti di questo genere che non si interroghino ogni giorno sul senso della vita, che non affrontino con spirito critico tutto quello che accade, che non si innamorino del tramonto del sole su una scogliera o che non abbiano mai scritto una poesia; le progressioni dal piano al forte, l’assenza di schemi, i testi fortemente ispirati affrontano sempre il dilemma dell’anima e la dinamica della vita di ogni uomo, non a caso gli anni ’70 ne sono stati la fucina.

Abbiamo avuto (ed abbiamo) ottimi cantautori prog. Penso a Claudio Rocchi ed a Tito Schipa jr. E proprio Schipa riaffiora suggestivamente, tra le pieghe di una proposta indubbiamente originale (soprattutto nel primo album, quello più cantautorale). La definizione di “cantautore prog” ti calza? Come mai la scelta da “single” e non di “gruppo”, di collettivo…?
L’apporto attivo di un gruppo specialmente nella fase compositiva porta senza dubbio benefici all’insieme, specialmente se parliamo di prog. Credo che nel mio caso il miglior compromesso sia stato quello di affidare alla band gli arrangiamenti su strutture già predisposte da me stesso, tutto questo perché nelle composizioni la componente letteraria è molto presente ed incide in maniera determinante sui contenuti musicali… purtroppo credo sia un vizio di molti musicisti prog quello di non tenere in molta considerazione, almeno inizialmente, i testi, relegando alla voce le finalità tipiche di qualsiasi altro strumento… va anche considerato il fatto che non tutti viviamo il linguaggio musicale nel medesimo modo, c’è chi su un campo di battaglia vede doppia cassa e chitarre galoppanti, chi invece kaos psichedelico, chi una melodia dolce e triste di pianoforte… in questo senso mi piace essere non solo lo sceneggiatore ma anche il regista della mia musica e lasciare che gli strumentisti, come nel cinema gli attori, contribuiscano a colorarla coi giusti arrangiamenti. La grande fortuna, almeno fino a ques
to momento, sta nel fatto di collaborare con musicisti in perfetta sintonia con il mio linguaggio e che non vedono come un limite il doversi adattare ad una struttura già predisposta.

Nel tuo sito Internet ti proponi con molte suggestioni, al di là anche della musica. Mi sembra una sorta di diario aperto. Di finestra aperta su di te, una sorta di “grande fratello” che cerca di far vedere anche come nascono i sogni…Non ci sono veli.
Il mondo di Art nasce circa 10 anni fa, il periodo in cui strimpellavo qualcosa al pianoforte e soffrivo al pensiero di non poter volare alto nel cielo. Internet mi ha dato la possibilità di condividere molte delle mie esperienze potenzialmente col mondo intero, ho cercato di liberarmi quanto possibile da ogni sorta di inibizione o di pudore, l’ho fatto più di quanto non faccia normalmente nella vita reale. Avrei voluto che le persone potessero conoscermi per quello che ero, ben consapevole del rischio che ciò comporta, e cioè di essere frainteso o peggio scambiato per un egocentrico (cosa che non di rado è successa). Ho avuto spesso la tentazione di chiudere tutto quanto e darmi all’anonimato ma è più forte di me, voglio esser presente e poter emozionare, chiedo solo questo.

Ho visto che omaggi ai visitatori del sito una cover di De Andrè… che si ama al di là degli "spartiacque". Omaggio che giunge a cinque anni dalla sua scomparsa… fatto in punta di piedi.
Si, De Andrè come anche Guccini e i Nomadi sono autori che mi affascinano e che mi hanno sempre dato grandi emozioni. La canzone dell’amor perduto è una poesia, prima ancora che una canzone, con un messaggio profondo ed importantissimo che interessa il bisogno di calore e affetto di ognuno di noi, quello che sicuramente muove il mondo perché alla fine “moriamo ogni giorno dei medesimi mali” come cantava Guccini. De Andrè è un autore che ha parlato molto dell’uomo e dei suoi disagi interiori attraverso il dilemma del soldato Piero, nel coraggio del romantico Andrea, ed è forse per questo che mi è tanto caro. Anche per questo la definizione di “cantautore prog” non mi è tanto scomoda, se ciò significhi arricchire la musica di contenuti “umani”. Mi rendo conto tuttavia che il termine si sposi poco con il concetto che la maggior parte degli appassionati hanno del progressive, questa è anche la ragione per la quale Nuvole di ieri, rispetto a Morte di un amore, è stato concepito per essere arrangiato e suonato da una band.

Il tuo nuovo CD è, in un certo qualmodo, un concept album. Ispirato al Viaggio. Lo stesso sottotitolo “suite da un viaggiatore” riafferma il tema univoco. Viene in mente “Viaggio” il primo album di Claudio Rocchi, ma anche l’ultimo CD di Roberto Cacciapaglia con le “nuvole al guinzaglio” in copertina… perché “nuvole di ieri”? Un richiamarsi anche ad una “musica antica”, ad un’epoca emozionale ?
Sai, quando si sceglie il titolo di un album a volte lo si fa di getto, io avrei voluto chiamarlo semplicemente il Viaggio ed è stato Beppe a suggerirmi il nuovo titolo. “il viaggio” mi diceva “è scontato, non dice molto… nuvole di ieri invece, agganciato al mondo fantastico che salta fuori dopo i primi 20 minuti, dà più l’idea di un’esperienza passata dai contorni sfocati, quasi un sogno”. Pensando alla tua interpretazione rispondo, si, perché no, è anche questo… in fondo il linguaggio è quello di un’epoca ad alto tasso emozionale, come la singola esperienza raccontata lungo le Stanze.

E’ molto bello il package, molto immaginifico e curato anch’esso, con le foto di Fabio Pannuzzo e i dipinti di Franco Cilia, con queste finestre che si aprono sulla vita…
Credo che un’opera musicale debba comunque avere una sua cornice grafica, non riuscirò mai a dimenticare la sensazione che provai sfogliando il librone di Selling England by the pound, seguendo i testi, attento ad ogni singolo particolare o quante volte mi sono soffermato ore intere sulla copertina di In the court of the Crimson king… insomma, una bella veste grafica è una sorta di valore aggiunto all’opera artistica, un additivo per l’ascoltatore. L’apporto di Franco e di Fabio è stato essenziale, le fotografie sono istantanee di ogni singola stanza e, là dove la pittura è il colore di un emozione, la foto ne è il profilo.

Il Prog al Sud, nel profondo Sud. Forse è anche più difficile. O forse no. Trovi stimoli dall’ambiente, dalla realtà in cui vivi?
Gli stimoli che riesco a trovare nella mia piccola e tranquilla Ragusa sono perlopiù di natura paesaggistica. E’ certo che, in 10 minuti, poter essere su uno scoglio di fronte al mare per scrivere una nuova canzone è una cosa che aiuta molto l’ispirazione, così come mi aiuta la sincerità e la profondità delle persone che mi circondano, sempre pronte a darmi una mano nei momenti difficili coi consigli giusti… quindi, se parliamo di ispirazione, non vorrei essere da nessun’altra parte.

E’ davvero interessante anche il brano del progetto finnico Kalevala se non sbaglio venuto alla luce a cavallo tra i due dischi realizzati. Ce ne vuoi parlare?
Rune 49, questo il titolo del brano ispirato appunto al 49esimo runo dell’opera, è stata un’esperienza molto importante. Innanzitutto per l’opportunità di aver collaborato con una band straordinaria, i Tempore, che hanno curato gli arrangiamenti del brano, sia perché ho avuto modo di conoscere di persona Marco Bernard, una persona entusiasta, piena di voglia di fare ed amante del progressive. Grazie a lui abbiamo tenuto un concerto coi Tempore ad Helsinki in occasione di AlwariRock e nei giorni successivi ho potuto vedere per la prima volta l’aurora boreale seduto su una collinetta appena sopra il cimitero della città. Su suo invito, insieme a Beppe, abbiamo già preparato il brano per il prossimo concept, The Spaghetti Epic, triplo cd che racconta di uno dei film più belli della storia del western, C’era una volta il west di Sergio Leone. Sia nel “rune 49” che in “Jill” (per Spaghetti ci è stato chiesto di scrivere una suite di 25 minuti ispirata al personaggio interpretato dalla Cardinale) ho avuto modo di sperimentare la composizione su mondi diversi dal mio… è stato bello ed esaltante entrare nelle opere di altri artisti, raccontare in una nuova veste, storie già scritte. Per Kalevala ho letto l’intera opera, meravigliosa… forse non lo avrei mai fatto se non ci fosse stata questa occasione. Per Jill ho rivisto 4 volte tutto il film, e quando riascoltavo quello che avevo fatto, con davanti le immagini di Jill, Frank, Harmonica, Cheienne, quasi mi commuovevo… per il futuro sto già prevedendo concept ispirati ad altri cult.

Due album a distanza ravvicinata e poi la collaborazione al Kalevala che ti ha posto in luce anche sulla scena prog epica internazionale. C’è una voglia forte di comunicare, come dire di “esplodere”…
Si… comunicare è sempre stato il mio obiettivo di vita principale. Comunicare anche là dove ti si chiudono le porte, comunicare anche quando nessuno ti sta ad ascoltare. Ognuno di noi comunica a modo suo, lo fa con la musica o discutendo dell’ultimo campionato di calcio, lo fa dipingendo oppure esponendo il suo ideale politico. I bar, i circoli, i posti di lavoro sono pieni zeppi di gente che comunica col prossimo. Forse in questi tempi è difficile farlo in maniera autentica, soprattutto è difficile farsi ascoltare. Per la musica la cosa è ancora più complicata, specialmente se non hai delle date in cui proporre le tue cose e se ricevi le tue soddisfazioni solo tramite e-mail o sui freddi tabulati delle vendite. Voglia o meglio speranza di esplodere, perché ho delle cose da dire e vorrei fare partecipe di questo quante più persone è possibile. A volte ho sempre lo stesso timore, quello di poter essere accusato di egocentrismo ma lo spirito che mi muove credo sia diverso: i miei sforzi sono volti interamente a servire la musica, non è lei a servire me ed il mio ego. Le uniche cose ch
e mi premono sono quelle di poter fare arrivare queste melodie ovunque, perché donino agli altri quella gioia e quelle emozioni che hanno donato a me mentre le componevo. Anche per questo mi piace scrivere dell’uomo e della solitudine esistenziale, perché quando espressa in note, questa solitudine diventa meno pesante, e quando condivisa addirittura scompare.

Gaetano Menna

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.