7 – Peregrinos pt. 1: Lezama/Islares

in El Camino Norte de Santiago

OTTAVO GIORNO
Peregrinos pt. 1
8 Settembre 2012
Lezama – Bilbao / 17,2Km

Albergue ore 15:00

Come le precedenti, anche la tappa di oggi è stata unica in termini di contenuti ed emozioni. A renderla tale il fatto che, dopo una settimana sulla Via, inizi a rincontrare negli albergue le stesse persone delle sere precedenti e di conseguenza socializzare è inevitabile, quanto l’assecondare i ritmi degli altri per amore della compagnia.

Gli scorsi giorni incontravo persone con cui scambiavo due chiacchiere e che poi non vedevo più, sia perchè alla fine ognuno ha i suoi ritmi e magari finisce nel pueblo successivo, sia perchè è difficile per me fraternizzare velocemente e fino ad ora ho sempre preferito organizzarmi per i fatti miei che dover rendere conto a qualcuno. Adesso quelle stesse persone con cui prima scambiavo un saluto sono le stesse che si guardano indietro per assicurarsi che ci sono ancora, che magari mi aspettano per fare un pezzo di strada con me… e che faccio… scappo via e gli dico che non voglio nessuno intorno? No, oggi non l’ho fatto, oggi non sono stato il pellegrino solitario delle scorse giornate, quello tutto preso dai suoi pensieri e dalle riprese con la videocamera.

Tutto è iniziato ieri sera all’albergue di Lezama con Setxo (nota a posteriori: sulla moleskine insistevo a scriverlo Secciu, Cicciu, Sicciu) ed il suo guitalele, una mini chitarra che nonostante l’accordatura un tono e mezzo sopra si è rivelata fenomenale per le nostre strimpellate. Dopo aver rallegrato i pellegrini nel cortiletto esterno dell’albergue, siamo andati a mangiare tutti insieme: una cena decisamente multiculturale con francesi, spagnoli, baschi e due ragazze tedesche che da principio mi sembravano un pò fiche di legno e che al contrario si stanno rivelando simpatiche e profonde… forse la gente del nord ha bisogno di più tempo per fraternizzare, ed io che credevo di essere un orso… o beh, nel posto in cui vivo probabilmente lo sono ma questa è un’altra storia.

Ad ogni modo questa notte mi sono ritrovato ad un concerto, era la festa del paese e non vi dico il casino. Ero lì che saltavo e ballavo con un centinaio di spagnoli intorno completamente ubriachi, ed anche se la musica non mi piaceva per niente, ero felice di essere tra i miei nuovi amici, mi sono divertito come un diciottenne e non me ne fregava niente di dovermi alzare alle 6 del mattino per camminare, ogni momento  stava riempiendomi l’anima di rinnovata fiducia nell’essere umano, perchè a volte crediamo di essere fuori posto solo perchè tutti amano la musica che a noi non piace, o votano il politico sbagliato, o per la fede, per le ambizioni, quando in realtà possiamo stare bene e sentirci a casa anche nella totale diversità.

Oggi mi sono accorto che il mio Cammino sta cambiando, dalla solitudine dei primi giorni sono passato ad una sincera ed incantata convivialità dove sono accettato e benvoluto nonostante le differenze linguistiche che mi separano dagli altri (ancora nessun italiano).

Oramai se ho bisogno di qualcosa la chiedo a Setxo con la naturalezza che riservo agli amici. Non ho più il problema del doccia schiuma che sistematicamente dimentico in qualche bagno pellegrino, nè dello shampoo, basta chiedere. A qualcuno sembrerà una cazzata ma ho sempre avuto difficoltà in questa cosa, persino nelle stronzate.

Altra cosa interessante è il fatto che mi sono disabituato a parlare in italiano, qui se va bene si parla inglese, più spesso lo spagnolo che comincio a masticare. Poco fa ho incontrato una ragazza italiana in albergue ed è stato così strano parlare nella mia lingua che in mezzo ci infilavo parole spagnole, un esempio fra tanti: “andiamo a comer” :)

Ogni giorno continua a rivelarsi magico e pieno di sorprese, la tappa di oggi la voglio dedicare proprio alla gente che sta sulla Via, hospitaleros compresi, alla loro sensibilità ed alla gentilezza con cui vicendevolmente ci trattiamo. Credo anche di aver trovato delle persone speciali, lo sento a pelle come è stato con Ilan qualche giorno fa. La differenza sta nel fatto che adesso voglio condividere la mia Via con queste persone, conoscerle meglio, per poter chiedere un sorriso quando mi sento triste, o una coperta se la notte ho freddo.

C’è poco da fare, possiamo chiuderci nelle nostre case, piazzarci davanti la tv o sul computer, spaccarci di cibo, caffè e ammazza-caffè , ma quando ti ritrovi con gli altri capisci che noi umani non siamo fatti per restare da soli.

Adesso lascio la penna e mi infilo sotto la doccia che puzzo come una cabra!

Ultreia!

NONO GIORNO
Peregrinos pt. 1
9 Settembre 2012
Bilbao – Pobena / 29,3Km

La pagina della moleskine è bianca in questa giornata, nei prossimi giorni integrerò qualcosa a posteriori.

DECIMO GIORNO
Peregrinos pt. 1
10 Settembre 2012
Pobena – Islares / 24Km

Albergue ore 17:00

Ho trascorso questi ultimi due giorni in compagnia di Setxo, Nina e Franciska, questo uno dei motivi per i cui i miei interventi sulla moleskine si sono fatti così radi.
I ragazzi corrono come dannati, i “big break” che facevo normalmente si sono oramai ridotti a delle effimere pause di qualche minuto, giusto il tempo di recuperare un pò di fiato e farci quattro risate, poi subito in marcia.

Non nascondo che questa cosa mi urti un pò, però la voglia di andare insieme è così forte che riesco a passarci sopra, del resto domani le ragazze rientreranno in Germania ed un altro piccolo sforzo lo posso ancora fare.

Ieri notte siamo stati costretti a prendere un hotel per via del fatto che l’albergue era già pieno, per fortuna l’hospitalero, una simpaticissima signora dall’allegria contagiosa, ha parlato con l’affittacamere facendoci fare uno sconto: 22€ a testa per una camera con tutti i confort.

Siamo stati più che felici di viverci in pieno la tranquillità di una camera tutta nostra, le ragazze hanno comprato per noi due bottiglie di vino ed è stato un continuo suonare, ridere e scherzare insieme quasi fossimo amici da una vita.

Al contrario la tappa di oggi è stata molto dura e non credo che in questo albergue mi sentirò così a mio agio come ieri. Ma in fondo la Via è anche questo, adattarsi velocemente a qualsiasi situazione senza fare troppo gli schizzinosi.

Anche la tappa di oggi mi ha dato spunto per altre riflessioni, una tra queste riguarda ancora una volta le profonde differenze che contraddistinguono i singoli individui. Tuttavia se al principio accettavo con serenità il fatto di restare indietro, senza preoccuparmi di perdere o meno le persone per strada (vedi Melodie o Ilan)  in questi giorni ho cercato di adattarmi. Setxo va veloce come un treno, il suo obiettivo è di non fare del turismo ma di andare con determinazione ed energia per raggiungere la meta (l’albergue), questo mi ricorda quanto scrive Luciano Callegari sulla guida che mi sto portando dietro e cioè che la prima preoccupazione del pellegrino è quella di arrivare il prima possibile nel posto dove dormire per non rischiare di restare all’addiaccio.

Ecco allora venire fuori quelle peculiarità tipiche del mio carattere, tra queste la totale assenza di preoccupazione per il futuro, che nella Via si manifesta come una totale indifferenza relativa al problema del dormire, a vantaggio di una posizione permanente nel presente che si traduce nel desiderio di fermarmi dove c’è un bel paesaggio senza guardare l’orologio o preoccuparmi del numero di sigarette che ho fumato.

Ciononostante accetto e comprendo chi la pensa diversamente. Può darsi che non sia il pellegrino canonico ma mi sembra un peccato sprecare i pensieri che ti può regalare un momento di pace in una panchina al centro di un bosco o  a contemplare una scogliera a picco sul mare solo per la paura di restare senza letto.

Setxo è una bella persona, ogni tanto accorciavo il mio passo per la fatica e lui era lì a guardarsi sempre alle spalle (non che io fossi ostile al riguardo), spesso a fermarsi se la distanza tra noi si faceva troppa. Questo mi fa pensare ai compromessi che siamo costretti ad accettare, o a fare accettare alla controparte, quando stabiliamo delle relazioni più profonde con alcuni nostri simili, a tale proposito molto spesso non siamo in grado di renderci conto della portata che hanno sulla persona che ci sta accanto. Come è mia consuetudine cerco spesso di trovare delle analogie tra le esperienze che faccio qui e la “vita reale”: sulla Via essere costretto ad aspettare una persona che va più lentamente immagino sia un peso, tuttavia il tuo è un disagio mentale, pensi: maledetto il momento in cui mi sono accollato questo… o magari no, magari pensi: katz Nicola è perfetto però quanto è lento che palle. Adesso mi viene più facile immaginare come la vive l’altro, visto che quello lento sono io. Sforzarsi di seguire il passo di una persona più in forma, più determinata, insomma uno più veloce di te ti costringe a forzare le tue capacità fisiche, indubbiamente la quantità di “impegno” è superiore. Chi va veloce ed è costretto ad aspettare l’altro e spesso non si rende conto del sacrificio a cui sottopone l’altro, perchè dal suo punto di vista il compromesso lo ha già messo in atto, ed è quello di aspettare.

Bene, dopo questo piccolo appunto (che tral’altro ho meglio approfondito con la videocamera) è venuto il momento di una sana e ristoratrice doccia, tral’altro ho Nina davanti in attesa che finisca di scrivere perchè probabilmente ha qualcosa da dirmi, forse sto puzzando troppo :)

Forse a dopo, sennò a domani. Sempre ultreia.

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