14 Novembre 2007

Una persona che ho molto amato e alla quale ho chiesto perché non riuscisse a stare con me mi ha risposto “mi distruggeresti…io sono proiettato verso una famiglia, dei figli e tu non sei in grado…tu ti illudi di stare bene, ma non è così…tu sarai un’eterna infelice”.
Eppure mi ha amato, e tanto, eppure non me lo diceva con rabbia, eppure pensava che fossi speciale.
Ha ragione questa persona e lo scrivo qui e adesso perché è arrivato il momento di guardarla in faccia questa vita, di guardarla per quello che è, di guardarmi per quella che sono.
La felicità l’ho cercata, l’ho voluta, con tutta l’anima, con tutti gli sforzi possibili, ma non sono stata capace…non è fatta per me.
A volte penso che l’amore, tutto l’amore che ho dentro, tutto quello che ho dato alle persone che negli anni ho, e mi hanno, voluto accanto sia stato un dono, un regalo del Cielo per permettermi di tirare avanti, di avere uno scopo…perché io senza amore non so vivere.
Non senza un uomo, io da sola mi basto, non so vivere senza provare sentimenti, senza sentirmi invasa da qualcosa di forte, di grande.
Adesso però è arrivata in un solo istante tutta la consapevolezza che rifuggo da più di dieci anni.
Io non ce la faccio…io mi consumo e distruggo le persone che mi stanno accanto.
Nessun vittimismo, solo presa di coscienza.
Ho incontrato persone splendide, alle quali penso di avere dato tanto, ma è sempre successo che un giorno, all’improvviso, mi scoprissi a guardarle e a vedere che erano diventate solo l’ombra di chi avevo conosciuto.
Non ci sono motivazioni, non ci sono ragioni…ognuno ha la sua strada e la percorrerà fino all’ultimo.
Una persona che stimo e che mi vuole bene dice spesso che la mia vivacità intellettiva, il mio genio come lo chiama lui, deve avere per forza un controaltare e pensa che il mio sia l’inquietudine, questo disagio strano che a volte rasenta la follia perdendosi in un’incomprensibile e ferrea razionalità.
Mio padre, invece, dice che è solo questione di destino, che ognuno ha il suo, che ci nasciamo e che io sarò così per sempre.
Una persona che mi ha amata, e adesso mi vuole bene, dice che esiste un modo per uscirne, che uno psichiatra bravo potrebbe aiutarmi.
Io non lo so chi abbia ragione, non so nemmeno dove sia la ragione, so solo che sono stanca, stanca di raccontarmi favole, stanca di illudermi, stanca di sentirmi vuota, stanca di non riuscire più a guardare negli occhi mio figlio, stanca di alzarmi ogni giorno fingendo che sia diverso dagli altri, quando invece è la stessa identica giornata che si ripete incessantemente da anni.
La pelle si sta attaccando alle ossa, la testa non regge più, ho perso di nuovo il controllo e stavolta non sono in grado di rimettermi in piedi, stavolta semplicemente non voglio.
Io allo specchio non mi ci vedo più, io non lo so chi c’è dall’altra parte e non mi va più di provare a scoprirlo.
Gli altri sono solo fantasmi che mi camminano intorno e credo che per loro io sia lo stesso.
Se chiedessi in giro ti direbbero che sono una buona amica, una brava professionista, una persona forte, una che ha le palle.
Ma io non sono niente di tutto questo. Io i miei amici non li voglio vedere, non li voglio accanto, non sento il bisogno di aprirmi con loro e raccontargli chi sono; io il mio lavoro lo mando spesso a puttane perché ci sono mattine in cui, nonostante i processi, da quel letto non riesco proprio ad alzarmi; io sono debole, non riesco ad affrontare la vita, le persone, i miei sensi di colpa, le mie responsabilità nei confronti degli altri, la mia rabbia…
Per cosa poi…che il Signore disastri me ne ha mandati tanti, ma mi ha dato anche Riccardo e persone che mi hanno amata; mi è mancata, forse, la capacità di tenermi strette le cose belle, la capacità di fermarmi, di non andare sempre oltre, alla ricerca di qualcosa che a me proprio non è dato avere.
Nicola, tu mi hai amata tanto, e lo fai anche adesso…tu sei probabilmente l’unica persona che ha visto la parte più buia di me e senza spaventarsi l’ha saputa mettere da parte, per dedicarsi al resto, a ciò che di bello vedevi, per coccolarlo il resto, perché non si smarrisse, perché avesse la meglio.
Ma io, proprio a te, non ti ho saputo amare. Io non te l’ho raccontato mai che la persona che hai conosciuto all’inizio, quella che negli ultimi mesi del nostro rapporto lamentavi di non ritrovare da tempo, in realtà non è mai esistita.
Io non te l’ho raccontato mai che la mia passionalità, il mio approccio estremamente fisico, era solo il frutto involontario della mia convinzione che quello fosse l’unico modo in cui potessi arrivare agli altri.
Io non te l’ho raccontato mai che quando le cose si stabilizzano, quando divento sicura del bene che l’altro mi vuole, il sesso finisce di essere un mezzo e torna ad essere quello che per me è sempre stato, un problema; perché da alcune cose non riesco a tornare indietro, perché certi pensieri, certe immagini non svaniscono.
Tu ci hai creduto nella mia capacità di essere moglie e di tornare ad essere madre, ma questa capacità non c’è e io avrei dovuto dirtelo almeno un anno fa, capirlo io stessa almeno un anno fa e non farti stare male come ho fatto; ma sono debole anche in questo, non riesco a vedere dove sbaglio e meno che mai riesco ad ammetterlo a me stessa e agli altri.
Non sei l’unico a cui ho fatto questo e, inoltre, l’ho fatto anche a me stessa.
In questi ultimi due anni avevo trovato la serenità che credevo di inseguire da tempo, e forse era anche vera, ma probabilmente non ero questo che cercavo.
A un certo punto della mia vita mi sono detta che essere serena era l’unica cosa importante, forse volevo darmi un traguardo raggiungibile, qualcosa che mi confermasse che da qualche parte anche per me c’era un posto in cui fermarsi e smettere di sentirmi così.
Ma era solo l’ennesima illusione e, come tutte le altre, si è infranta.
Pensavi di avere trovato la tua principessa, ma le principesse sono belle, pulite dentro e vivono nelle favole, io….
Potrei e forse dovrei scrivere molto altro, ma non serve.
Ho scelto il tuo blog, ma gradirei non ci fossero commenti da parte di nessuno…questa è la mia vita, lo sai, e chi non c’entra, chi non la conosce non ha il diritto di dire nulla. Anche a chi mi vuole bene chiedo comunque il silenzio, quello virtuale dei commenti ma anche quello reale degli sms e delle chiamate, perché è l’unica cosa che voglio e che cerco adesso.
A te devo infinite scuse.
A Riccardo dovevo una madre migliore, più presente, in grado di fargli sentire quanto lo amasse e che sarebbe stata lì sempre pronta a sostenerlo e a proteggerlo.
A me, probabilmente, devo solo un po’ di pace.
I fogli sono sparsi dappertutto in questa casa, rimetto in ordine i fascicoli, le idee, gli anni, mi metto giù a scrivere quest’ultimo ricorso, perché nella vita poi c’è sempre una scadenza che ti insegue….tutte le cose hanno una data di scadenza…anche la vita ce l’ha.

Nicola Randone, alias Art, è Scrittore, musicista compositore, leader della band Randone con all'attivo 7 cd ed 1 dvd LIVE sotto edizione discografica Electromantic Music. Qui pone frammenti di vita, espressioni dell'anima, lamenti del cuore ed improbabili farneticazioni intellettuali.

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