10 modi per sopravvivere ad una delusione d’amore

Su gentile richiesta di parti interessate, nonchè per mio personale divertimento, pubblico una guida di sopravvivenza destinata ai soggetti che hanno subito una decisione di abbandono da parte del proprio partner; questo fatto consente agli stessi di entrare a pieno titolo nella categoria di individui affetti da ciò che comunemente viene definita: delusione d’amore. La guida, scritta da un uomo (me medesimo), dovrebbe poter essere applicata a tutte le “vittime” di delusioni d’amore, tuttavia posso garantirne l’efficacia solo su esponenti del sesso maschile. E’ graditissimo da parte dei miei lettori (circa 350 persone che giornalmente visitano queste pagine) qualsiasi intervento che possa essere utile a perfezionare la presente guida. Per farlo è sufficiente cliccare sul link PARERI in fondo a questo articolo.

Ma veniamo alla nostra guida ed iniziamo col distinguere 3 diversi momenti nell’esperienza drammatica che consegue alla fine di una storia d’amore.
Il primo di questi è quello immediatamente successivo all’abbandono, lo chiameremo: fase dei perchè!
Il secondo è quello in cui, rassegnandosi alla separazione, l’individuo tenta di sostituire il partner perduto con un altro individuo dotato di caratteristiche affini, lo chiameremo: fase del transfert!
Il terzo infine è quello della quieta rassegnazione, lo chiameremo: fase delle dolci ricordanze ove in fondo al tunnel si intravede la luce.

FASE DEI PERCHE’
In questa fase colui che subisce l’abbandono viene colto, a giorni alterni, da momenti di disperazione giocosamente conditi da ansia e, nei soggetti predisposti, da veri e propri attacchi di panico. Il soggetto abbandonato cerca continuamente risposte che spieghino la fine del grande amore che fino a poco tempo prima lo univa alla sua compagna, tende ad idealizzare il proprio sentimento ed il partner stesso e a non rassegnarsi alla decisione dell’altro. Il deluso sperimenta su se stesso ciò che in psicologia viene definito Disturbo ossessivo compulsivo (OCD), è incapace di controllare i contenuti della propria mente, la sua attenzione è monopolizzata da pensieri e immagini che la sua volontà non riesce a scacciare (pensa continuamente e senza sosta alla persona che lo ha lasciato).. non a caso, da uno studio della psichiatra italiana Donatella Marazziti, sembra che i livelli del neurotrasmettitore Serotonina siano più bassi del 40% sia in chi ha una diagnosi di OCD sia nei delusi d’amore… c’è di che riderci sopra, no? … e ‘nsomma!
A questo si aggiunga che il deluso manifesta anche buona parte dei sintomi del male oscuro e cioè la depressione: apatia, svogliatezza, senso di vuoto, perdita di interesse verso le proprie passioni, perdita di appetito, insonnia, difficoltà di concentrazione, tutti sapientemente miscelati coi tipici sintomi del disturbo bipolare della personalità che concede ai poveri sventurati il discutibile lusso di sperimentare stati d’animo che alternano sensazioni di euforia, quando ci si trova vicino alla persona amata, a disforia vera e propria (depressione), quando ce ne separiamo nuovamente.

In sostanza questa prima fase evidenzia nel deluso la mancata accettazione del fatto di essere stato lasciato, e non a caso la parola fatto è in grassetto perchè, ricordate, non ci sono ragioni sufficienti perchè un amore finisca… esistono coppie che continuano a stare insieme nonostante problemi apparentemente irrisolvibili: donne che continuano ad amare uomini che le picchiano, uomini che continuano ad amare donne che li tradiscono… gli amori finiscono, e lo fanno quasi sempre senza un valido motivo, anche se al deluso piacerebbe averne uno. Conseguenzialmente al fatto ci sono poi le implicazioni sentimentali e l’incapacità di rassegnarsi alla fine di un bel sogno, specialmente quando prima dell’abbandono le cose sembravano andare meravigliosamente bene fra voi… le pause di riflessione, brevi o lunghe che siano, aiutano molto nell’accettazione del fatto, ma su questo incide molto la sensibilità individuale: molte persone si accorgono che qualcosa è cambiato nel rapporto di coppia e cominciano ad investigarne le ragioni, allora si sperimentano periodi di pausa che solitamente sono molto utili ad entrambi per rafforzare il proprio sentimento o per distruggerlo del tutto, altre persone invece fanno finta di niente, ignorano i campanelli d’allarme (quali ad esempio cali della passionalità, mancato dialogo) per poi trovarsi di fronte all’inevitabile decisione dell’altro.

Secondo i miei studi nati dall’osservazione delle dinamiche relative alla prima fase, sperimentati di persona nonchè tramite osservazione diretta su esperienze vissute da amici, conoscenti, popolo di internet, questa ha una durata che può variare da 1 a 6 mesi, a seconda delle capacità individuali di:
– accettare il fatto,
– assecondare le occasioni di cambiamento che si presentano sulla strada del deluso,
– valutare correttamente il modo in cui una storia finisce (se c’è di mezzo un tradimento o una causa ben precisa, il fatto lo si accetta prima)
– e, dulcis in fundo, sopportare il distacco dal sentimento che ci lega ancora all’altro.

Eccovi i primi 10 modi per affrontare questa prima fase che, anche se più breve rispetto alle altre, è la più problematica. Questi “consigli” sono da perseguire nel loro ordine di successione giacchè ognuno è strettamente dipendente dal precedente e risulta spesso difficile accettare alcune di queste considerazioni se prima non se ne sono condivise altre.

  1. Dominare il tempo:
    Il tempo è una componente estremamente distorta nella mente di un innamorato deluso. Ogni secondo della giornata viene vissuto con un pensiero ossessivo legato all’amore perduto ed alle ragioni per le quali è finita. Questo tipo di percezione non è condivisa da chi invece lascia (abbandona), per l’altro il tempo passa in maniera del tutto normale, nel caso in cui abbia un nuovo compagno, probabilmente penserà a voi quando non è con lui, se invece vi ha lasciato per recuperare il rapporto con la propria interiorità, penserà a voi solo quando si distaccherà dalla sua ricerca… insomma, chi lascia non soffre di alcun pensiero ossessivo e di conseguenza vive il suo tempo con normalità, mentre per voi ogni secondo rivela a fuoco sul cuore l’immagine dell’amore perduto.
    Azione: dominate il vostro tempo, riempitelo di altre cose… scrivete, suonate, dipingete, leggete, ascoltate musica (niente tv, per carità di dio, o film romantici), uscite con gli amici, fate escursioni, progettate un viaggio, prendete un’aspettativa dal lavoro… cercate di restare soli il meno possibile, in questo modo sarà più semplice riempire “di altro” i secondi della vostra giornata… ricordate che qualsiasi cosa l’altro stia pensando, non la pensa alla vostra velocità, se avrà ripensamenti, se avvertirà nostalgia o necessità di discutere ancora, lo farà con tempi molto più lunghi dei vostri. Se riuscite tentate anche di SOSPENDERE IL GIUDIZIO, non prendete alcuna decisione e non fate alcuna considerazione, vivendo il tempo in maniera così alterata potreste decidere di fare un blitz sotto casa dell’amato e pentirvene non appena siete lì, oppurle telefonare o mandare una e-mail e subito dopo mangiarvi le mani per averlo fatto. Lasciate che sia l’altro a fare le sue mosse, senza aspettative di alcuna sorta e senza fretta… ricordate che voi siete dalla parte di chi ha subito la decisione, insistere nelle proprie richieste (anche con tutta la dolcezza e l’amore del mondo) può scatenare forme di intolleranza in chi è ancora convinto della propria scelta, e posso assicurarvi che diventare fastidiosi agli occhi del perduto amore è una cosa che fa soffrire molto. Se proprio non riuscite a stare lontano dall’altro pensate che il gioco non vale la candela, che se una possibilità di tornare insieme esiste, questa non deve essere forzata in nessuna maniera, deve arrivare con naturalezza e spontaneità dall’altro. Da questo punto di vista sentitevi liberi da qualsiasi responsabilità, NON POTETE FARE NULLA per cambiare lo status quo, potete solo cercare di vivere il vostro tempo in maniera più equilibrata e con la minore sofferenza possibile.
  2. Mantenere la consapevolezza di ciò che accade:
    La consapevolezza di ciò che si sta attraversando in termini di emozioni è determinante per riuscire ad affrontare con razionalità gli effetti della prima fase. Se ci si abbandona ai diversi stati d’animo che si susseguono, c’è il rischio di confondersi, di credere che si è ammalati senza rimedio, che si è depressi. Non dimenticate mai che una delusione d’amore è un’esperienza che ogni essere di questa terra ha ahimè provato, tuttavia nessuno è mai morto per questo, nessuno è mai entrato in un tunnel di paranoia infinito anzi, c’è chi giura che una volta superate le tre fasi si diventa più forti e anche più fighi agli occhi delle altre donne.
    Azione: Acquisite la consapevolezza di trovarvi sotto l’effetto di qualcosa di molto simile ad una droga, qualcosa che agisce a diversi livelli e che a volte vi fa stare bene, a volte male e che, solo col tempo, i momenti in cui si sta bene diverranno più frequenti degli altri, fin quando l’effetto non si esaurirà. Acquisite soprattutto la consapevolezza che la sensazione di aver perso la vostra identità è del tutto illusoria e soprattutto transitoria ed è determinata da null’altro che non sia “la dolce abitudine” del condividere la propria vita con un’altra persona.
  3. Accettare la sofferenza:
    La paura di soffrire ancora, specialmente dopo i primi giorni, è sempre presente nella mente del deluso, ancora di più in questa prima fase. Paura di vederla con un altro e soffrire, paura di restare soli e soffrire, paura di non riuscire più a trovare una persona adatta a sè.
    Azione: Accettate la vostra sofferenza, essa è la naturale conseguenza di quello che l’altro vi ha tolto e non potete fare nulla per cambiare questa cosa. Ogni essere umano vive attimi di gioia, momenti di dolore e momenti di serenità, i momenti di dolore fanno parte della vita esattamente come tutti gli altri, sta a voi decidere se soffrire ancora di più per l’incapacità di accettarli oppure rispettarli come parte di voi stessi. Pensate alla sofferenza del mondo, alla disperazione di una madre che perde il proprio figlio in guerra, alle condizioni disastrate di una famiglia in un paese del terzo mondo… fare un paragone tra la propria sofferenza e quelle degli altri spesso aiuta nel processo di accettazione del proprio dolore. Se poi avete la possibilità di esorcizzare la vostra sofferenza attraverso l’arte (scrivere, suonare, dipingere), avete già una grande fortuna e di sicuro saprete dominare il tempo in maniera più proficua per voi stessi.
  4. Evitare i sentimenti di autosvalutazione:
    Molto spesso, e a momenti alterni, capita di darsi la colpa per quello che è successo, si arriva quasi a giustificare l’altro per averci lasciato perchè siamo dei pochi di buono, perchè ci siamo fatti crescere la pancia, perchè non ci lavavamo i denti ogni mattina e perchè non prestavamo attenzione alle sue esigenze… insomma, ci si sente brutti, fragili, piccoli, inutili. So bene che è molto difficile superare queste sensazioni, specialmente se non abbiamo un motivo valido perchè la storia sia finita, allora cerchiamo di ragionare in questo modo…
    Azione: in amore le persone si amano per quello che sono, se ti scegli una lunatica pazza scatenata alcolizzata ma anche bellissima, dolce e con una sessualità travolgente, allora ti prendi tutto il pacchetto, cerchi di sopportare le cose che non vanno mettendole sul piatto di una bilancia insieme a quelle che ti piacciono, allora scendi a compromessi per accettare i lati negativi dell’altro, e lo fai per amore, perchè comunque sia non troveremo MAI NESSUNO UGUALE A NOI STESSI, anzi, molto spesso ci scegliamo gli opposti perchè sono fonte di arricchimento e di compensazione, o forse ci scegliamo le persone che soffrono perchè vogliamo essere i cavalieri senza macchia e senza paura, e questo perchè la nostra mamma ci ha amato tanto quando eravamo piccoli, e noi ricambiamo quell’amore verso la donna che scegliamo… vabbeh, ognuno poi deve fare i conti col suo passato, ma non è importante, qui la cosa importante da capire è che noi siamo OK per quello che siamo, così come lo era l’altro. Le storie finiscono per altre ragioni, finiscono perchè si esaurisce l’amore, e di sicuro non è la pancia, non è la barba lunga, non sono i capelli incolti e il vestire da frikkettone, è qualcosa che cambia negli occhi dell’altro, e a questo punto che si vada pure a cercare quello che gli piace. MASSICCI e INCAZZATI amici miei, è così che bisogna essere, tanto vedrete che la pancia andrà via perchè non mangiate più, che la barba ve la farete tutti i giorni perchè quello che vi resta è almeno piacere a voi stessi, e che diventerete splendidi con tutti perchè improvvisamente avete una voglia infinita di conoscere e farvi conoscere… e lei, comunque sia, non sarà tornata (o si… a volte succede, ma non contateci troppo).
  5. Evitare ogni processo di idealizzazione:
    L’idealismo romantico, quello celebrato dai poeti, è un fenomeno tipicamente occidentale che ha fatto dell’amore una forma di religione secolare fonte di aspettative del tutto irrealistiche. E’ facile credere fortemente che il proprio amore abbia un’origine trascendente, che sia la manifestazione terrena dell’amore di Dio per le sue creature. Assecondando tale concetto, anche dopo un abbandono, ci condanniamo a prolungare la fase di sofferenza e a ritardare l’accettazione della perdita, le persone sono piene di difetti con cui spesso non riusciamo a convivere, se queste hanno preso la decisione di abbandonarci, a maggior ragione facciamo un errore nel continuare ad idealizzare un sentimento a senso unico. Ricordate che quando c’è amore corrisposto le difficoltà si affrontano insieme e mai separandosi, quindi non è che sia l’altro incapace di vedere quella luce che esiste, e per questa ragione noi dobbiamo continuare ad amare perchè così prima o poi la vedrà, l’altro ha preso una decisione magari ragionata nel tempo, ed è sbagliato crearsi l’aspettativa magica che il nostro amore possa cambiare la sua decisione, il nostro amore non cambia proprio un bel niente quando l’altro ci lascia, a meno che non vogliate accontentarvi della sua commiserazione e di parole del tipo: “voglio restare tua amica” oppure “o mio dio, perchè non riesco ad amarti, eppure sei così magnifico” o ancora peggio “sono confusa, vorrei amarti ma non riesco, se tu però avessi fatto questo, o quest’altro, forse non ti avrei lasciato”… brrrr, sentite anche voi un certo freddo lungo la schiena?
    Azione: Sebbene la soluzione possa sembrare cinica ed inaccettabile, una maniera per evitare l’idealizzazione del proprio sentimento è quella di razionalizzare i meccanismi con cui lo stesso sentimento agisce. Shopenhauer, celebre filosofo tedesco, aveva parlato dell’amore come di una sorta di meccanismo di sicurezza messo a punto dall’evoluzione per tutelare la specie dalla propria razionalità. L’amore deve quindi essere irrazionale per assicurare la procreazione e quindi la prosecuzione della specie. I nostri bambini nascono molto vulnerabili e deboli e hanno bisogno di continue cure da parte dei genitori, non è un caso che nella maggior parte delle esperienze la fase dell’innamoramento vero e proprio duri circa due o tre anni, giusto il tempo di mettere al mondo e svezzare un bambino.  L’evoluzione ci ha fornito un potente coinvolgimento emotivo che ci solleva da qualunque pensiero razionale, in modo da prendere una decisione che non è nel nostro interesse ma in quello della specie. La stessa gelosia è uno stato emotivo che può essere visto come un rimedio alle imperfezioni dell’amore, là dove il liberismo sessuale o gli stili di vita alternativi possano minare la stabilità della coppia, allora interviene la gelosia a renderci combattivi verso i nostri rivali, almeno per il tempo che serve per allevare i figli. TRISTE MA PROBABILE! Pensateci bene, o perlomeno valutate la realtà di questa possibilità, specialmente se in questo momento state pensando che il vostro amore è grande come l’amore di dio e che lei è la madonna :)
  6. Ricorrere ai familiari:
    Parlare coi propri familiari, specialmente con mamma o papà, aiuta a superare più facilmente i brutti momenti, ricordate che a parte il fatto che i nostri genitori (o parenti più stretti) sono le persone che hanno più a cuore di qualsiasi altro il nostro benessere, è vero che hanno dalla loro la saggezza dell’età adulta e la capacità di sdrammatizzare stati d’animo che possono sembrarci impossibili da gestire.
  7. Vivere il qui ed ora:
    Vivete sempre il presente, alla giornata, senza curarvi di ciò che accadrà domani. A volte riuscirete, altre no, ma bisogna pur sempre tentare di non pensare al domani, anche perchè, molto spesso, l’idea che avete del domani non è mai reale. Se state bene oggi non è detto che domani sarà lo stesso. Magari dopo aver letto questa guida penserete di avercela fatta, ma il meccanismo che si è innescato nella vostra mente è tale che la coerenza nei pensieri è un’opzione che non vi è concessa, ricordate che la natura tenterà comunque di farvi tornare col pensiero alla perdita perchè facciate qualcosa per recuperare (e così poter procreare ed allevare i figli :). Tenete sempre a mente che la ragione deve dominare sul cuore e lo può fare solo vivendo il presente, perchè non creandoci aspettative sul domani, allora affronteremo le giornate con la giusta energia e senza scoraggiarci.  Nei momenti difficili pensate che non dureranno, e lo stesso pensate nei momenti buoni, in questo modo riuscirete ad affrontare in maniera sana i diversi stati d’animo e sarà meno doloroso affrontarli.
  8. Evitare ogni possibilità di contatto:
    Sebbene ogni attimo della giornata sia condito dall’immagine del proprio amore perduto, lasciare che questa resti nella mente è cosa molto opportuna piuttosto che andarsela a cercare nella vita vera. La sensazione che si prova quando si rivede l’oggetto del proprio amore scatena uno stato di euforia e di esaltazione, purtroppo il prezzo da pagare per questa sensazione è troppo alto se si pensa che per i successivi 2-3-7 giorni non la si vedrà più. C’è un vecchio detto: lontano dagli occhi lontano dal cuore; niente di più vero! Da valutare eventualmente il caso che sia l’altro a volerci vedere, lì la risposta varia da caso a caso, anche perchè non è da escludere che l’altro abbia avuto modo di ripensare alla sua decisione, e per l’amore che vi ha unito è giusto dare 1-10-100 possibilità di poter recuperare… però ricordate, i bla bla bla non servono a niente, se deve parlarvi per ricordare i bei momenti o per giustificarsi, beh che lo faccia davanti allo specchio, se proprio vuole parlare con voi io chiederei chiaramente l’argomento che intende approfondire, anzi, sarei ancora più diretto: se vuoi tornare con me parliamo pure, sennò possiamo stare dove siamo. Per approfondimenti consultare l’appendice dedicata ai ritorni
  9. Assecondare le occasioni di cambiamento:
    La vita spesso ci mette sulla strada delle occasioni che possono aiutarci a superare i momenti difficili e a volte lo fa con una tempestività straordinaria. Queste occasioni possono presentarsi dietro il volto di una donna che ci sorride dal tavolo vicino mentre sorseggiamo la nostra birra al pub, oppure dentro un libro che atterra sotto i nostri occhi sulla vetrina di una libreria, o una canzone alla radio, o ancora la pagina Internet di un monastero che invita chi voglia fare esperienza di Dio a fare un giro da quelle parti, e ancora un’occasione di lavoro, la telefonata di un amico lontano che ci invita a passare qualche settimana dalle sue parti. Insomma, sembra che per il deluso le occasioni di cambiamento siano all’ordine del giorno, molto più di quanto non succeda durante il rapporto. Non so se questo dipende dalla predisposizione del deluso al cambiamento, cosa che lo rende più “ricettivo” alle occasioni, o ad un fenomeno soprannaturale, tuttavia si deve valutare seriamente ogni occasione e sfruttarla a proprio vantaggio. Forse non abbiamo nessuna voglia di sostituire subito la donna amata, ma la soluzione Chiodo schiaccia Chiodo è spesso un’occasione, pur sempre temporanea, di dominare il tempo (vedi primo punto) e far sì che scorra più in fretta, così come un libro che vi appassioni o un viaggio… assecondate ogni occasione, non ponete alcun limite a quello che può distrarvi.
  10. Concentrarsi su se stessi:
    Non a caso questo punto è in coda a tutti gli altri. La caratteristica principale della prima fase è la sensazione di perdita dell’identità, proprio in quanto ci si è abituati a considerarla strettamente legata a quella dell’altro. Recuperare il rapporto con se stessi è qualcosa che avverrà naturalmente, col tempo. Durante i giorni trascorsi a soffrire, spesso si percepirà il senso di questa realtà, in certi momenti ci guarderemo allo specchio e cominceremo a raderci perchè la barba era davvero diventata troppo lunga, faremo una doccia, metteremo una tuta e andremo in palestra per eliminare gli effetti degli alcolici sulla pancia, cominceremo a comprare creme per le rughe, faremo cure anticaduta per i capelli… insomma, pian piano si recupera, e anche se all’inizio la costanza sarà pur sempre un’opzione, vi accorgerete presto che terrete al vostro corpo ed al vostro aspetto più di quanto non abbiate mai fatto quando stavate con lei, questi sono i primi segnali importanti di come l’essere umano sia un animale estremamente adattabile, e di come provveda (coi suo tempi) a ricostruire il prorio io interiore disgregato dalla delusione e da anni di vita di coppia.
CONSIDERAZIONI FINALI SULLA PRIMA FASE
Siete arrivati fin qui quindi le argomentazioni soprastanti hanno stuzzicato interesse e curiosità nel vostro cervello oramai stanco di sopportare il dolore. Mi rendo conto che ogni storia è diversa dalle altre ed è difficile stilare un elenco di comportamenti che possano incontrare l’approvazione di tutti, tuttavia mi preme ricordare ad ogni deluso che sebbene l’ipotesi di rinunciare al proprio amore sia davvero devastante per il “qui ed ora”, è importante mantenere la lucidità mentale ed evitare reazioni violente verso l’altro o verso se stessi, ricordate sempre che chi ha lasciato passa anche i suoi guai, spesso ripensa a quello che è stato tra di voi, ripensa al fatto che magari ha sbagliato, adesso da parte vostra un atteggiamento vittimistico è assolutamente da evitare, questi 10 punti vogliono essere una guida per evitare qualsiasi colpo di testa che vi faccia tornare dall’altro, credetemi è molto più efficace non fare nulla, se vi fa stare bene pensate che se vi ama davvero tornerà, e lo farà senza che voi abbiate in alcun modo forzato nulla, ed è quella la maniera più autentica in cui un amore può ritornare, poi sarete voi a decidere se riprendervelo o meno.

Per il momento mi fermo qui. Nel prossimo intervento toccheremo le altre due fasi, meno intense e problematiche di questo, ma altrettanto importanti per acquisire la consapevolezza di quello che si vive… la conoscenza ci rende liberi!
In bocca al lupo e siate forti!

INTERVENTI SUCCESSIVI

Delusione d’amore parte seconda: la fase del transfert
Delusione d’amore parte terza: la fase del distacco

Soluzioni:
Manuale di Training Autogeno (a cura di R.d.C)

Appendici:
Fenomenologia dei ritorni
Il meccanismo dell’amore
Cos’è l’amore romantico
L’egoismo dell’amore
Distacco Totale
Repetita iuvant…
Gioco Finale
Ma noi, noi quando siamo

Storico Commenti:
Anno 2008
1° Semestre 2009
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1° Semestre 2010
2° Semestre 2010
1° Semestre 2011
2° Semestre 2011
Anno 2012

N.B. Per salvare il file sul vostro computer cliccate sul nome dell’archivio col tasto destro e scegliete Salva Link con Nome

Le vostre storie (per inviare la tua registrati qui e comunicami il tuo nome utente):
Filippo: Il decalogo rivisto da Filippo
Sonia: Serviamo il numeroanimabella
Mattia: Nessuno può vedere una lanterna spenta nel buio
Diana: Il capitano del faro e la donna del mareLa rabbia e la speranza
Stefania: L’attesa

Risorse esterne (segnalami il tuo contributo a questo post):
Balliamo da sole: Fotografie e poesie ispirate al post

Randone – La caduta della mia stella

2.252 Pareri

  • Rispondi settembre 13, 2014

    Fernando

    Ciao a tutti e ben ritrovati.
    È passato quasi un mese da quando ho scritto qua la prima volta, e mi sembra giusto riportare la mia esperienza per dare forza e portare coraggio a chi ora sta vivendo quello che passavo io.
    Ora sto molto meglio, questi 30 giorni mi sono sembrati un’era geologica, la strada è ancora lunga ma la tempesta (e che tempesta…) è alle spalle.
    Non so in che “fase” mi trovi adesso, certo è che lentamente ho smesso di soffrire.
    Ho avuto la fortuna di potermi dedicare molto al lavoro, i miei amici mi sono stati molto vicino così come la mia famiglia.
    I primi fine-settimana da solo erano un dramma…per la prima volta nella vita non vedevo loro venisse lunedì e facevo di tutto per lavorare anche di sabato…
    Ieri un collega mi ha detto “guarda che sei molto più tranquillo adesso che quando stavi con lei…”
    I momenti di difficoltà ci aiutano a capire che ci vuole bene davvero (facile essere “amici” quando brillano le luci e la musica suona…) e ci mostrano quanto in realtà siamo forti, più di quanto immaginavamo…

    All’inizio mi sentivo quasi “ibernato”, come fossi improvvisamente diventato incapace di provare emozioni.
    Poi un giorno mentre guidavo è passata alla radio una canzone di Vasco (eh già…) e mi sono commosso…ho pianto come un bambino…”al diavolo non si vende…si regala”…dopo mi sono sentito molto meglio…

    A lei penso ancora, inutile negarlo.
    Capita che mi dicano “l’ho vista in giro con il cane” “l’ho vista in giro con la madre”, in fondo spero stia bene, non le auguro nulla di brutto.
    Un giorno capirò (forse), per adesso penso solo a stare bene con me stesso.

    Un abbraccio a tutti!!!
    NON MOLLATE…è dura ma se ne esce!!! Più forti di prima!!!!

  • Rispondi settembre 1, 2014

    carolina

    PER ANITA.
    Fine maggio e fine luglio, un tempo brevissimo Anita, non è che un mese che la storia si è chiusa definitivamente! Oggettivamente, non puoi stare meglio di come stai. Del tutto normale la sensazione di confusione, di impotenza, di debolezza estrema, il sentirsi in trappola, come se la via d’uscita non esistesse. Io ti capisco benissimo, ognuno di noi ha provato e prova queste emozioni. Anche la tentazione di sentirlo è perfettamente normale (ma resisti! non serve infatti a nulla al fine di riallacciare i rapporti, serve solo a farti stare peggio), io avuto questo desiderio per mesi, ho cercato di protrarre il rapporto, ci siamo visti, teorizzavo addirittura questa necessità… Ma alla fine ci si accorge che non serve a farli tornare e che per noi è molto peggio. Che anche se accettano di vederti, questa visione non fa che confermare la loro lontananza, e con le antenne come stiamo ci accorgiamo di tutto quello che fanno anche se lo nascondono, vediamo tutto, è un vero tormento, un senso di frustrazione che si alimenta all’infinito, una disperazione senza fine. Io ho oggettivamente cominciato a stare vagamente meglio da quando ho interrotto i contatti con lui, cioè da marzo (a 3 mesi dalla separazione) e, in via totale e definitiva, da giugno, e a fine agosto sono riuscita anche a trovarmi nella stessa sala da ballo senza che mi si scatenasse il dramma interiore. Prima, un inferno. Quello che ti consiglio è di non sentirlo, non cercare di vederlo e nemmeno di sapere di lui. Ogni cosa che si nota, ogni notizia che ci giunge, non fa altro che riaprire ferite la cui cicatrizzazione, per quanto lenta, dobbiamo assolutamente propiziare.
    Riguardo ai modi di lasciare, posto che non ne esiste uno indolore quando l’altro non vorrebbe, anche per me vale quello che hai vissuto tu: mi ha comunicato la sua volontà di andarsene il 24 dicembre, dopo il cenone di Natale (forse sono troppo simbolica, ma mi sembra veramente troppo), con freddezza, senza accusarmi di nulla e anzi prendendosi tutte le responsabilità (che è un modo per porre l’interlocutore in difficoltà, per zittirlo, altrettanto crudele e altrettanto falso rispetto a chi accusa l’altro di tutto), ma con freddezza, senza risparmiarmi particolari che, sinceramente, avrebbe potuto evitare (che aveva baciato un’altra donna e che quelle sono le emozioni che vuole provare). Con totale concentrazione su se stesso, senza alcuna preoccupazione né cura per me. Voleva solo andarsene, e in fretta. Ora, se uno se ne va fa inevitabilmente male all’altro, ma io sono d’accordo con Massimo Troisi: “Non è necessario, quando una storia d’ amore finisce, uscirne straziati dalla sofferenza: si può “lasciarsi insieme, lasciarsi con amore. Quando si smette di amare, in genere non si ha la pazienza di aspettare che finisca bene, si cerca la strada più breve, la rottura, la sofferenza. Invece ci vuole lo stesso impegno e la stessa intensità dell’ inizio, bisogna superare gli egoismi, vivere questo momento con la stessa passione, far sentire alla persona lasciata tutto il bene che c’è stato: ci vuole amore per chiudere una storia.”
    Questa attenzione non l’hanno avuta, nemmeno da una posizione di forza. Che possiamo farci? Io sono arrivata al punto di pensare (ma ancora non di percepire nella sensibilità, quando sentirò questo starò un pezzo avanti) che questo è un problema suo, non mio: se continueranno a comportarsi così, senza cura, senza empatia, senza rispetto per chi si ama o si è amato, a noi tutta la sofferenza e l’offesa per essere stati trattati così, ma a loro il confronto con il deserto della loro anima, o con la loro immaturità, o con la loro incapacità di empatia.
    Spero solo che, col tempo, si affievolisca la rabbia che sento. Perché la rabbia non mi fa crescere né andare lontano, è solo un modo di rimanere legata ad un uomo che ho amato, ma che non esiste più. Perché quali ci hanno fatto innamorare, non esistono più. E se tornassero, dopo questa stratificazione di sofferenza, c’è la possibilità che non avremmo mai più fiducia in loro, e che non potremmo perdonarli.

    Ti abbraccio

  • Rispondi agosto 31, 2014

    carolina

    PER STEFANO.
    Coraggio Stefano, coraggio, i giorni decisamente no sono e saranno tanti, inutile anche ripetersi in questi momenti terribili che dobbiamo dimenticarli, nel senso che prima o poi ce la si fa, e che diamine, questo è sicuro dall’esperienza altrui anche se oggi appare un’ipotesi metafisica senza fondamento. Bisogna addirittura per forza concordare con Gianni Bella (!) fratello di Marcella Bella (!): “si può amare da morire ma morire per amore no” ;-)
    Ne uscirai, ne usciremo, ma i tempi e i modi, sì, dipendono anche da noi. Io non conosco o non ricordo la tua storia, non so da quanto tempo ti sei separato, ma mi sento di dirti di farti attraversare da questa sofferenza, ché contrastarla sul momento non serve, prima o poi ti sale su come un mare limaccioso, purtroppo fa parte del pacchetto-sopravvivenza/superamento dell’abbandono, come gli esperti dicono. Ma farsi attraversare dal dolore non vuol dire crogiolarsi in esso, non vuol dire alimentarlo (che tanto si alimenta già da solo). Se hai un giorno che vuoi piangere tutte le lacrime del mondo, fallo, ma domani o dopodomani devi favorire un giorno differente, con qualcosa di meno doloroso. Non rinchiuderti troppo in te stesso. Cerca di favorire almeno alcuni momenti in cui stai meno male. Non si passa dalla sofferenza alla serenità senza tappe intermedie, anche da costruire o facilitare. Anche se non ti va, trova il modo di uscire un po’, di buttarti in qualche hobby o interesse che, pure se al momento non te ne frega una sega, alla fine ti fa bene, quindi anche forzati un po’. Vedere che la morsa si attenua un po’ aiuta.

    Io ti racconto questo che mi è successo ieri, se ti va di leggere. Mi sono separata da 8 mesi, in un modo molto doloroso, anche come una specie di beffa (sono stata io a sollevare l’esplicitazione della crisi, con non poco coraggio; dopo 2 anni e mezzo di sue rassicurazioni che purtroppo non avevano rispondenza nei suoi atti e che dunque non bastavano a placare le mie sensazioni negative, dopo 2 anni e mezzo in cui io ho cercato di fare di tutto per recuperare questa relazione inventandomi i numeri a colori che non ti sto a dire anche perché l’ho raccontato in altri post, mi sento dire la notte di Natale che avevo avuto sempre ragione io, arrivederci e grazie, me ne vado in fretta e furia. Avevo avuto sempre ragione io!). Mesi terribili, con andamento non lineare tra incredulità, non accettazione, disperazione, male fisico, senso di vuoto, rabbia etc., tutte le sensazioni che ciascuno di noi ben conosce e sa. Come molti, ho mantenuto i contatti per un po’ di tempo, nei primi due mesi più intensi (anche per attività comuni), poi sempre meno. Da giugno, non contatto totale (anche rinunciando ad attività che mi interessavano al di là di lui, pure questo doloroso in aggiunta). Da allora, le volte in cui mi è capitato di vederlo per caso o anche di sapere di lui: un tuffo al cuore, la riapertura di vecchie ferite, fra le più dolorose quella di sentirsi piccola piccola, inutile, senza valore di fronte a lui invece lanciato in un fantastico mondo di avventure senza di me.
    Ieri sera in una milonga affollata (entrambi balliamo il tango), lo vedo, è lì. Primo impulso: fuggire, perché l’idea di trovarmelo lì disinvolto in pista a ballare con altre donne è un’idea che mi figuro insopportabile (un’eventualità che temo da sempre). Ma, per la prima volta in 8 mesi, ho avuto concreta repulsione e orrore all’idea di me che scappo come una bestia ferita, portandosi a casa il suo fardello doloroso di vittima sacrificata. Quindi, con l’anima in sospensione, il respiro corto, punto i tacchi nel pavimento e rimango dove sono. Che sia quel che sia, sono stanca di essere una vittima, la sua vittima, e di permettere che lui sia il mio carnefice. E stiamo a vedere che succede. Attraverso un’energia spuntatami non so da dove, affronto la milonga come una regina, a testa altissima, mi spunta addirittura il coraggio di invitare io ballerini molto bravi (di solito sono gli uomini a invitare) che in genere guardo da lontano. Ballo come poche volte forse ho ballato. Ricevo compilmenti a destra e a manca, sono invitatissima, i tangueri e le tanguere, specie i più bravi, si tramettono le informazioni. Non dico che è stata una serata rilassante, tutt’altro, ma è stata una serata di gran tango per me (io ballo per autentica passione per il tango in sé, non è solo un modo per fare vita sociale o distrarmi). Ma questo soltanto 15 giorni fa non sarebbe accaduto. Me ne sarei andata con la coda tra le gambe. Invece, ieri, ‘fanculo a lui al suo stupido tango (quando se ne è andato, mi ha detto che aveva baciato una tanguera e che sono queste le fantastiche emozioni che voleva provare nella vita), ‘fanculo al dolore che mi ha causato non amandomi più e andandosene. So che non è una vittoria sulla sofferenza, che si presenterà ancora in tanti modi e forme. Ma quello che voglio dire è che prima o poi, per vie che non sappiamo neanche che esistano o che siano percorribili, un coraggio può venire, può venire un modo diverso di affrontare le situazioni dolorose o impreviste, può sorgere la capacità di non farsi travolgere dalle situazioni. Nella sofferenza, quindi, si sviluppano piano piano anche gli anticorpi e, prima (spero) o poi: ‘fanculo definitivamente!
    Ti abbraccio forte

    • Rispondi settembre 3, 2014

      Mattia

      Ciao Carolina! Complimenti….queste sono le note che mi piace leggere. Positive e grintose. Brava. Un abbraccio.

  • Rispondi agosto 30, 2014

    carolina

    PER ANITA SUL TURBINIO DI PENSIER
    E’ vero Anita, è così che succede.
    I pensieri turbinano, e ci creiamo mentalmente sistemi che non hanno senso. Pensiamo (e percepiamo, e agiamo), in parte, come se loro ancora ci fossero: quello che avremmo detto, che avremmo potuto dire, che diremmo oggi, come se la relazione fosse ancora in atto. Poi, c’è un altro binario, quello che tu indichi quando dici “io stessa non sono più come prima”, qui c’è tutto un altro ramo di pensieri, che riguardano l’oggi, la nostra emotività che non può prescindere da ciò che è accaduto.
    Non mi ricordo da quanto tempo tu ti sei separata. Anche io ho cercato a lungo delle risposte da lui, risposte impossibili, perché a domande che lui aveva smesso di porsi. Anche io mi sono esposta inizialmente a contatti ripetuti, cercando addirittura consolazione in lui. Consolazione proprio da chi ti ha abbandonato, ed è causa della tua sofferenza! Un paradosso. Comprensibile, ma che va superato quanto prima, perché i paradossi non stanno nella realtà e, comunque, non ci aiutano a stare meglio, al contrario ci incatenano in una dimensione senza uscita.
    Su di loro non possiamo scaricare proprio nulla, perché non abbiamo più alcun “potere” su queste persone. La nostra sofferenza e il nostro benessere hanno smesso di riguardarli. Loro continuano ad avere, invece, potere su di noi, ci determinano l’umore, i pensieri, le emozioni. A senso unico. Senza alcuna reciprocità. Questo è terribile. Questo è anche molto difficile da superare, ma l’unica cosa che possiamo fare è predisporre azioni (non tanto pensieri) che ci orientino verso l’obiettivo di sganciarci.
    Io ho smesso di cercare risposte da lui. Ho smesso di cercarlo, da tempo, e ogni volta che capita che lui cerchi un contatto più “umano” con me (capita di incontrarsi, nello stesso quartiere, con parecchie cose in comune), io taglio corto. Mi ha chiesto quando potremo avere la possibilità di parlare tra noi in modo normale, questo perché lui è già nella fase delle “dolci ricordanze”, molto lontano da me. Mi ha fatto rabbia. Gli ho risposto che non lo so, che serve tanto tempo, che forse non accadrà mai, che finché avverto di essere stata oggetto di violenza (non fisica, ma per i suoi modi di gestione della crisi e della fine della relazione, senza tatto, senza empatia, questo non glielo perdono, perché ci vuole amore anche nel lasciarsi) non potrà mai accadere.
    Per me la sofferenza fatta di concreto desiderio che torni è finita da tempo. Ma ho ancora tantissima rabbia e frustrazione. Per come sono stata trattata. Per il semplice fatto che se n’è andato. Perché non ha bisogno di me mentre io l’ho sentito questo bisogno di rimanere insieme. Ma cos’è questo mio sentimento? Cosa c’entra con l’amore? Sento anche di aver perso una relazione importante, una persona significativa, ma ho come la sensazione di avere soprattutto rancore perché mi ha abbandonata, lasciandomi sola a fare i conti con la mia dipendenza, il mio disagio e il mio bisogno.
    Capita che io mi chieda ancora come può non amarmi più, come può non avere bisogno di me. Che mi venga il pensiero che un’altra come me non la trova, una più intelligente non la trova facilmente. Questo, anche a costo di risultare immodesta, continuo a pensarlo, ma, in ogni caso, non ha a che fare con la realtà dei sentimenti. Non mi ama più, questo è il fatto di cui prendere coscienza nella sensibilità. Anche fossi Einstein, non mi amerebbe. Anzi, so anche per certo che l’eccessiva intellettualizzazione del nostro rapporto è stata fonte di distorsione, per dirla tutta. E la domanda, più sana, meno malata, che oggi mi si affaccia è: ma il mio è o era amore? Perché, alla fin fine, penso di no. L’amore è un’altra cosa. L’amore fa stare bene. E io non stavo bene in questa relazione da tanto tempo, da molto molto prima che finisse. Ci ho provato, a un certo punto, a rimediare, ma non ho avuto rispondenza, o forse ormai le storture si erano talmente stratificate da essere immodificabili, o anche semplicemente l’amore era ormai finito perché l’amore, senza cura, senza attenzione, finisce. Io ho avuto questa sensazione fin dall’inizio della crisi, soprattutto per come la stava affrontando lui (minimizzando, negando, rimuovendo). Lui diceva di no, che era amore, che potevamo essere felici (ma si comportava senza avere riguardi né empatia per la mia dignità emotiva). Poi, di punto in bianco, senza preavvisi, è stato lui a lasciarmi, dicendo che avevo avuto sempre ragione. Mi rammarico di non aver seguito il mio istinto e di non aver chiuso io. Non avrei potuto evitare il dolore della separazione, ma mi sarei risparmiata almeno quello dell’abbandono. Ma magari avrei avuto rimorsi. E comunque non ho avuto la forza di farlo.
    Una cosa che mi fa rabbia, tra le altre, è la sensazione che quest’uomo sia “cresciuto” sulla mia pelle. Che attraverso di me, la mia sofferenza, la mia stessa lucidità nella crisi, abbia tratto forza e consapevolezza, fino a compiere l’unica azione attiva che gli abbia mai visto intraprendere nella nostra relazione: andarsene.

    Una cosa che mi sta un pochino aiutando, in questo colpo di coda dell’estate (in cui, dopo un periodo abbastanza positivo, è alcuni giorni che non sto bene), è rilassarmi con un po’ di meditazione, per far fluire i pensieri e distaccasene un po’ (ringrazio Billy). Ho sempre avuto dei pregiudizi su queste pratiche (più verso le persone ad esse dedite), ma in questo momento mi aiutano.

    Un abbraccio

    • Rispondi settembre 1, 2014

      Anita

      Grazie Carolina… oggi è un giorno veramente no, vorrei contattarlo mi sono svegliata con questo stupido incredibile istinto e sento rabbia verso di me. Mi ha lasciata a fine maggio… trascinata poi fino a fine luglio, quando abbiamo avuto il “chiarimento” finale.
      Sono giorni che in tutti i modi mi sto aggrappando a tutto pur di stare a galla, ho contatti con un ragazzo incontrato al mare a cui davvero non manca niente, che mi fa complimenti, mi dice cose carine… ma, ma, ma il pensiero corre sempre all’altro a cosa starà facendo, con chi uscirà a chi scriverà messaggi??? ieri con altri ragazzi del gruppo di wApp ci siamo detti che forse quello che ciò ci spaventa di più è sciogliere il legame e lasciarli andare per la loro strada… io ho la sensazione che più passa il tempo, più metto cose e persone tra noi e più lui sparisce… eppure non è forse questa la strada giusta da intraprendere?? boh, che confusione ho in testa, mi fa rabbia l’impotenza e lo stato di debolezza mentale in cui mi trovo, non riesco a concentrarmi sul lavoro e se non mi muovo mi sento in trappola.
      Come dici tu, non so se è esattamente il suo ritorno che voglio, oppure soltanto vorrei tornare ad essere serena.
      La verità è che mi ha lasciata senza conforto quando ne avevo bisogno mentre – rubo le tue parole- quest’uomo è “cresciuto” anche grazie a me ed all’appoggio continuo che gli davo perché credevo in lui e nei suoi sogni. Mi ha lasciata con freddezza, senza un minimo di dolcezza, un abbraccio… ecc… fino all’ultimo ha accusato me di non aver fatto nulla per il futuro della relazione, di non essere una persona decisa che affronta i problemi della vita… e questo, secondo me, è essere dei gran vigliacchi… mi stai lasciando, almeno fallo con affetto e con il rispetto di una relazione che comunque per 4 anni è stata bella ed intensa.

  • Rispondi agosto 29, 2014

    carolina

    PER FERNANDO.
    Ciao, io pure concordo con Mattia. Riconquistare? In primo luogo la eventuale riconquista non dipende da noi, loro possono tornare solo se sentono di voler tornare secondo processi loro interiori che non siamo noi a determinare in alcun modo. In secondo luogo, riconquistare chi? Chi già sappiamo che non ci ama più? Chi ce lo ha dichiarato (o con le parole o con gli atti)? Chi si è messo con un altro/a?
    L’orgoglio ferito è una brutta bestia. Anche io sogno che torni, per potergli dire: “hai ormai perso la tua occasione”. Ma cos’è questo desiderio? Rivalsa? Assomiglia più all’odio che all’amore, all’odio che è un sentimento nutrito dall’amore ma un amore ormai talmente compromesso e inquinato da essere indistinguibile. Io non lo so quello che provo per l’uomo che mi ha lasciato, la notte del santo natale, dicendomi che voleva provare nuove emozioni. Non avrò, credo, mai il “privilegio” di scoprirlo. Ho per caso saputo che è in vacanza in Sicilia. Quello che vorrei in questo preciso momento è che l’Etna cominciasse a eruttare e lo seppellisse sotto una coltre di lava e lapilli, lui da solo o con chi è in compagnia. Quello che sento abbastanza distintamente è amarezza, rabbia, delusione, rancore. Ma l’amore dov’è? Non lo so, forse non c’è, forse è da tanto tempo che non c’era più. Forse quello che mi manca è un’idea, non la sostanza reale di quel rapporto che ormai, da tanto tempo, si era deteriorato. E’ soprattutto a questo pensiero che soffro. Forse. Ma c’è un coacervo di sensazioni che formano un malloppo che non so distinguere. E, certamente, lui è in Sicilia a rilassarsi, l’ex di Fernando è con il suo nuovo accompagnatore, sono altrove fisicamente e mentalmente e, mentre noi pensiamo a loro, loro a noi non pensano. Non si pentiranno di averci lasciati. Questa è una favola. Che si sentano soli con la loro liberta ed è per questo che torneranno è solo una canzone di Bruno Lauzi. Meritiamo di meglio. Non perché loro non siano stati importanti, ed io continuo a riconoscere i pregi del mio ex, accanto ai difetti, non lo dipingo come un mostro che non valeva la pena conoscere o amare, ma quello che non meritiamo è di flagellarci nel dolore. Dobbiamo assecondare l’allontanamento, non coltivare pensieri di attaccamento. La strada è dura, cari amici di doloroso viaggio, non bastano pochi mesi, ma, step by step, si percorre.

    • Rispondi agosto 31, 2014

      Fernando

      Ciao Carolina, grazie innanzitutto per le tue parole.
      Cerco di spiegarmi meglio.
      Io non penso nemmeno lontanamente di “riconquistarla”.
      Un giorno (se capiterà) vorrei solo poterla salutare se la incontro come faccio con le mie precedenti ex e maturare un perdono (nel senso cristiano del termine…non perché voglia tornarci insieme).
      Di sicuro a lei non sono indifferente perché le ho fatto scatenare una rabbia/odio smisurata (e a mio avviso ingiustificata).
      Se di una persona non te ne frega niente: “si ok domani mi riporti le chiavi, vieni quando vuoi a riprendere le tue cose, mi vuoi vedere? si vabbe per l’ultima volta però”…non ti mando lo sgherro per minacciarti…
      Il nuovo/vecchio personaggino rappresenta per lei una grossa regressione (sempre a mio parere) e la cancellazione di ogni buon proposito di crescita che aveva a me mostrato, oltre alla cancellazione di ogni principio di coerenza tanto sbandierato (mai con un separato, figuriamoci con figli). Strumentalmente lo vedo come un “traghettatore” utile a spazzarmi via.
      In giro non ci si fa mica vedere insieme…

      Inutile nascondere che mi “rode”.
      Sono stato “minacciato” (perché comunque costituivo a mia volta una minaccia) e ho alzato subito bandiera bianca…questo un po’ mi rode si…

      • Rispondi agosto 31, 2014

        carolina

        Ma, Fernando, cosa dovevi fare? Metterti di traverso? Hai alzato bandiera bianca, nel senso che non hai lottato per impedire l’inevitabile? Questo è raziocinio, non debolezza.
        Riguardo alla tua ex, sì, magari questa vicenda di farsi proteggere dall’ex che non è più tale, come una damigella che ha bisogno di un paladino e come tu fossi una minaccia, è un po’ meschina, un po’ triste, ma a te poco dovrebbe importare. Ha avuto bisogno di un traghettatore? Può darsi, ma l’unico dato certo è che se n’è andata, se n’è voluta andare, con o senza traghetto. Delle sue regressioni, adesso che ti importa? Magari, anzi, vederla come la vedi (in arretramento, con lo “sgherro” separato che la difende, in barba ad ogni coerenza) ti può aiutare a non idealizzarla, e a lasciarla andare definitivamente. Uno dei pericoli che corriamo come delusi d’amore è che ci ricordiamo di loro come vette insuperabili, come individui eccezionali e irripetibili i nostri sentimenti verso di loro. Se tu già la vedi un po’ così così, regredita, senza coraggio di autonomia, hai un puntello per contrastare il pericoloso (e doloroso) processo di idealizzazione.
        Il perdono … se verrà verrà, è un processo più nostro interiore che loro. Nel senso che è indipendente da quello che fanno dopo averci lasciato e riguarda semmai quello che è successo prima della separazione. Forse avremo un domani questa disposizione d’animo, che però è legata al nostro processo di distacco psicologico da loro, non da quello che fanno o dicono loro oggi. Finché c’è rabbia, frustrazione, dolore, è impossibile. E anche se non sarà mai praticabile, dovrà andare bene lo stesso. L’obiettivo principale, ad oggi, non è perdonarli, ma staccarci, abbandonare i pensieri compulsivi su di loro. Non tanto pensando che non li meritano, quanto che non meritiamo noi di soffrire così.
        Un abbraccio.

    • Rispondi agosto 31, 2014

      stefano

      oggi sto male da morire…è un giorno decisamente no…non ho neanche voglia di scrivere …queste poche righe..sento che devo farcela e che ne devo uscire. Dopo 4 anni con lei ….voglio dimenticarla …mi ha fatto troppo male …

      • Rispondi settembre 7, 2014

        mirko

        ciao stefano.lti capisco moltossimo..anche io sto soffrendo tantissimo..sono stato lasciato a luglio dopo tre anni…una sofferenza assurda..un senso di vuoto immenso..ma dobbiamo reagiore in qualche modo no?alzare la testa..e andare avanti..per noi stessi…per dimostrare che siamo ancora in piedi..non conosco la tua storia..ma ti mando un abbraccio..

  • Rispondi agosto 29, 2014

    carolina

    PER MATTIA.
    Ciao Mattia, è così che va, esattamente così, le emozioni si stemperano col tempo ma a volte risalgono su, il processo non è lineare, la sofferenza non ha un binario obbligato, va e viene, ma a un certo punto si smorza. Ma andando e venendo appunto, con giorni in cui gira meglio e giorni in cui è un disastro. Magari basta poco per far naufragare una condizione che sembrava positiva. Io, ad esempio, a 8 mesi dall’abbandono, stavo vivendo da 1 mesetto una situazione abbastanza positiva. Quasi mi meravigliavo di questa situazione emotiva positiva. Non che il pensiero non fosse lì, ma mi sentivo addosso un’energia positiva. Oggi ho del tutto per caso saputo che il mio ex è in viaggio in Sicilia (c’è chi non si fa i cacchi propri, io non ho mai cercato di sapere nulla). Non so con chi, non so nulla, ma tanto è bastato per farmi salire su un magone di tristezza misto a rabbia che mi travolge. Mi ripeto: vabbè, ma che cambia? Certo nulla, ma questo dolore irrazionale ormai è salito. Speriamo domani vada meglio. O dopodomani.
    Un abbraccio

  • Rispondi agosto 24, 2014

    Fernando

    AGGIORNAMENTO
    La scorsa settimana, dopo aver riaccompagnato un mio amico a casa prima di cena, la incrocio con la macchina mentre passeggiava con la cagnolina da sola.
    Freno senza fermarmi, nessun saluto da parte di entrambi.
    Il tempo di tornare a casa e mi ritrovo lo “sgherro” (l’ex non più ex) che mi aspettava davanti casa: insulti, minacce, provocazioni degne di un delinquente di bassa lega che vi risparmio.
    Da parte mia calma olimpica anche se dentro avevo un mare in tempesta.
    Io sono partito per lavoro (cambiare città e rimanere impegnato mi ha fatto bene)
    Nel frattempo il mio amico (è anche il mio avvocato) ha riconsegnato chiavi e recuperato i miei effetti.
    In questa domenica di fine Agosto sto malissimo.
    Oggi andrò a vedere la mia nuova casa da single….ma ho dentro un senso di vuoto incredibile. Dentro di me nutro la speranza che si lasci con sto tipo…per poter riprovare a riconquistarla…credo sia più orgoglio ferito che amore…

    • Rispondi agosto 24, 2014

      Mattia

      Ciao Fernando,
      mi permetto di rispondere al tuo sfogo, per scriverti che capisco molto bene quello che provi. Comprendo perfettamente la precarietà ed il senso di vuoto che stai vivendo in questo momento. La nostalgia, il patimento e, forse, anche un po’ di naturale rabbia. Non sono in grado di darti consigli ovviamente, anche perché sono nelle tue stesse condizioni. Come te e tanti altri qui, sono un frequentatore affezionato di queste pagine. Mi permetto solo di scrivere ciò che penso della mia ex, sperando che possa esserti d’aiuto o di stimolo per affrontare la tua situazione. In questo periodo, come te, mi sento “indifeso” e un po’ solo. Ho passato mesi terribili e ho cercato in troppe occasioni di giustificare, comprendere, perdonare, accettare. Ho sempre anteposto le mie necessità per un senso morale ed etico. Ritenevo che la mia ex avesse più problemi e che il mio “ruolo” fosse quello di aiutare e comprendere. Ero guidato dalle migliori intenzioni ovviamente. Adesso è più di un mese che non ci sentiamo. Fatico moltissimo a scrollarmi di dosso il suo ricordo. Non nascondo che certe mattine il letto vuoto mi pesa. Razionalmente riconosco, però, che è solo il ricordo lontano dei bei momenti. Ne sono convinto, anche se faccio ancora molta fatica ad accettare questa cosa. Non è lei che mi manca, solo il sentirsi amati. Scrivo questo perché sono convinto che non è la donna per me. Il motivo è semplice…si è comportata malissimo con il sottoscritto. Molte volte. Troppe! Se ci penso adesso certi atteggiamenti non dovevo proprio accettarli, così come certe frasi. L’idea che frequenti un altro mi infastidisce, ma è solo per orgoglio e per un senso di “possesso” forse. L’idea di essere stati “scartati”. Quello che mi duole è essere stato ferito senza pudore, così come il riconoscere che certi miei gesti affettuosi non sono stati apprezzati e capiti totalmente. Negli ultimi mesi di tira e molla ha preso solo quello che le serviva, quando le serviva. Per me ha fatto molto poco. Certamente non c’è stata quando avevo bisogno d’aiuto. Anch’io avevo i miei problemi personali (lavoro, famiglia, ecc…), ma questo non mi impediva di mostrarle attenzione. Troppo spesso, quando vogliamo bene, ci dimentichiamo di noi; ci dimentichiamo che meritiamo affetto ed amore come l’altra persona. Ora, ritornando al tuo sfogo, speri davvero di riconquistarla? Anche se si dovesse lasciare con il tipo, ritieni che si meriti il tuo affetto? Dopo minacce, mancanze di rispetto e di tatto credi sia la persona in grado di starti vicino? Beh, io ho la certezza che la mia ex non può essere il mio fianco. La vita è già di per sé complicata, preferirei affrontarla con qualcuno in grado di sostenermi nel caso stessi cadendo. Scusami tanto se sono stato prolisso, ma ritenevo fosse corretto fare alcune premesse. Un forte abbraccio!

      • Rispondi agosto 30, 2014

        Fernando

        Ciao Mattia, grazie per le tue parole.
        In molti tuoi passaggi mi riconosco perfettamente.
        È passata un altra settimana e registro (tra alti e bassi) un lieve miglioramento.
        Devo imparare a stare bene da solo…so che non è facile ma non ho altra scelta…
        Inutile ascoltare i consigli degli ALTRI, perché sono altri appunto.
        Inutile seguire i miei consigli, perché sono quelli che mi faranno regredire.
        Devo cercare la MIA felicità.
        Un forte abbraccio!

        • Rispondi agosto 30, 2014

          carolina

          E agli altri che danno consigli si può sempre rispondere: “grazie del suggerimento, so sbagliare da me!” ;-)

        • Rispondi settembre 3, 2014

          Mattia

          Ciao Fernando. E’ proprio come scrivi tu, dobbiamo imparare a gestire le nostre emotività e godere della nostra compagnia. L’essere umano non è un animale “solitario”, ma dobbiamo realizzare che la nostra felicità non può dipendere esclusivamente dalla persona che abbiamo o che avevamo vicino. Anch’io alterno giornate più serene ad altre decisamente malinconiche, per questo cerco di vivere il momento senza preoccuparmi tanto di quello che succederà domani. E’ tutto molto labile. Ogni giorno, però, mi accorgo di migliorare un pochino (anche nella giornata no) e questo è decisamente positivo. Un forte abbraccio!

  • Rispondi agosto 23, 2014

    Eco

    Ciao a tutti,
    leggo le vostre esperienze da qualche settimana e mi rincuora sapere di non essere solo.

    Ho 26 anni, esco da una relazione di cinque anni finita nel classico modo: il giorno prima di partire per una gita mi lascia dicendo di “non avere la forza di continuare la relazione” e di “volermi un gran bene”. Le sono scoppiato a ridere in faccia per la banalità della situazione. Per tutta la durata della vacanza non si fa sentire e posta su facebook foto in cui si diverte e fa cose che mi aveva sempre assicurato di odiare (tipo andare a ballare, truccarsi in modo esagerato).

    Io sono già partito preparato, conosco un po’ come gira il mondo e sapevo benissimo avrebbe fatto tutto l’opposto di ciò che diceva quando era con me: è il modo che hanno le ragazzine di affrancarsi totalmente dal passato. Questa sorta di “rito iniziatico tribale” che attuano le persone immature e banali, che non si conoscono e non si auto analizzano.

    Già da subito mi sono accorto di non aver perso niente se non cinque anni che avrei potuto dedicare a qualcuno che mi apprezzasse se non a me stesso. Ho dedicato le mie energie a lei senza uno straccio di apprezzamento. Avevo accanto una persona incapace di dialogare, di comunicare, priva di empatia, totalmente superficiale, anaffettiva, priva di una visione globale del mondo, sbadata, stupidina, immatura, tra l’altro la sua famiglia disfunzionale mi ignorava e io li odiavo. Ogni giorno mi convinco che è meglio così. Quello che mi dispiace è di averla idealizzata, di aver cercato in lei potenzialità che non avrà mai e l’ho sempre saputo, ma si sa, quando si vuole bene si tende a far finta di nulla. Quello che ora mi pesa non è la solitudine, sono un ragazzo pieno di passioni: amo il cinema, la letteratura, il disegno, i fumetti, la musica, la scrittura, l’arte, la tecnologia, la psicologia. Abbraccio la solitudine come una vecchia amica, da sempre. Ho accanto (pochi) amici con cui parlare e vivendo in un paese piccolo è quasi impossibile fare nuove amicizie. Quello che mi pesa è lo sguardo compassionevole della gente, la “pena” e anche l’idea che a 26 anni non ho un lavoro e un titolo di studio elevato, non ho soldi per un viaggio, non ho un lavoro. Adesso ho deciso di iscrivermi all’Università in Scienze della Comunicazione per seguire il mio sogno di lavorare nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle comunicazioni. Studierò da casa, non avendo i soldi per mantenermi fuori. Ci proverò, sarà difficile ma MAI e poi MAI mi farò mettere sotto da questa situazione, soprattutto data l’entità e lo spessore inconsistente della persona che ho perso (concentrata esclusivamente sulla PROPRIA carriera e sulla PROPRIA, inconsistente persona). Fatevi forza ragazzi, è dura e anche io ho delle giornate nerissime, in cui non riesco a vedere una via d’uscita. Ma noi, a differenza loro, ne usciremo temprati come la roccia. Loro invece crederanno che nella vita gli sarà tutto dovuto e il karma, il destino, faranno il loro lavoro. L’unico consiglio che mi sento di darvi è: NON FATEVI ASPETTATIVE SU DI LEI/LUI, PERCHé NON TORNERà, NON VI CHIAMERà E SE NE FREGHERà SE QUELLO CHE FA VI PUò FAR STARE MALE. Stampatevelo in mente e vivrete meglio.

  • Rispondi agosto 22, 2014

    Mattia

    Mi ritrovo a scrivere ancora. Solo nel mio appartamento, che a volte mi sembra un ventre materno e a volte una gabbia. E’ proprio vero che la nostra mente è un labirinto. A volte ritorniamo dove già siamo passati. In questi ultimi giorni sono scivolato ancora dentro a quelle sensazioni vischiose che già avevo provato. Forse sono meno intense, perché condite più con la nostalgia che con il dolore vero e proprio. Non è morto nessuno mi ridico. Non ho malattie, cammino, mangio, respiro. Cosa c’è che non va? Eppure, eppure qualcosa non gira. Sento il peso del tempo che scorre. Non sono in grado ancora di dargli una forma una sua identità. Lascio che scorra semplicemente. Passo dopo passo. Lentamente. Mi trascino in attesa di qualcosa. Ma che cosa? Perdere una persona, chiudere un rapporto è davvero come affrontare un “piccolo” lutto. Sapere che è fuori dalla tua vita e tu dalla sua. E’ solo passato. Al momento, però, non riesco a chiudere quel cassetto a chiave. Talvolta cado nella tentazione di dargli una sbirciatina. Non dovrei farlo lo so. Mi sento ridicolo. Mi sento fuori luogo. Fuori da tutto. Perché non mi amo abbastanza? Se mi amassi andrei avanti. Forte, sicuro. Forte di un orgoglio che non mi farebbe traballare così. Proprio vero che siamo come una barchetta nell’oceano. Ogni tanto ci gustiamo il paesaggio e tutto sembra andare a meraviglia. Altre volte dobbiamo affrontare certe tempeste che l’unica cosa da fare è restare a galla. Non guardi neppure dove vai, ti impegni solo a non andare a fondo.

    P.S.: complimenti Nicola per il sito e per quello che fai, complimenti davvero!

    • Rispondi agosto 24, 2014

      Ivonne

      Ciao Mattia, è proprio vero che noi stiamo vivendo “un piccolo lutto” dobbiamo imparare a convivere con questa nuova vita, i giorni saranno con una montagna russa fatta di giorni di leggerezza e giorni di buoi totale, ma pian piano ritroveremo un po’ di serenità, noi non siano persone sbagliate, noi non abbiano niente che non va, soltanto abbiamo amato e abbiamo cercato di farci una vita insieme alla persona che credevamo “fossi quella giusta” ..
      Per ora credo che tutti noi ci stiamo impegnando a restare a galla..
      Forza Mattia!! Pian piano giorni migliori verrano ..

      • Rispondi agosto 24, 2014

        Mattia

        Grazie :)

  • Rispondi agosto 16, 2014

    Mattia

    Ciao a tutti. E’ la prima volta che scrivo qui, anche se è un mesetto che visito giornalmente il sito. Ho letto le vostre storie e mi sembra in alcuni casi di rivivere la mia. Sicuramente per le emozioni e la difficoltà di “digerire” la fine della relazione. Come tutti provo, giorno dopo giorno, ad andare avanti. Non nascondo che ho ancora un peso sul cuore. Da un mesetto c’è stato il DISTACCO TOTALE. In realtà con la mia ex era finita molto tempo prima, ma ci sono stati diversi tira e molla come si dice. Distacchi e riavvicinamenti. Sapevo che usciva con un altro uomo nell’ultimo periodo (io ho 31 anni lui 36 credo) e le avevo chiesto di non sentirci per un po’, perché era difficile per me gestire la situazione. Lei, in lacrime, mi dice che questa persona non è importante, che non si avvicina a quello che avevamo noi due, che con me era felice. Sempre piangendo mi chiede di non sparire, di promettere di non lasciare in sospeso quella discussione. Peccato che il giorno dopo non mi ha chiamato e nemmeno il giorno seguente. Alla fine le mando un messaggio avvisandola che sarei andato a casa sua per chiarire, pregandola di ricevermi. Purtroppo, però, sotto casa vedo la macchina del tipo. Suono e lei mi dice “sono impegnata”. Sparisco. Dopo due mesi che non la vedo mi chiama (nel frattempo aveva ancora telefonato informandomi che non era felice, che il lavoro non andava, ecc…ma senza mai accennare alla questione di cui sopra) e mi dice che sta male. Senza rendermene conto sono già da lei per aiutarla. Non vuole stare sola e mi fa capire che apprezzerebbe il mio aiuto. Le chiedo dov’è la persona che frequenta, perché a mio avviso toccherebbe a lui questo genere di cose. Lei candidamente mi dice che è sola. Alla fine viene a casa mia. Per una settimana alloggia da me. Preparo da mangiare, mi prendo cura di lei. Un giorno suona il suo cellulare, mi chiede chi è. E’ il tipo le rispondo. Iniziano a parlare in spagnolo (lei è argentina) in casa mia. Inizio ad incazzarmi un po’. Le richiedo con calma di spiegarmi la situazione, perché ritengo che non sia il caso che resti da me se c’è un’altra persona. Lei conferma che non si vedono più (“è divorziato con tre figli” e “non sono innamorata di lui”). Il discorso va avanti ma non sto qui a tediarvi (discorso affrontato civilmente). Io stupidamente mi carico sulle spalle ancora del dolore, gestendo la sua insofferenza, i suoi dubbi (vuole tornare in Argentina), la sua malattia. Per una settimana resta in “vacanza” da me. Giochicchiando con il telefonino, mandando messaggi (al tipo), guardando la tv. Non mi dice nemmeno grazie. Il lunedì della settimana dopo, nel pomeriggio, torna a casa sua. Mi chiama circa tre volte nell’arco del pomeriggio e sera. Il martedì mi chiama per fare colazione insieme. Ci vediamo. La sera la chiamo per sapere come sta ma molto velocemente finisce la telefonata. Nel frattempo sono in giro con un conoscente. Passo davanti a casa sua e cosa vedo….la macchina del tipo (è tarda notte, perciò questa persona stava dormendo a casa sua). A questo punto non riesco a stare calmo. Dopo troppe umiliazioni (ce ne sono altre che non elenco per non annoiarvi) decido di fare qualcosa di nuovo. Per la prima volta voglio prendermi una rivincita. Per la prima volta voglio impartirle una lezione. Per la prima volta voglio regalarmi la soddisfazione di essere stronzo (sei troppo buono mi dicono tutti!). Torno a casa, prendo i vestiti che ha lasciato da me (jeans, reggiseno, magliettina) l’infilo dentro una bustina di plastica, prendo un foglietto di carta e scrivo “Restituisci i vestiti che (il nome della mia ex) ha lasciato da me la scorsa settimana. Grazie. Un amico”. Prendo la bustina e la metto sullo specchietto dell’auto del tipo. Il giorno dopo mi chiama e come nei giorni seguenti mi dice che non sono la bella persona che credo di essere, che ho fatto del male a lui, che ho fatto del male a lei. Ovviamente io non ho il diritto di stare male (è un problema tuo mi dice!). Io le ricordo solo che non è stata sincera, che mi ha “rubato” la possibilità di decidere come aiutarla, che ha mentito in casa mia, con i miei vestiti addosso, sul mio divano. Ci vediamo dopo qualche giorno, molto velocemente, per restituirle il bimby che aveva lasciato nel mio appartamento, anche perché mi stava torturando con diverse telefonate e messaggi (per altro mi deve parecchi soldi prestati mesi prima quando era lontana dall’Italia per assistere sua madre che, purtroppo, in seguito è venuta a mancare). Dalla restituzione del suo giocattolino non ci siamo più sentiti. Io ho cancellato il numero, lei mi ha bloccato su facebook. Ecco appunto il distacco totale. H fatto di tutto per lei, le sono stato accanto in ogni momento, ho affrontato la sua malattia senza battere ciglio. Ho cambiato la mia vita per poterla sostenere in tutti i modi, dimostrandole che l’amavo davvero. Purtroppo è andata male. Adesso con pazienza sto cercando di ricordarmi come si fa’ a pensare a sé stessi e non per due. E’ faticoso ma ci provo come tutti. Devo capire dove sto andando anche perché sono uscito dall’azienda di cui ero socio dopo 11 anni e non ho punti di riferimento. Navigo un po’ alla ceca. Cerco di convincermi che arriverà qualcosa di bello e che tutto il dolore che ho passato nei mesi precedenti e quello che sto vivendo adesso fanno parte della vita. Grazie a tutti coloro che con tanta pazienza hanno letto questo mio sfogo. Un abbraccio a tutti voi.

    • Rispondi agosto 16, 2014

      Fernando

      Ciao Mattia, per quel che vale sappi che ti capisco e so cosa stai provando in questi giorni.
      Hai fatto benissimo a riconsegnare i vestiti con la busta, mi sembra il minimo…
      Il consiglio che voglio darti è di concentrarti in primis sul lavoro…tutto il resto (con il tempo) si aggiusterà! In bocca al lupo per tutto :)

      • Rispondi agosto 16, 2014

        Mattia

        Grazie Fernando. Davvero. Mi sono impostato con molta fatica (e non ho ancora finito) come libero professionista (in passato lo sono già stato). Ma sento che, forse, non è davvero quel che voglio. Ho predisposto diversi curriculum che voglio consegnare a diverse aziende nella zona. Magari dopo tanto patimento ho un po’ di fortuna anch’io! Chissà…nel frattempo ti ringrazio ancora per il supporto!!

        P.S.: quando le ho restituito il bimby mi aveva detto che stava per partire…il giorno dopo l’ho incrociata per caso in auto :). Mi ero sentito un po’ in colpa per il gesto della “borsina”. Mi dicevo che probabilmente era stato un gesto infantile. Che, forse, avrei potuto uscire in un altro modo. Adesso invece penso che era giusto così comunque.

    • Rispondi agosto 20, 2014

      Dante

      un suggerimento…Nico non me ne vorrà, soprattutto perché li non ci sono cantautori, figurarsi del suo calibro e raffinatezza…ma fatevi un giro su italianseduction.it, sezioni one-itis e ltr (longtime relationship)…..vi troverete a confronto con realtà molto più dure, spregevoli…..e con chi, soprattutto ne ha passate tante e molto può dirvi a riguardo…..x qnt il lavoro di Nicola qui è a dir poco spettacolare……..ma li troverete molto materiale umano su cui riflettere e confrontarvi….soprattutto voci molto più ciniche di quelle che passeggiano nel mondo di art…..forse perché patrocinate da uno spirito nobile di un musicista……se avete qualche minuto da spendere……fateci una camminata……..leggo qui troppa autocommiserazione, troppa flagellazione….troppo “zerbinismo”……..specie tra gli uomini…………..si va avanti….non hanno diagnosticato una malattia incurabile…..quello sì che è un dramma…….IL dramma……………l’irreversibile perdita di un affetto……….

      lo dice uno che….s è letto i commenti di qst splendido blog dal 2008…..

      li troverete, tante voci, molto spesso, crude, rudi, aspre, amare e violente…..meno accondiscendenti, meno compassionevoli……ma utili, schiette…….graffianti…..cazzotti nello stomaco e calci nei denti…………..a dirvi: “WAKE UP!!!!!”……………non per gli altri, ma xvoi………….xke dovete andare avanti x voi….

      take care to all

      p.s.

      x chi ha fegato e stomaco forte, consiglio la lettura del thread “L’ORRORE…L’ORRORE” scritto dall’utente BANE, per comprendere, quali orribili realtà mai svelate, possono celarsi dietro l’improvvisa cessazione di una relazione anche decennale e su cui potreste stare ad interrogarvi x il resto della esistenza, invanamente rimpingendola…………..relazione che non necessita di autocommiserazione, flagellazioni e zerbinismi vari……

      Wake up guys….Wake up girls…….si va avanti….x voi…….solo x voi stessi…….

  • Rispondi agosto 16, 2014

    Buddy

    Ciao Carolina, ciao Fernando,
    Concordo con quanto dice Carolina, meglio evitare contatti e farsi riconsegnare le proprie cose senza ulteriori problemi.
    Poi è purtroppo vero che quando si viene lasciati da una persona che si ama è difficile staccarsi, ci si pone molte domande come hai fatto anche tu, ma vedi che certe risposte te le sei date da solo Fernando, alla fine che le cose non andavano bene lo sapevi, che forse lei era legata più a cosa offrivi che a te te ne sei reso conto da solo, davvero desideravi accanto una simile persona?

    • Rispondi agosto 16, 2014

      Fernando

      Il problema è proprio questo! NONOSTANTE il suo comportamento io la desideravo al mio fianco. Lo so è irrazionale, come lo è l’amore del resto…anche perché credo che una storia sentimentale sia anche “compromesso”…e se mettevo sul piatto della bilancia le cose che andavano con quelle che non andavano il risultato era comunque positivo.
      Stasera esco con i miei amici “storici”…festeggiamo il ventennale del nostro primi viaggio dopo il diploma!

  • Rispondi agosto 16, 2014

    carolina

    PER FERNANDO.
    Concordo con Max, chiudere ogni contatto è la cosa da fare, sempre, e a maggior ragione quando ti si sta sostanzialmente accusando di stalking.
    Hai tentato di “riconquistarla”, e non c’è modo, ogni volta sono recriminazioni e accuse. Se n’è andata e devi prenderne atto. E sicuramente la prima cosa da fare è smettere di andare sotto casa sua e di telefonarle (se non per riprendere i tuoi effetti personali, questo è un tuo diritto e non penso che lei abbia il diritto di decidere quando le fa comodo questa restituzione). Ugualmente, da evitare il ciclo dei pensieri tipo “se avessi detto, se avessi fatto…” che serve solo a farsi ulteriormente del male, cosa di cui non hai evidentemente bisogno in questo momento.

    Cosa diversa, e a mio giudizio anche necessaria, è riflettere su quel che è stato il rapporto e su quel che non ha funzionato. E’ bene distogliere i pensieri, ma tanto lì vanno. E allora tanto vale indirizzarli verso un orientamento utile anche per noi.
    Voglio dire che la fine di una relazione ci dà lo spunto per riflettere anche su noi stessi, per avere una conoscenza maggiore di come siamo fatti noi (cosa che ci è utile per il futuro). A volte è necessaria anche un’autocritica, ma si tratta più che altro di capire quali sono i nostri reali bisogni, e se e come erano soddisfatti nella relazione. E anche cercare di mettersi nei panni dell’altro e capire anche lui/lei: non sto dicendo di giustificare le loro malefatte, tipo bugie tradimenti mancanze di tatto e sensibilità etc chi più ne ha più ne metta (io sono la prima ad essere avvelenata con il mio ex), ma di comprendere anche cosa non è andato per loro. Insomma, in cosa l’alchimia non ha più funzionato.
    Tu dici che la rottura è stata inaspettata, repentina. Io sinceramente non credo molto alla possibilità che uno è felice la sera e la mattina si sveglia con la voglia di separarsi. Le crisi sono in atto da molto prima, magari sono silenziose, ma sono in atto. Spesso si sta già camminando da tempo su strade diverse, ci si è già separati senza dirselo, si è già interrotta la comunicazione emotiva senza la quale qualsiasi grande amore può spegnersi. Tu non avevi mai notato nulla, tutto ti sembrava veleggiare in positivo?

    • Rispondi agosto 16, 2014

      Fernando

      Ciao Carolina, grazie per i tuoi consigli.

      Ero consapevole che le cose non andavano benissimo, le avevo proposto una crociera nel mediterraneo (ma lei non ha accettato) proprio per cercare di ritrovare serenità e complicità.
      Ti sembrerà strano ma io non sono arrabbiato con lei, nemmeno dopo quello che ha fatto giovedì sera (far rispondere a lui, anche se la cosa è davvero di cattivo gusto).
      Tecnicamente non posso parlare di “tradimento” (fino a prova contraria) e, se devo dirla tutta, anche io sono uscito con una “vecchia conoscenza” in questo periodo per cui la capisco, la solitudine spaventa….

      Di certo ho realizzato (purtroppo ho dovuto sbatterci il muso) che non posso fare più nulla per recuperare la storia e questo, in un certo senso, mi solleva.
      Ora la priorità è pensare a me stesso, buttarmi a capofitto sul lavoro, riprendere le mie passioni (per lei avevo smesso di fare il dj tra l’altro) e cercare nuovi interessi, nuove amicizie e nuove compagnie (non sarà facile lo so….).

      Lei (39 anni) voleva “stringere i tempi” con me (mi hai fatto l’anello di fidanzamento ma non mi hai ancora chiesto di sposarmi…quanto pensi che possa aspettarti?).
      Io non avevo superato alcune perplessità nei suoi riguardi (e avevo visto giusto…)
      Lei mi ha accusato di “non prendermi le mie responsabilità” ed essere un menefreghista.
      Io l’aveva presentata e portata dalla mia famiglia, lei mi ha presentato solo la madre e mai invitata a casa dei suoi genitori.

      Ora vediamo cosa accadrà durante la riconsegna dei miei effetti (sempre ammesso che voglia essere presente), io non farò nessuna mossa.
      SE (e sottolineo se) lei dovesse provare una “manovra di riavvicinamento” (ammesso e non concesso che mi ritrovi libero) valuterò a momento debito (inutile farsi illusioni anche se aiutano ad alleviare il senso di vuoto affettivo).

      Rimane il fatto che la storia poteva chiudersi più civilmente, avevamo una cagnolina di razza pechinese (certo non è un figlio) ma mi manca anche lei e si poteva rimanere in buoni rapporti.

      Io penso che lei volesse vedere come andava con l’ex (ha preso sempre in giro la sua amica perché stava con un separato ma almeno questo era coetaneo e senza figli) è per questo che “le cose te le rido quando decido io”.
      Di certo io non sono il suo clone: diversa l’età (io coetaneo, lui più grande), diversi fisicamente (io alto e moro, lui bassetto e brizzolato) diversi nel trascorso, diversi nelle professioni: io ingegnere (come suo padre) lui un caramba…

  • Rispondi agosto 16, 2014

    Fernando

    Un saluto a tutti.
    Ho “scoperto” da un paio di giorni il decalogo e oggi ho deciso di scrivere il mio commento, sia per “riempire” il tempo (mi è sempre piaciuto molto scrivere) che per “sfogarmi” riportando i fatti in forma di cronaca ma anche per avere un vostro eventuale parere e/o conforto.

    Ho 38 anni e dopo due anni e mezzo (di cui 1 e mezzo di convivenza) sono stato lasciato a fine giugno 2014.
    La cosa è stata parecchio repentina e le motivazioni addotte molto futili.
    Nel mese di luglio abbiamo proseguito i contatti con alcune telefonate di servizio (da parte sua), una lettera con il mio punto di vista (definita non sincera da lei) un mazzo di rose (grazie) e un CD con le “nostre” canzoni (definito gesto da liceale).
    Il tutto condito dal classico “buonanotte” e “buongiorno” via whataspp che ci mandavamo quando non dormivamo insieme.
    Per quanto riguarda le chiavi di casa e i miei effetti personali, la riconsegna sarebbe avvenuta “te lo dico io quando sono libera”.
    Non nascondo che ho interpretato questa posizione come la non volontà di tagliare il “cordone ombelicale” che ci legava.
    A fine luglio mi chiede i soldi delle bollette di giugno (ultimo mese di convivenza): “hai le chiavi, li lasci in una busta nella cassetta delle lettere”.
    Io procedo come da accordi, sebbene in ritardo rispetto all’orario stabilito (non era premedito il ritardo). Sotto casa “nostra” o meglio “sua” trovo parcheggiato l’ex (un ultra cinquantenne capelli bianchi separato e figlia di 25 anni, da lei stessa definito un pazzo pericoloso e inaffidabile). Il tempo di rifare il giro e vedo salire “lei”.
    Un durissimo colpo al cuore e una notte insonne piena di lacrime da affrontare.
    La mattina dopo mi chiama con una classica scusa e io faccio finta di nulla.
    Prima di chiudere la telefonata le chiedo: “che combini di bello questi giorni, che fai esci ti vedi con qualcuno?” “Se esco con qualcuno sono affari tuoi e la cosa non ti riguarda più”
    “Ah si?, ma qui non si tratta di qualcuno, mi sembre sempre lo stesso di prima!!!”
    “Guarda se dopo tanto tempo esco con una persona in AMICIZIA non vedo nulla di male”
    Io chiudo ogni contatto, non prima di aver ribadito di voler riprendere le mie cose e restituire le chiavi.
    Dopo 2 settimane di silenzio decido di effettuare una chiamata di servizio per reclamare le mie cose. Si trasforma in una telefonata di 1 ora con le sue solite motivazioni e recriminazioni nei miei riguardi e alla fine “le cose te le do quando decido io!”

    Come ben previsto dal decalogo effettuo un blitz sotto casa (non chiedetemi perché), lei mi vede passando con la sua macchina.
    Dopo 10 minuti mi chiama: “Ti ho visto sottocasa…non lo fare più o ti denucio”
    Io richiamo ma nessuna risposta.
    La seconda volta risponde “lui” (tra l’altro lavora nell’arma): “sai benissimo chi sono, le ho consigliato io di sporgere querela”

    Cosa mi consigliate?
    Grazie mille

    • Rispondi agosto 16, 2014

      max

      Io personalmente ti consiglio di lasciare stare tutto. E’ ormai andata via. Fattene una ragione, pur con tutte le difficoltà del caso che non sono certamente di piccola entità.
      Certo, fatti dare le tue cose anche nei tempi che decide lei e poi sparisci e non farti mai più sentire: adotta alla lettera il paragrafo 8 del decalogo altrimenti chiamato “No Contact”.

      Una persona così non ti merita. E’ una persona fondamentalmente cattiva, spregiudicata e sprezzante e sono certo che un giorno capirai che non era affatto per te.
      Lo so bene cosa vuol dire il tuo stato d’animo adesso: anch’io sono stato trattato peggio di un cane quando mi ha lasciato.

      • Rispondi agosto 16, 2014

        Fernando

        Grazie per le parole Max.
        Sai è stata la mia prima esperienza di convivenza con una ragazza e sono stato molto bene con lei: mi piaceva molto e mi rendeva felice.
        Per dovere di cronaca nell’ultimo periodo mi aveva chiesto maggiori “attenzioni”, in particolare voleva che la portassi fuori più spesso perché “voleva divertirsi” ma i miei impegni di lavoro non me lo hanno permesso. Inoltre volevo vedere se stava con me per ciò che sono o per i posti in cui la porto. Questi genera in me il classico rimpianto (se avessi fatto quello a quest’ora…)

        A complicare il tutto i miei amici (quelli veri) sono tutti sposati, alcuni con figli.
        Rientrare in corsa sarà ancora più rispetto alle altre volte….

  • Rispondi agosto 15, 2014

    carolina

    PER ROBERTO.
    Certo, esistono pure tante donne str…, ma mi sembra che mediamente fra coloro che soffrono d’amore noi donne siamo più contorte, più inclini a far perdurare il nostro dramma interiore, più tendenti a sentirci svuotate. E, se non siamo più giovanissime, magari anche più preoccupate del futuro affettivo (come dire, il campo si registringe, perché è piuttosto difficile, culturalmente parlando, che ci mettiamo con qualcuno che abbia la metà dei nostri anni, o che uno con la metà dei nostri anni si interessi a noi, come invece agli uomini accade). Come se per qualche strano motivo l’istinto di sopravvivenza facesse più fatica a farsi sentire. Certo, per ogni uomo deluso qui sul blog ci sono altrettante donne che hanno abbandonato, magari con superficialità, questo è indubbio. Vabbè, speriamo che l’istinto positivo alla fine prevalga per tutti…

    • Rispondi agosto 16, 2014

      Roberto

      Sai sul fatto che è molto piu facile trovare uomini che stanno insieme a donne piu piccole invece del contrario è una cosa innegabile e dimostra quanto noi alla fine siamo immaturi un po tutti perché continuiamo a guardare piu con gli occhi che con il cuore. È un retaggio molto difficile da togliere e fa parte di una educazione sbagliata fin da quando siamo ragazzi. A 18anni ci piace andare con quelle piu grandi (ma questo succede anche al gentil sesso) mentre a 50 anni ci piace avere una donna mediamente piu giovane (e qui il gentil sesso fa il contrario perché vuole un uomo piu maturo) .. uomini e donne vengono da pianeti differenti ,come anche citato su un famoso libro, e trovare il famoso pianeta di scambio o come la chiamano in molti ,la meta della mela è estremamente complicato e chi si mette alla ricerca deve essere già pronto fin dall inizio a sapere che potrebbe soffrire e pure tanto. …

      • Rispondi agosto 16, 2014

        carolina

        Mi viene in mente una battuta di Woody Allen: “sapete quella barzelletta, uno va dallo psichiatra e dice: “Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina”, e il dottore gli dice: “perché non lo interna?”, e quello risponde: “e poi a me le uova chi me le fa?”. Beh, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm… e pazzi. E assurdi, e… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova.”

  • Rispondi agosto 15, 2014

    Roberto

    Non fidatevi mai di quelle che vi dicono troppe volte che siete l’amore della propria vita , l’amore con la A maiuscola, l’amore che muove le stelle e tutti i pianeti etc etc etc … Se ne esce dal dolore e si diventa sempre più forti con il rischio purtoppo però di fidarsi sempre di meno; ma anche questa è una lezione di vita …..

  • Rispondi agosto 14, 2014

    carolina

    Ragazzi, a me viene un dubbio (di curiosità e conoscenza). Mi sembra che gli uomini che scrivono sul blog siano mediamente più capaci di reazione positiva di distacco. Mi sembra che noi donne siamo non più emotive, ma più tendenti alla contorsione, forse più masochiste, probabilmente meno confidanti nel nostro valore umano, insomma, più “lente” nel processo di guarigione. Vedo Buddy che, pur soffrendo (ovviamente qui tutti soffrono), non esprime ricadute significative, leggo Dante che dopo 4 mesi riesce ad abbandonarsi al sorriso di una nuova fanciulla, sento Max che a 7 mesi dalla separazione vede la luce del tunnel… Mah, forse è vero quello che dicono di noi gli uomini, che siamo troppo complicate, e forse è anche vero che gli uomini, nella “semplicità” che normalmente attribuiamo loro come un difetto, in virtù di essa, sanno meglio indirizzarsi verso il positivo per loro, senza tanti ripensamenti melodrammatici…
    Non so, se questo è ha una ragione certo culturale, o magari sono solo mie impressioni superficiali, ma una cosa è certa: io nella prossima vita voglio rinascere maschio! ;-)

    • Rispondi agosto 15, 2014

      Roberto

      Embè Carolina, permettimi ma bisogna pure vedere quante “botte” uno ha preso … subentra una certa autodifesa o cmq la volontà di dirsele certe cose dentro di se anche se nn sono ancora limpide e/o vere.. Istinto di sopravvivenza? forse … diciamo che qui è un bello zoo perchè sicuramente ce ne sono tanti di maschietti str… (e io potrei essere uno tra quelli dopo certe esperienze) ma anche le donne ultimamente scherzano non poco ….

  • Rispondi agosto 13, 2014

    carolina

    PER MAX e TUTTI.

    Ciao Max, senz’altro, la prospettiva deve essere questa, è l’unica per uscirne del resto.
    Guardare avanti e lasciarci alle spalle il passato, che, proprio in quanto passato, ci appartiene ma ora non ci riguarda più. I nostri ex non ci danno nulla nel presente, perché se ne sono andati, mentre il pensiero di loro conserva però tutto il potere di condizionare il nostro presente, con il rischio di ipotecare pesantemente il futuro. Tutto sbagliato, certamente. E insensato. Ma arrivare allo stadio del guardare avanti e basta non è corso breve. Io, che pure ho razionalmente ben chiaro il processo, dopo 7 mesi ancora ho forti (e dolorose) ricadute. Non rivorrei indietro una persona che mi ha dichiarato di non amarmi più, di preferire altre emozioni a me. Ma non ho vera quiete e mi sembra di passare dalla sofferenza all’anestesia emotiva, che mi spaura quanto il dolore. In fondo, lo so, ho paura di trasformarmi in una persona insensibile, con un cuore serrato in difesa. Che non ce ne sia più non solo per lui, ma neanche per qualcun altro di meritevole e nemmeno per me stessa. Ma forse bisognerebbe lasciar passare tutto ma proprio tutto quel che viene così come viene, senza opporsi, e che se debba essere anestesia, che anestesia sia, se è un passo verso la serenità. Perché un po’ di serenità vorrei. Se non la luce, almeno la pace.

    • Rispondi agosto 14, 2014

      Daniela

      Carolina le tue parole sono veramente stupende e racchiudono esattamente ciò che ogni uno di noi prova questo almeno per quanto mi riguarda
      Un grande abbraccio Daniela

    • Rispondi agosto 14, 2014

      max

      La serenità e la pace la si ottiene solamente quando si riuscirà (ognuno per la propria personale esperienza) a mettere un simbolico paletto per quello che è stato e se questo deve passare per “l’anestesia”: che sia pure!
      Ma attenzione a non abusarne e a farne una compagna di vita talvolta per comodità: perché se da una parte “l’anestesia” ci fa sentire meglio, dall’altro ci isola e ci preclude tutto il resto e… Credetemi: non ne vale affatto la pena! La nostra Vita deve andare avanti anche e soprattutto senza di loro.
      Non dobbiamo in nessun modo essere ostaggi del passato annullandoci di fatto. Non possiamo permettercelo.

      In virtù di quanto sopra io ne sto uscendo lentamente adesso (sono passati circa 7 mesi): è stato ed è tuttora un cammino lungo e non certo indolore e difficile, ma adesso più che mai ho la certezza che se ne esce perché alla fine ce lo dobbiamo in primis a noi!!

    • Rispondi agosto 14, 2014

      Dante

      Rispondo a Carolina e Max, ma, ovviamente, vale per tutti, lettori e scriventi di questo spazio…..si, per tutti quelli che seguono questo spazio aperto da Nicola che, anche se non mi ha mai letto, perché è semplicemente la PRIMISSIMMA VOLTA che scrivo qui, lo sento a me vicino, perché mi è stato lui vicino, con questo spazio, come nessun altro…per 60 lunghissimi giorni di agonia emozionale (non andrei a scomodare l’inferno o la “madama morte”…i drammi son ben altro nella vita…)….in cui, caro Nico, ho riempito i vuoti rileggendomi i pdf che hai raccolto dal 2008 (se non erro) fino all’ultimo…..grande trovata quella di salvare in “carta digitale” l’esperienza di vita altrui…anche qui, ti sei dimostrato immenso…..a me, questa lettura, non mi ha mai mandato giù, anzi, ho letto tutto, fagocitato ogni rigo, ed è stato utilissimo….
      ed in premessa, un altro doveroso ringraziamento va ad un altro (credo EX) utente che Nico conosce fin troppo bene….Mr. Delirium……..perché dopo il decalogo di Nico, il vostro unico diktat sarà il suo……famigerato, immenso, ineguagliabile……..DISTACCO TOTALE…

      Ragazze, ragazzi…se ne esce…lo dice chi NE STA ANCORA uscendo…lo dice uno che non è certo più un giovanotto….lo dice uno che ha vissuto, non un filarino, ma una c.d. “long time relationship”…lo dice uno che ha dato, come tutti noi, se stesso fino all’ultima stilla di sangue, sudore e lacrime….lo dice uno che ha affrontato una gravidanza di cui non era la progenie….lo dice uno che fin dal primo vagito ha sentito il cucciolo come suo….lo dice uno, che per il sentimento verso entrambe, ha fatto un restyle della sua professione per permettergli di coprire ogni 3 settimane 800km e stare una settimana insieme a loro….lo dice uno che ha affrontato una separazione non sua perché io non mi sono mai voluto legare di fronte ad un ufficiale di stato civile e della chiesa se “non sentivo fino in fondo” (figurarsi decidere di procreare………)….lo dice uno che, per tutta la situazione sopradescritta, ha subito l’ira funesta delle famiglie interessate quasi si fosse innanzi all’ennesimo becero remake dei Montecchi e Capuleti…..lo dice uno, che nonostante tutto ciò, nello spazio di una notte, dall’imbrunire alla prime luci dell’alba, si è sentito dire, senza, a TUTT’OGGI, una spiegazione, “non è più il caso di andare avanti, i sentimenti ci sono, x sempre, ma interrompiamo….”……

      ……

      aaaah caro Nico, quanto cara mi è oggi la “logica della donna-primate” e quanto ancor più cara mi è il tuo recupero della figura del c.d. “coglio-clone”…..ho visto tutto….hai ragione e sei stato illuminante su tutta la linea….

      e sulla fenomenologia dei ritorni???penso anche quella……m hanno riferito che sui vari socialnetwork si registravano, fin da poco tempo dopo la rottura e vari coglio-cloni, messaggi subliminali come nemmeno nei migliori dischi dei Black Sabbath, diretti allo scrivente……”COMPRESI DI BAMBINA anche”……..all inclusive, insomma, pur, credo, indirettamente di smuovere………

      No, il distacco deve essere T-O-T-A-L-E…..altrimenti non se ne esce….è un cammino vostro…riguarda voi…non un’altra persona……oramai, the toy is broken……….state lontani dai social network come la peste….non cancellate, non rimuovete nessuno, è infantile…..ma statene semplicemente lontani……ragazzi, è una realta virtuale………..vivetevi la realtà “vera”, quella che sta li, fuori dalla vostra porta…in strada…….lasciate stare i social………o non ne uscite più………..distacco totale……….

      Mi piacerebbe, anche a rischio di tediarvi, raccontarvi tutto per filo e per segno…tutto, ma proprio tutto….perché so cosa state passando ogni singolo istante di queste giornate…e vorrei stringervi e abbracciarvi tutti……ma se lo facessi, snocciolando tutto il mio percorso, occuperei tutte le 200 e passa pagine del prox pdf 2014 (xke Nico, lo farai vero???)…

      Chiudo, fornendovi la ratio giustificatrice di questo intervento, regalandovi il perché sono certo che se ne esce (vi chiedo un altro istante di attenzione):

      – marzo 2014: a soli pochi giorni dalla separazione (come vedete sono di freschissima rottura), sono invitato da una collega ad una cena…serata piacevole…penso a quanto sta ancora accadendo…cerco di distrarmi….e noto una persona…un ragazza…graziosa….la noto e basta…nulla di che….nella notte, ritorno al mio piccolo dramma sentimentale con gli okki sbarrati e l’ansia che m’assale…

      – aprile 2014: esco per una passeggiata con affetti cari, entro in una birreria, noto una ragazza, è la stessa della cena del mese precedente….sorridiamo….ci salutiamo….la testa, come tutti voi potete agevolmente immaginare, è ancora affondata in quel mio “piccolo” dramma sentimentale e relativi stati d’ansia e panico…

      – maggio 2014: inizio, pian piano (lo sto ancora facendo), quel percorso di ricostruzione personale, che ha come unica mira il solo volere bene a noi stessi, tanto caro a Nico e ben spiegato nel decalogo….perché, ragazzi da qualke parte bisogna ripartire….e quale migliore start-point se non, noi stessi????Serate, amici di sempre, nuove conoscenze, lavoro, cambio di luoghi e abitudini, musica….un passo alla volta…

      – fine luglio 2014: la stessa collega di cui sopra mi invita ad una cena in casa sua……ad aprire la porta….si, avete immaginato, fantasticato bene….come nei film….si, è proprio lei, la ragazza di cui sopra…..mi sorride….ci sorridiamo…………………………..è un attimo, un singolo istante…….ed il passato, il percorso fatto, le battaglie fatte, i momenti più belli e quelli più difficili, lei, ed anche la bambina…………………..sono un piccolissimo puntino del passato………la testa ed il cuore non sono più, magicamente, nel pantano del dolore, della sofferenza, della mancanza, l’assenza di spiegazioni alla sua decisione (coglio-clone o no, ritorni o meno)…….non mi interessa più nulla…..il suo sorriso ha spazzato via tutto…..mi ha restituito, mi sta restituendo a me stesso……….se potessi, non sottrarrei un secondo alla conoscenza di questa ragazza per darlo a chi c’era prima…….

      ora non so se incontrerò nuovamente questa ragazza, non so se è impegnata, non so se c’è un interesse, una curiosità reciproca……il punto non è questo……il punto è, (siete anime sensibilissime per stare qui da Nico, lo avete colto…)…..ragazzi….si esce…..si esce….se ne esce…

      …lo dice uno che ha fatto tutto, ha visto tutto, ha perso tutto, in un attimo e senza spiegazioni….lo uno dice che non ha mai voluto “impegnarsi”…e che se l ha fatto….l ha fatto perché incendiato dal sentimento per quelle “2donne”, ma che, manu militari, lei ha deciso di sopprimere…..lo dice uno che allora dovrebbe esser sfiducioso a vita ma……………uno, che ben oltre la sua più lontana immaginazione, ha incontrato, per caso, un sorriso…………..e ha ricominciato…..sta ricominciando……..ogni giorno….

      Vi abbraccio tutti

      p.s.
      Scusate la scarsezza di sintesi…………ma doveroso………….si è qui per conforto…per regalare la propria esperienza…………mi è sembrato opportuno leggendovi tutti………….

      p.p.s.

      Nico………….grazie!

      Dante

  • Rispondi agosto 9, 2014

    max

    Il problema – almeno secondo me – è che ci facciamo continuamente e in maniera ossessiva quasi come fosse un mantra tante domande (e risposte), ipotesi di quello che è successo nella nostra precedente relazione.
    Tutto questo ci destabilizza emotivamente e non ci da la percezione corretta del presente e men che meno del futuro. Dobbiamo quindi porre fine a questo disagio al più presto! La nostra mente ci sta continuamente ingannando.
    A questo proposito ho letto qualcosa che mi ha dato concretamente una mano di A. Ferrari e che vi riporto qui integralmente e che spero possa aiutare anche voi nel percorso di guarigione:

    “L’arte di guardare sempre avanti

    Abbiamo l’abitudine di calarci e rivangare il passato coltivando, più
    o meno consciamente, grandi rimorsi di coscienza, perché tutti abbiamo
    sbagliato. O c’è qualcuno che non ha mai sbagliato?

    L’errore può essere un ottimo trampolino per una crescita interiore.

    Guardare il passato è un po’ come seppellirsi sotto il peso di ricordi
    che rendono faticoso il procedere e mantengono aperte le ferite che
    vorrebbero invece riemarginarsi. Guardare avanti significa capire che
    tutto quello che è successo è stato un training, un percorso di
    formazione che la vita stessa ci ha offerto. È un modo saggio di
    vedere la propria storia di vita.

    Tutto quello che ho vissuto sino ad ora mi ha formato per essere
    quello che sono oggi e se oggi io faccio delle scelte specifiche e
    promuovo determinate attività è perché ieri ho avuto questa
    formazione. Oltre alla tipica formazione (accademica o altro), la vita
    stessa ci forma. Esperienze belle o brutte, compartecipano in un modo
    o nell’altro a costituire il nostro bagaglio di esperienza e a
    renderci oggi in grado di capire cose che altrimenti non avremmo
    capito o di fare cose che forse non avremmo saputo fare. Perciò
    potremmo ringraziare il nostro passato.

    Quindi fatevi questo regalo oggi. Mettete un punto finale al passato,
    con un grande senso di quiete e di superamento. Se ho sbagliato avrò
    le mie conseguenze, ma oggi non voglio fossilizzarmi nel pensare a
    quello che non ha funzionato. Posso pensare a ciò che ha funzionato e
    farlo di più. Così diventa l’arte di vivere, ottimizzo quello che
    sono, quello che so e quello che ho.”

    Forza allora facciamoci un bel regalo proprio oggi anche noi! Mettiamoci “un punto finale del passato” come del resto hanno fatto loro con noi: ne più ne meno.

    Riprendiamoci in mano la nostra Vita che ci appartiene e che è Unica. Credetemi o no, ma noi valiamo davvero tanto!

    Un abbraccio a tutti.

  • Rispondi agosto 9, 2014

    Buddy

    Per BILLY e CAROLINA,
    credo sia inevitabile in certe situazioni, come quella che attualmente stiamo vivendo, fare delle riflessioni, quando tutto va per il meglio forse non ci si ferma molto a riflettere ma si vive tale periodo in modo felice e sereno e credo sia giusto cosi, quando avvengono fatti negativi per forza di cose si cerca di capirne le cause, magari le analisi che facciamo non sono cotrettissime ma dovrebbero permetterci di superare tali momenti e per quanto possibile evitare che si ripetano.
    Sarebbe probabilmente più semplice non pensare, ma forse se siamo dotati di intelletto un perché ci sarà, sta poi a noi utilizzarlo nel modo migliore, il nostro pensiero non deve diventare ossessivo nei confronti degli ex, è vero pensavamo che tra miliardi di persone in miliardi di galassie ci fosse un legame invisibile che ci unisse a loro e fosse indissolubile, non è cosi, andiamo avanti sapendo che le cose non stanno in questo modo, per quanto possa dispiacere …
    Un abbraccio affettuoso a tutti gli amici del blog!

    • Rispondi agosto 9, 2014

      Billy

      Per Buddy.
      Quello che intendevo Buddy non e’ non pensare,e’ impossibile non pensare,e non intendevo neanche pensare in modo da fare analisi piu’ corrette o altro,semplicemente intendevo lasciare andare i pensieri,abbandonarli,perche’ io non sono il mio pensiero e cio’ che produce il mio pensiero non e’ mio……ma faccio una fatica enorme ad esternare questo concetto che apparentemente sembrerebbe di un astratto quasi fastidioso ma che non lo e’. Scusami
      Billy